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Dammi una pelliccia e fammi tornare allo stato selvaggio: un tuffo nel regno animale, l’uomo è una bestia con l’IPod

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<<Vieni qui, testa di cazzo!>>

Mi avvicino e gli sorrido. In realtà sento il cuore che mi rulla nel petto e un leggero senso di nausea, ma devo sorridere, devo far vedere che è tutto sotto controllo: c’è gente che ci sta guardando.

<<Come mi hai chiamato?>> gli chiedo, anche se lo so benissimo. Tipico approccio da Manuale della Rissa Perfetta.

<<Testa di cazzo.>>, risponde lui. E’ immobile, mi guarda. Ha il mio stesso sorriso falso sul volto. Siamo due idioti, ma adesso nessuno di noi può più tirarsi indietro. Il problema è che lui ha venti chili in più di me. E dieci centimetri in altezza, che in questa situazione sembrano chilometri. Che fortuna.

<<Uao. Sei davvero un duro, amico.>> gli faccio io. Mi piazzo davanti a lui, con le mani in tasca e la testa leggermente inclinata: sembro proprio il più cazzuto dei teppisti da strada di questo mondo. Peccato che le apparenze ingannano.

<<Hai guardato la mia ragazza?>>

Ecco. Il motivo. Lo stupidissimo motivo.

<<Non credo.>>

<<Ti ho visto, l’hai guardata, testa di cazzo.>>

<<Forse ti sei sbagliato, amico. Capita anche ai duri come te.>>

Lui fa una smorfia e si avvicina di un passo. Ora siamo molto, molto vicini. Io alzo la testa e lo guardo negli occhi. Ehi, come va lassù in alto?

<<L’hai guardata.>>

<<Ti sbagli, duro.>> rispondo io, e dico duro con lo stesso tono con cui direi coglione ritardato. <<Non l’ho neanche vista, figurati.>>, e accenno con la testa alla ragazza bionda che se ne sta qualche metro più in là, fumando una sigaretta e osservando la scena con l’aria annoiata di una casalinga al ventesimo anno di matrimonio.

<<Io dico che l’hai guardata.>> insiste lui, e vedo distintamente che serra i pugni. Sembrano due palle di cannone, porca puttana, e me le sto per beccare dritte sul muso. Oh beh, oggi non avevo altri impegni.

<<Senti, non so di cosa stai parlando. Non l’ho guardata, non me ne frega un cazzo. Stai calmo.>>

<<Testa di cazzo.>>

<<Sì, ho capito, testa di cazzo, ancora, okay. Bravo Bongo, hai imparato una parola nuova, ecco il biscottino.>>

L’ho detto o l’ho solo pensato?

<<Come, scusa?>>

<<Niente, niente. Senti, lascia stare, non ho guardato la tua ragazza, te lo sarai immagina…>>

Per un attimo non ci vedo un cazzo e sento una curiosa sensazione di pressione sul lato destro del viso, l’attimo dopo il dolore parte dalla mascella e mi incendia la faccia. Barcollo indietro e per poco non cado per terra. E’ saliva o è sangue quella merda che sento in bocca?  Sputo per terra. E’ sangue. La gente attorno a noi sta mormorando, alcuni fischiano. Con la coda dell’occhio vedo un ragazzo che ci sta facendo un video col telefonino, ehi che bello ho sempre sognato di finire su Youtube, posso salutare mio cugino che mi segue da casa?

Mi asciugo la bocca con il dorso della mano e alzo lo sguardo.

<<Sì che l’ho guardata, e sai cosa? E’ proprio un cesso, dove cazzo l’hai trovata, nelle patatine?>>

Okay, stavolta so che l’ho detto. Guardo di nuovo la ragazza, la sua espressione si è tramutata di colpo in quella di una casalinga sposata da vent’anni che scopre il marito intento a ciucciarsi la segretaria.

Chiudo i pugni e aspetto la reazione dello stronzo davanti a me. Il gorilla non si fa attendere.

<<Che cazzo hai detto! Sei morto, testa di cazzo!>> urla, scagliandosi verso di me.

<<Ficcatelo nel culo!>> sbraito io, e scivolo sulla destra per evitare il suo pugno, Bel diretto, conosco un paio di pugili che ne rimarrebbero impressionati, e gli pianto il gomito in faccia, prendendogli il naso: bella sensazione, molto piacevole. Il gorilla si porta le mani al viso e farfuglia qualcosa del tipo tuostcuozzporcdiuo, e noto con una certa sorpresa che il sangue gli sta colando dal mento, insozzandogli la maglietta. Ne sta perdendo davvero molto. Non tanto da rimanerci stecchito, ma abbastanza da regalarmi un sorriso. Ma cazzo, la mascella mi fa un male boia.

<<Il naso! Cazzo!>> urla lui, e spruzza goccioline di AB negativo dalla bocca impastata.

La situazione si fa seria, la gente attorno a noi sembra il pubblico di Forum, le ragazze urlano, vedo un coglione brufoloso che applaude e annuisce, mentre un paio di idioti hanno attaccato a urlare un coro da stadio. Manca solo il tizio che vende i pop-corn e le aranciate.

Nel frattempo il gorilla non si lasci andare all’autocommiserazione e scatta verso di me. Questa volta non schivo un bel cazzo: prendo un pugno sull’occhio e finisco a terra, mentre tutto diventa sfocato e una vasta gamma di incredibili e affascinanti colori mai visti prima mi si apre davanti in tutto il suo splendore.

<<Merda…>> sussurro, cercando di rialzarmi. Mi sembra di aver perso l’occhio, non risponde più ai comandi. Ora tre quarti abbondanti del mio cranio stanno chiedendo pietà in coro.

<<Mangiami il cazzo, puttana del cazzo!>> urlo di colpo, girandomi verso la bionda del gorilla. <<Troia sbattuta di merda vieni qui e ingoiami IL CAZZO!>>

La ragazza lascia cadere la sigaretta a terra e mette su una faccia che sembra l’urlo di Munch.

Io mi giro verso il gorilla e lo vedo in preda a una crisi mistica, con il sangue che gli scende a fiotti dal naso e intento a guardarmi con l’aria di un cieco che ha acquistato la vista per miracolo e la prima cosa che vede è il buco del culo di un cane.

<<Cosa.. cosa…>> balbetta, e sembra completamente a corto di argomenti. Io mi sento come un condannato alla sedia elettrica che si metta a urlare maledizioni poco prima che gli sparino duemila volt su per il culo, va bene amico sfogati pure, ora fai ciao ciao al pubblico mentre abbasso questa leva.

Lo guardo e rido: mi sembra tutto così irreale.

<<Io davanti e tu da dietro, che ne dici TARZAN?! E poi ce la giriamo, tu in bocca e io NEL CULO!>>

L’ultima cosa che vedo è il suo piede che si avvicina alla mia faccia, e porca puttana ha le stesse Nike che volevo comprarmi io.

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Non siamo cannibali, ma solo perchè è un pò scomodo

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Si dice spesso che quello che conta veramente in una persona è quello che ha dentro, e non il suo aspetto fisico, ma è una nota menzogna creata per raggirare i brutti e per dare l’impressione che in fondo noi esseri umani siamo buoni.

Il che, notoriamente, è una stronzata: se domani la mia ragazza si ustionasse gravemente mentre traffica ai fornelli in cucina e rimanesse con metà viso sfigurato il mio primo pensiero non sarebbe “Oh povera piccola mia, che terribile tragedia” quanto piuttosto “Oh merda e adesso come faccio a scopare con una ridotta così?” e per favore, sto parlando ai maschi presenti in sala, non dite che non è vero.

Okay, diciamo che forse non la scaricherei subito, magari proverei lo stesso a mandare avanti la relazione, anche se una gigantesca e oscura parte di me continuerebbe a strillare non perdere altro tempo con lei stronzo, lo sai benissimo che non funzionerà, una parte che è presente in ogni essere umano e che si chiama istinto di conservazione dell’uomo, il quale è organizzato grossomodo così:

1. Vivi cercando sempre la strada più semplice

2. Vivi cercando sempre la strada più piacevole

Magari per le donne è un po’ diverso, diciamo che funziona così:

1. Vivi cercando sempre la strada più semplice

2. Quando la trovi torna subito indietro e prendi quella più difficile, lamentandoti in continuazione e frignando e dando la colpa di tutto ad un uomo

Diciamo che l’uomo è cattivo per natura, un essere egoista che pensa solo a sé stesso (ora chiedetevi pure: se doveste scegliere chi debba crepare domani mattina tra voi e vostro fratello, chi scegliereste? …Fatto? … Sicuri che non state mentendo a voi stessi?) e che possiede la capacità innata di mentire (a sé stesso prima che agli altri), di sfruttare, di fingere, e una predisposizione naturale per la meschinità e l’ipocrisia.

“Ma figurati amore, non la stavo nemmeno guardando”, Due gambe come quelle tu te le sogni, rompicoglioni

“Se lo merita davvero quel posto, ha lavorato sodo”, Quel raccomandato figlio di puttana

“Stai tranquilla nonna, non mi dà nessun disturbo accompagnarti dal parrucchiere”, Alle due e un quarto di sabato pomeriggio? Vaffanculo vecchia di merda

“Padre, ho molto peccato”, Sbrigati ad assolvermi, frocio in tonaca

Anche il più mite degli uomini ha un briciolo di cinismo dentro, quello che ti fa pensare meglio a te che a me quando un tuo amico ti dice in lacrime che è morto suo padre. Non vi è mai capitato? A me sì, un’esperienza esaltante: lasciarsi andare a simili pensieri del tutto naturali, senza tentare di bloccarli usando la sensibilità e il buon senso che ci vengono insegnati senza riserve fin da bambini.

<<Mamma, mamma, perché al funerale dello zio piangevano tutti quanti?>>

<<Perché erano tristi che lo zio non ci fosse più, Pierino>>

<<Mamma, mamma, ma lo zio non è in paradiso?>>

<<Certo che è in paradiso, Pierino>>

<<E allora perché erano tutti tristi? Dovrebbero essere contenti per lui>>

<<Vedi, Pierino, di fronte alla morte diventa sempre difficile credere a concetti come paradiso e inferno e a tutte quelle altre stronzate che dicono in chiesa la domenica, il fatto è che quando vedi il corpo freddo e senza vita di un tuo caro che viene chiuso in una cassa di legno e murato dentro un buco per sempre tutta quell’insulsa concezione che è la fede religiosa scompare di colpo per lasciar posto a una triste verità: niente vita eterna, niente nuvolette e angeli felici che suonano la tromba, niente resurrezione dei corpi. La morte è morte, fine della storia, e non importa quanto profonda sia la tua fede, nemmeno il più religioso e gesucristante figlio di troia del mondo non può fare a meno di pensare che una volta morti c’è la concreta possibilità che non resti altro che della polvere e una bara da quindicimila euro.>>

<<Ho capito mamma, adesso mi compri i Gormiti?>>

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Tecniche di seduzione

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Seppi con certezza che era la donna della mia vita quando la vidi estrarre dalla borsetta quel piccolo, innocuo pacchetto di preservativi. Io la guardai, leggermente stupito di tanta audacia. Lei rispose al mio sguardo, si leccò le labbra in modo alquanto sensuale e prese a strofinarsi un pezzettino di ghiaccio fra le tette.

Capii che aveva una discreta voglia di avere un rapporto sessuale con me, e d’altronde, come potevo biasimarla? Tutti quanti vorrebbero fare sesso con me almeno una volta nella vita. Persino la mia bisnonna una volta mi dichiarò la sua volontà di venire a letto con me. E fu una notte stupenda.

Comunque sia, andai da Lucia (così si chiamava) e la presi dolcemente tra le braccia, sussurrandole teneramente all’orecchio “Una volta ho visto uno stronzo di trenta centimetri”.

Lei mi guardò con quei suoi magici occhi luminosi e sorrise a questa mia geniale affermazione. “Ho addosso delle mutande di zucchero a velo” proclamò lei, accarezzandomi delicatamente le orecchie. “E io dei boxer di pop-corn”, risposi sorridendo e infilandole il pollice nella vagina. Lei trasalì ed emise un leggero gemito di piacere, dopodiché scoreggiò in maniera piuttosto rumorosa. “Scusami, tesoro” mormorò subito dopo, e iniziò a leccarmi le narici con foga.

La situazione prometteva bene. Preso dall’eccitazione, la afferrai per i capezzoli e la spinsi violentemente sul divano, mandandola a sbattere con il viso su uno dei braccioli. Mentre si rialzava e si asciugava il sangue che le colava dal naso, le saltai addosso atterrandole con i piedi sullo stomaco.

Lei ululò di enorme piacere e, lasciandosi andare alla passione, esclamò “Ma che cazzo fai, razza di idiota”. Intuii che doveva essere davvero innamorata di me per poter esternare simili frasi piene di dolcezza. Mi commossi, e piccole lacrime salate presero a scendermi dagli angoli degli occhi.

“Asciugati gli occhi, cucciolo mio” mormorò Lucia. “Me li asciugheresti con il tuo sedere?” chiesi io, e le strappai con forza una manciata di peli dal pube, perché avevo letto non so dove che questo tipo di gesti violenti piacciono molto alle donne durante il rapporto sessuale. Lei lanciò un tremendo urlo di piacere, santo cielo, tremo ancora al ricordo di quella voce che riempì la stanza in tutta la sua potenza.

Solo in seguito capii che probabilmente era stato quello il primo orgasmo che le feci provare quel giorno. Sorrisi, consapevole di essere davvero un uomo fortunato, e la abbracciai con forza.

Lei si aggrappò alla mia schiena, allungò la testa verso il mio torace possente e iniziò a baciarmi ovunque. Piccoli brividi di goduria mi percorsero il corpo mentre allungavo il braccio per afferrare il telecomando e inserirglielo nell’ano con un colpo secco e preciso. (Avevo letto non so dove che le donne amano la penetrazione anale inaspettata)

Oh, dovreste sentire che gemiti di piacere vennero esternati dalla mia amata Lucia! Una sequela interminabile di dolci e allo stesso tempo provocanti affermazioni che mi riempivano il cuore di gioia ed eccitazione. “Sei pazzo, ma sei pazzo, oh cazzo ma cosa mi hai ficcato dentro, oh cazzo ma tu sei pazzo, maledetto stronzo..” e altre frivolezze del genere. Sentivo distintamente che il nostro rapporto era al culmine del piacere.

Decisi di giocare il mio asso nella manica, la mossa vincente che l’avrebbe resa mia per sempre: le avrei fatto uno dei miei complimenti irresistibili. “Lucia..” mormorai io facendomi serio d’improvviso, e la guardai amorevolmente mentre cercava di estrarre il telecomando dal sedere e piangeva, probabilmente a causa dell’immenso amore che provava per me.

“Lucia, devo dirti che.. tu per me sei bella come una sera d’estate illuminata dalla luna. I tuoi occhi sono come stelle che brillano sopra ad un mare sereno. Le tue labbra sono morbide e soffici come una lieve nuvola che vola nel cielo. Lucia, sei il fiore più prezioso e raro che io abbia mai visto”, conclusi io chinando la testa.

Lucia rimase senza parole. “Oh, amore mio, avevo sbagliato a giudicarti! Sei dolcissimo! Vieni qui, piccolo mio!” esclamò d’un tratto, e mi si slanciò contro, stringendomi in un grande abbraccio e baciandomi in maniera frenetica il collo, singhiozzando e sussurrandomi “Amore, amore, amore..”.

Io la strinsi a mia volta e mi lasciai scappare un sorriso, mentre con la coda dell’occhio fissavo il telecomando che giaceva, un po’ appiccicaticcio, sul cuscino del divano. Ricordai che avevo letto non so dove che le donne adorano la sensazione che provoca loro una penetrazione vaginale violenta e non programmata.

Sentimentalismi

AVVISO: Scusate se oggi il sito era irraggiungibile, ma Myblog era andato a farsi fottere. Farò presto causa alla Telecom, e vincerò. Ah, un’ultima cosa: ho vinto il contest sul blog di Prefe. Alla faccia vostra, perdenti. Buona lettura.

In terza media mi sono dichiarato a una ragazza. Del tipo che questa ragazza ce l’avevo in classe fin dall’asilo, e quindi dopo otto o nove anni che me la vedevo a scuola tutti i giorni avevo imparato ad apprezzarla non solo come amica, ma anche come compagna di seghe, capito il senso no? Beh insomma, eravamo culo e camicia. Se lei diceva merda, io dicevo marrone, giusto per farvi capire il grado di intimità a cui eravamo giunti dopo anni.

Un giorno di Dicembre poco prima delle vacanze di Natale, durante la ricreazione,  mi faccio coraggio e vado da un mio amico che stava in un’altra classe e gli rivelo che sto per dichiararmi. Lui è entusiasta e mi chiede se per favore può assistere alla scena. Io rifiuto, ma lui non sembra convinto. Comunque sia, lascio perdere l’amico e vado da lei e le chiedo se può seguirmi nel ripostiglio delle scope e dei banchi vecchi e ammuffiti, detto anche il Luogo Dove le Bidelle Fumano di Nascosto. Entriamo dentro e sento un risolino, do una rapida occhiata in giro e mi accorgo che il mio amico se ne sta ranicchiato dietro una catasta di banchi rotti e vuole gustarsi la scena. Gli intimo di andarsene, ma lui non ne vuole sapere. Lascio perdere, e chiedo scusa alla ragazza per l’inconveniente, ma lei non sembra prendersela.

Decido quindi di dichiararmi, lì, nel Luogo Dove le Bidelle Fumano di Nascosto, in mezzo a vecchi banchi polverosi e con un mio amico nascosto due metri più in là che se la ride. La ragazza mi osserva, placida, tranquilla come un laghetto in campagna.

“Tu mi piaci da tanto.. Ti metteresti insieme con me?”

Un po’ povero come discorso, ma di sicuro era conciso ed efficace. Il cuore mi batteva a mille e mi sentivo diventare rosso. La ragazza rimase lievemente scioccata, vidi distintamente i suoi occhi spalancarsi e realizzare tutte le complicazioni di quello che avevo appena detto. Immaginai il mio amico che tratteneva il fiato e sbirciava furtivo da dietro la gamba di un banco. La tensione si fece palpabile.

“Non me l’aspettavo… sinceramente non mi sento pronta per stare assieme con qualcuno… magari più avanti… non voglio che tu ti incazzi con me ora…”

Io la rassicuro che non sono arrabbiato e che il suo cortese rifiuto non cambia minimamente il rapporto tra di noi. Lei mi ringrazia. Il mio amico produce un curioso suono a metà tra un singhiozzo e un rutto. In seguito non mi ricorderò mai di chiedergli cosa significasse, e ancora oggi non me la sento di farlo. Comunque sia, io e la ragazza usciamo dal ripostiglio, e ci separiamo.

Naturalmente non le parlo per due mesi e lei fa altrettanto, fino a che lei non manda una sua amica a chiedermi perché sono arrabbiato. Rispondo gentilmente che non sono arrabbiato, che va tutto bene. Poi non le parlo per altri due mesi, fino a che non vengo a sapere da fonti attendibili che lei si è messa con un altro mio compagno di classe. Cioè, con me non era pronta, ma con quell’altro invece sì? Allora vedo da lei, dopo mesi di silenzi e sguardi furtivi e colpevoli, la prendo in disparte e le dico chiaramente:

“Sei una troia.”

Mai gioia fu più grande nel vedere le lacrime scendere dal suo viso.

La miseria dell’uomo

Il primo uomo che, avendo recinto un terreno, ebbe l’idea di proclamare questo è mio, e trovò altri così ingenui da credergli, costui è stato il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quante guerre, quanti assassinii, quante miserie, quanti orrori avrebbe risparmiato al genere umano colui che, strappando i pali o colmando il fosso, avesse gridato ai suoi simili: “Guardatevi dall’ascoltare questo impostore; se dimenticherete che i frutti sono di tutti e che la terra non è di nessuno, sarete perduti!”

(Rousseau)

Vorrei riadattare queste belle parole di Jean-Jacque Rousseau a modo mio.

Il primo uomo che, salendo in cima un monte, dichiarò di essere il capo degli altri uomini, e trovò altri così ingenui da credergli, costui è stato il vero fondatore della società civile. Quante morti, quanti delitti, quante guerre, quante miserie, quanti orrori avrebbe risparmiato al genere umano colui che, salendo sul monte e prendendo a calci nel culo quell’idiota, avesse gridato ai suoi simili: “Guardatevi dall’ascoltare questo pezzo di merda; se dimenticherete che agli esseri umani serve solo mangiare, bere, ridere e fare sesso, sarete perduti! Nessun capo di nessun genere vi può dare queste cose!”

 

Mi sono un po’ rotto i coglioni del fatto che gli esseri umani si rovinano con le loro stesse mani. Il brutto è che lo fanno da millenni ormai. Ma perché? Cosa spinge l’uomo ad accettare una vita di lavoro, stanchezza, sfruttamento, crimine, soprusi, corruzione? Perché non possiamo vivere tranquilli? Che bisogno c’era di eleggere della gente che governasse altra gente?

Vorrei trovare gli stronzi primitivi che hanno eletto il primo capo della storia. Me lo immagino, questo ominide peloso e gobbo, che comanda gli altri ominidi pelosi e gobbi solo perché questi ultimi hanno avuto la sventurata idea di affidarsi a uno solo per il bene di tutti. Stupidi scimmioni, avete rovinato la razza umana! Per colpa vostra un giorno Berlusconi sarà premier! Comunque sia.

Diciamolo, ciò che fa muovere il mondo sono il sesso e i pompini. Li possiamo anche raggruppare nello stesso gruppo, volendo. Se l’uomo si fosse accontentato di fare sesso tutto il giorno? E cacciare solo ciò che gli serviva per mangiare? Ve lo immaginate? L’ominide si sveglia alla mattina, ha fame. Fa colazione con uno Pterodattilo inzuppato nella lava. Poi ha voglia di trombare, e la donna ominide, che non fa un cazzo nella sua vita perché non è in grado di cacciare, accetta di buon grado. Poi riposino, della durata di quattro ore. Poi, la caccia, così da portare in tavola un bel Mammuth peloso, che verrà servito anche per la cena. Durante il giorno, l’uomo non farà altro che trombare e giocare a pallone con altri ominidi. La donna ominide passa il suo tempo a spettegolare con le altre donne su quanto lungo possa essere l’uccello del Tirannosauro. Stop. Niente stress, niente responsabilità opprimenti, niente nervosismi inutili.

Nessun bisogno di una religione con un dio che ti spieghi perché è giusto soffrire per lui, nessun capoufficio che abusa del fatto di essere raccomandato, nessun politico corrotto che si arricchisce alle spalle di una famiglia che andrà in rovina quando il padre di due figli si impiccherà perché non riesce a pagare le rate del mutuo. Niente scienza, quindi niente medicine ma anche niente bombe atomiche. Le cose si pareggiano. Niente razzismo. Niente inquinamento. Nessun bisogno di giudizi, di voti, di approvazione: fare quel cazzo che si vuole senza paura che qualcuno più in alto di te possa rimproverarti. Niente distinzioni sociali, niente rivalità.

Sesso e Pterodattilo con la maionese per tutta la vita. Cazzo, che occasione sprecata. L’uomo sarà pure una forma di vita intelligente, ma resta comunque una merda.