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:-( VS :-)

5b226096b5f5c1e0b674c42462a0c494.jpgC’era una volta un bambino molto bello e simpatico, a cui piaceva una bambina della sua età, molto bella e molto dolce. Il problema però era che il bambino molto bello e simpatico era molto timido con le ragazze e aveva tantissima paura a dichiarare il suo amore alla bambina, per paura di essere rifiutato e rimanere solo per tutta la vita. I suoi amici, venuti a conoscenza del fatto, cercarono di convincerlo a farsi avanti in tutti i modi.

“In fondo”, gli disse un giorno uno dei suoi amici, “Anche se ti rifiuta, potrai sempre trovarne un’altra.” “E poi”, continuò un altro suo amico, “Anche se non ti volesse, non dovresti temere di rimanere solo per tutta la vita. E’ assurdo. Conoscerai altra gente, altre bambine, la vita continuerebbe. Non essere ridicolo”.

Nonostante tutto le parole dei suoi amici non riuscirono a convincere il bambino, che continuò così ad osservare ogni giorno la bambina bella e dolce, spiandola di nascosto mentre saltava la corda con le sue amiche, mentre beveva dalla fontanella, mentre rideva ad occhi chiusi insieme alle sue amiche quando una di loro inciampava giocando a nascondino. Il bambino non riusciva a darsi pace, pensava sempre a lei, sognava di toccarle la mano e immaginava il profumo dei suoi capelli biondi.

E più di ogni altra cosa desiderava di riuscire, un giorno, a farla ridere per merito suo; sentire la sua risata morbida e vederla mentre chiudeva gli occhi e gettava indietro la testa, correre con lo sguardo alle sue guance che si coloravano di rosso, e sapere che era tutto merito suo: era il suo più grande sogno. Nonostante ciò, il bambino non riusciva a trovare il coraggio per farsi avanti e conoscere la bella bambina che amava.

Un brutto giorno, la bella bambina fu investita da un pirata della strada e morì sul colpo. Il bambino si disperò. Non avrebbe mai più potuto sperare di farla ridere. Rimase da solo per anni e anni, fino a che non ce la fece più e si tolse la vita.

 

Un tizio con dei dolori ai genitali va dal medico che durante la visita esclama:
– Mio Dio, ma voi avete un testicolo di legno e uno d’acciaio!
E l’uomo:
– Perché, è grave?
E il dottore:
– Certo! Voi non potrete avere figli…
L’uomo allora si volge verso la sala d’attesa e grida:
– Pinocchio, Robocop, venite qua da papà!

Grande Mondo Oscuro

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Certi giorni ti svegli con la voglia di non esserti mai svegliato e hai il terrore di scendere dal letto e pensi che se ti alzi e ti addentri nel Grande Mondo Oscuro che c’è la fuori potrebbe succederti qualcosa di veramente spiacevole. Poi ti accorgi che ormai è troppo tardi, sei già sveglio, non ti resta altro da fare che muoverti.

E ti alzi e ti trascini e arranchi, e fai le solite cose e vedi le solite persone, e ti annoi e ti annoi, e cerchi di distrarre la tua mente dalla noia che opprime parlando e intrattenendo rapporti amichevoli con altri esseri umani, ma non sono altro che vuoti istanti che dureranno poco e ben presto il loro effetto rilassante svanirà e tu tornerai a sentirti uno stupido corpo pesante e indifeso, un fascio di nervi che fremono e vibrano e il grande vuoto dentro di te si farà sempre più fondo e buio e la depressione comincerà ad insinuarsi nei tuoi pensieri piano piano e poi come un incendio occuperà tutta la tua mente.

E riderai alle frasi vuote che sentirai pronunciare e assumerai atteggiamenti infantili e sciocchi, ma questo alle altre persone piace, e quindi è meglio che tu lo faccia così da evitare seccature superflue, e vi sentirete tutti rassicurati tra di voi e potrete dire “Oh, che gentile che era questa mattina il signor Denker” oppure “Il signor Dussander è proprio una gran brava persona”, e magari il signor Denker voleva semplicemente uccidere tutte le persone nella stanza e scappare dalla finestra per andare a casa a guardare la tv e non pensare più a niente, ma tu non lo sai perché lui si comporta bene e la gente apprezza le sue maniere, ma non indaga e non si accorge che in realtà è tutta facciata, è tutto falso. E se per caso se ne accorge fa finta di niente e passa alla prossima persona.

E poi tu vai a casa alla sera e la tua famiglia ti fa schifo e non ti capisce, e tu pensi che è molto triste che i tuoi parenti più stretti non sanno niente di te e pensi che dovresti farti conoscere da loro perché domani potresti anche morire, ma non lo fai e loro non sapranno mai niente di quella volta che eri al mare con quella persona e hai fatto quelle cose.

E nessuno ti può aiutare e tu non riesci a fare nulla e senti che stare male è l’unica via e ti rassegni, e poi forse fumi una sigaretta e speri di morire per colpa di una Marlboro, perché almeno loro ti dicono che ti ammazzeranno, ma tu non ci credi mai, non ti rendi mai conto che è vero, non credi mai a niente e a nessuno, è tutto relativo, è tutto una bugia.

Tratto da “Sono morto sette volte. A te come va?” di Henry Lichtenstein, 1998