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Il tempo ci fotte

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Il tempo è relativo. Lo diceva Einstein? Non ricordo. Probabilmente no. Comunque sia, il tempo è veramente relativo.

La concezione del tempo, per essere precisi.

Facciamo un esempio classico: prendiamo un uomo, e lasciamolo per cinque minuti a guardare una bella donna nuda.

Dopodiché prendiamo nuovamente quest’uomo, e lasciamolo per cinque minuti seduto sopra a un termosifone bollente.

Secondo voi, i cinque minuti passati a guardare la donna nuda gli sono sembrati lunghi come quelli passati ad arrostirsi le palle sul termosifone? Probabilmente no.

Probabilmente (sicuramente) avrà sperimentato una sostanziale differenza tra questi due tipi di “cinque minuti”. In via puramente ipotetica, diciamo che i primi cinque minuti sono letteralmente volati via, mentre gli altri gli saranno sembrati un attimino eterni.

Ehi, non siete ancora convinti? Fate una semplice prova. Non avete un termosifone a casa?

Ah, il tempo. Che malandrino.

Mio nonno ha ottant’anni. A me, sinceramente, sembra un vecchio rudere screpolato. Ogni volta che lo vedo penso “cazzo, ma ancora in piedi sta?”. E poi penso “oooh, ma pensa che quest’uomo ha fatto la guerra. Ha visto cose che noi umani non possiamo immaginare. Ha visto in prima persona un sacco di avvenimenti importanti, cose che ora stanno nei libri di storia.”

Eppure, esaminando la situazione più attentamente, ottant’anni non sono niente. Niente. Non sono un cazzo! Il mondo se ne frega di mio nonno e dei suoi miseri, stupidi ottant’anni. Ottant’anni sono un pelo di culo, agli occhi del Tempo. Un’inezia, uno schifo.

Sessantacinque milioni di anni fa i dinosauri dominavano la terra, cazzo! Sessantacinque milioni di anni fa! 65 MILIONI di ANNI fa. Dio bono, fermati un attimo a pensarci su prima di andare avanti a leggere come se niente fosse!

Hai la minima idea di cosa cazzo voglia dire che sessantacinque milioni di anni fa c’era già vita su questo pianeta?

(Non posso giurare che siano veramente sessantacinque milioni di anni fa. Mi sembra di averlo sentito in un film, molto probabilmente Jurassic Park. Ora vado a controllare su Wikipedia. Non riuscirei mai a sopportare la vergogna di avervi dato una notizia errata. A differenza dei giornalisti di Libero.)

Sentimentalismi

AVVISO: Scusate se oggi il sito era irraggiungibile, ma Myblog era andato a farsi fottere. Farò presto causa alla Telecom, e vincerò. Ah, un’ultima cosa: ho vinto il contest sul blog di Prefe. Alla faccia vostra, perdenti. Buona lettura.

In terza media mi sono dichiarato a una ragazza. Del tipo che questa ragazza ce l’avevo in classe fin dall’asilo, e quindi dopo otto o nove anni che me la vedevo a scuola tutti i giorni avevo imparato ad apprezzarla non solo come amica, ma anche come compagna di seghe, capito il senso no? Beh insomma, eravamo culo e camicia. Se lei diceva merda, io dicevo marrone, giusto per farvi capire il grado di intimità a cui eravamo giunti dopo anni.

Un giorno di Dicembre poco prima delle vacanze di Natale, durante la ricreazione,  mi faccio coraggio e vado da un mio amico che stava in un’altra classe e gli rivelo che sto per dichiararmi. Lui è entusiasta e mi chiede se per favore può assistere alla scena. Io rifiuto, ma lui non sembra convinto. Comunque sia, lascio perdere l’amico e vado da lei e le chiedo se può seguirmi nel ripostiglio delle scope e dei banchi vecchi e ammuffiti, detto anche il Luogo Dove le Bidelle Fumano di Nascosto. Entriamo dentro e sento un risolino, do una rapida occhiata in giro e mi accorgo che il mio amico se ne sta ranicchiato dietro una catasta di banchi rotti e vuole gustarsi la scena. Gli intimo di andarsene, ma lui non ne vuole sapere. Lascio perdere, e chiedo scusa alla ragazza per l’inconveniente, ma lei non sembra prendersela.

Decido quindi di dichiararmi, lì, nel Luogo Dove le Bidelle Fumano di Nascosto, in mezzo a vecchi banchi polverosi e con un mio amico nascosto due metri più in là che se la ride. La ragazza mi osserva, placida, tranquilla come un laghetto in campagna.

“Tu mi piaci da tanto.. Ti metteresti insieme con me?”

Un po’ povero come discorso, ma di sicuro era conciso ed efficace. Il cuore mi batteva a mille e mi sentivo diventare rosso. La ragazza rimase lievemente scioccata, vidi distintamente i suoi occhi spalancarsi e realizzare tutte le complicazioni di quello che avevo appena detto. Immaginai il mio amico che tratteneva il fiato e sbirciava furtivo da dietro la gamba di un banco. La tensione si fece palpabile.

“Non me l’aspettavo… sinceramente non mi sento pronta per stare assieme con qualcuno… magari più avanti… non voglio che tu ti incazzi con me ora…”

Io la rassicuro che non sono arrabbiato e che il suo cortese rifiuto non cambia minimamente il rapporto tra di noi. Lei mi ringrazia. Il mio amico produce un curioso suono a metà tra un singhiozzo e un rutto. In seguito non mi ricorderò mai di chiedergli cosa significasse, e ancora oggi non me la sento di farlo. Comunque sia, io e la ragazza usciamo dal ripostiglio, e ci separiamo.

Naturalmente non le parlo per due mesi e lei fa altrettanto, fino a che lei non manda una sua amica a chiedermi perché sono arrabbiato. Rispondo gentilmente che non sono arrabbiato, che va tutto bene. Poi non le parlo per altri due mesi, fino a che non vengo a sapere da fonti attendibili che lei si è messa con un altro mio compagno di classe. Cioè, con me non era pronta, ma con quell’altro invece sì? Allora vedo da lei, dopo mesi di silenzi e sguardi furtivi e colpevoli, la prendo in disparte e le dico chiaramente:

“Sei una troia.”

Mai gioia fu più grande nel vedere le lacrime scendere dal suo viso.