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Non siamo cannibali, ma solo perchè è un pò scomodo

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Si dice spesso che quello che conta veramente in una persona è quello che ha dentro, e non il suo aspetto fisico, ma è una nota menzogna creata per raggirare i brutti e per dare l’impressione che in fondo noi esseri umani siamo buoni.

Il che, notoriamente, è una stronzata: se domani la mia ragazza si ustionasse gravemente mentre traffica ai fornelli in cucina e rimanesse con metà viso sfigurato il mio primo pensiero non sarebbe “Oh povera piccola mia, che terribile tragedia” quanto piuttosto “Oh merda e adesso come faccio a scopare con una ridotta così?” e per favore, sto parlando ai maschi presenti in sala, non dite che non è vero.

Okay, diciamo che forse non la scaricherei subito, magari proverei lo stesso a mandare avanti la relazione, anche se una gigantesca e oscura parte di me continuerebbe a strillare non perdere altro tempo con lei stronzo, lo sai benissimo che non funzionerà, una parte che è presente in ogni essere umano e che si chiama istinto di conservazione dell’uomo, il quale è organizzato grossomodo così:

1. Vivi cercando sempre la strada più semplice

2. Vivi cercando sempre la strada più piacevole

Magari per le donne è un po’ diverso, diciamo che funziona così:

1. Vivi cercando sempre la strada più semplice

2. Quando la trovi torna subito indietro e prendi quella più difficile, lamentandoti in continuazione e frignando e dando la colpa di tutto ad un uomo

Diciamo che l’uomo è cattivo per natura, un essere egoista che pensa solo a sé stesso (ora chiedetevi pure: se doveste scegliere chi debba crepare domani mattina tra voi e vostro fratello, chi scegliereste? …Fatto? … Sicuri che non state mentendo a voi stessi?) e che possiede la capacità innata di mentire (a sé stesso prima che agli altri), di sfruttare, di fingere, e una predisposizione naturale per la meschinità e l’ipocrisia.

“Ma figurati amore, non la stavo nemmeno guardando”, Due gambe come quelle tu te le sogni, rompicoglioni

“Se lo merita davvero quel posto, ha lavorato sodo”, Quel raccomandato figlio di puttana

“Stai tranquilla nonna, non mi dà nessun disturbo accompagnarti dal parrucchiere”, Alle due e un quarto di sabato pomeriggio? Vaffanculo vecchia di merda

“Padre, ho molto peccato”, Sbrigati ad assolvermi, frocio in tonaca

Anche il più mite degli uomini ha un briciolo di cinismo dentro, quello che ti fa pensare meglio a te che a me quando un tuo amico ti dice in lacrime che è morto suo padre. Non vi è mai capitato? A me sì, un’esperienza esaltante: lasciarsi andare a simili pensieri del tutto naturali, senza tentare di bloccarli usando la sensibilità e il buon senso che ci vengono insegnati senza riserve fin da bambini.

<<Mamma, mamma, perché al funerale dello zio piangevano tutti quanti?>>

<<Perché erano tristi che lo zio non ci fosse più, Pierino>>

<<Mamma, mamma, ma lo zio non è in paradiso?>>

<<Certo che è in paradiso, Pierino>>

<<E allora perché erano tutti tristi? Dovrebbero essere contenti per lui>>

<<Vedi, Pierino, di fronte alla morte diventa sempre difficile credere a concetti come paradiso e inferno e a tutte quelle altre stronzate che dicono in chiesa la domenica, il fatto è che quando vedi il corpo freddo e senza vita di un tuo caro che viene chiuso in una cassa di legno e murato dentro un buco per sempre tutta quell’insulsa concezione che è la fede religiosa scompare di colpo per lasciar posto a una triste verità: niente vita eterna, niente nuvolette e angeli felici che suonano la tromba, niente resurrezione dei corpi. La morte è morte, fine della storia, e non importa quanto profonda sia la tua fede, nemmeno il più religioso e gesucristante figlio di troia del mondo non può fare a meno di pensare che una volta morti c’è la concreta possibilità che non resti altro che della polvere e una bara da quindicimila euro.>>

<<Ho capito mamma, adesso mi compri i Gormiti?>>

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