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Tua madre ha una figa come il Grand Canyon

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La troia di tua madre fa pompini ai topi morti, ingurgitando litri e litri di sperma di ratto putrefatto dal sapore acido che le si accumula in quel fottuto stomaco da puttana e che la porterà ben presto a una morte dolorosa e disumana, già me la vedo che si accascia sul pavimento di quella baracca in cui vive, con gli occhi fuori dalle orbite e un filo di bava alla bocca, invocando aiuto pochi istanti prima di vomitare un enorme fiotto di sperma e sangue semicoagulato e crepare affogandoci dentro la testa; dopodiché entrano i casi tre albanesi puzzolenti e la trovano distesa sul pavimento, si rendono conto che il corpo è ancora caldo e decidono di farsela a turno, la spogliano e le aprono le gambe e le infilano il cazzo in quella sporca figa da prostituta deceduta, poi ci infilano dentro un coltello e lo rigirano fino a che tutto quello che resta della figa di tua madre non è altro che una poltiglia rosa spappolata, poi glielo sbattono in bocca e la afferrano per i capelli per muoverle la testa avanti e indietro simulando un pompino di quelli che le facevano guadagnare cinquanta euro quando era ancora viva, alla fine le vengono in faccia e il loro sperma le cola in bocca e le copre gli occhi privi di vita e le si infila su per le narici. Quanto vorrei che fosse ancora viva per vederla soffocare in quel mare di merda bianca e molliccia! Ma è soltanto una fottuta mignotta defunta e allora i tre albanesi puzzolenti decidono di pisciarle sulla testa, dopodiché uno si accovaccia e con un po’ di sforzo riesce a cagare fuori un gran bello stronzo che le si spiaccica sulla fronte con un sonoro plop.

 

Tua madre è una baldracca che adora prenderlo nel culo da chiunque capiti, ci ha provato persino col prete, ci prova con tutti i maschi che trova, quando vede un uomo non riesce a non immaginare quanto grande avrà il cazzo e si mette a sbavare come una cagna in calore solo all’idea di prenderglielo in bocca e leccarglielo. Le piace il sapore dello sperma, adora tenerselo in bocca per qualche secondo prima di ingoiarlo, guadagna duecento euro a settimana scopandosi il tuo professore di italiano, il panettiere, un commesso del negozio di vestiti, e il postino. Le piace anche sentirsi schiaffeggiata sul culo e quando la chiamano puttana si eccita tutta e si infila due dita nella figa per masturbarsi. Una volta era in astinenza da cazzo e per farsela passare ha fatto una sega al tuo cane e quando Fido è venuto abbaiando come un pazzo tua madre si è inginocchiata a leccargli l’uccello, poi ha raccolto con le dita un po’ dello sperma che era avanzato e se le è infilate nella figa masturbandosi e pensando al corpo del panettiere con la faccia del tuo cane, ma siccome non riusciva ancora a venire è dovuta andare nel ripostiglio a prendere una scopa per infilarsela su per la figa, ridendo come una pazza mentre il manico di legno entrava sempre più in profondità e la faceva sanguinare come una ragazzina sverginata.

 

Tua madre è una puttana che ha perso la verginità scopandosi i tre attaccanti della squadra di calcio dove giocava tuo padre, avevano vinto il campionato e allora le sembrava giusto salire in macchina con loro dopo che erano usciti dagli spogliatoi e andare in mezzo a un boschetto a farsi penetrare un po’. Tua madre si scopa anche il tuo migliore amico, le piace molto il suo cazzo giovane e inesperto e si mette spesso reggicalze e tanga di pelle per eccitare di più il tuo amico. Al tuo amico piace infilare un dito nel buco del culo di tua madre mentre le lecca i capezzoli, e a tua madre piace quando lui le lecca la figa e le graffia l’interno delle cosce con le unghie. Tua madre si scopa il collega di tuo padre, insieme fanno giochi erotici da pervertiti del cazzo, ogni volta che scopano il collega di tuo padre si diverte a vedere quanto in profondità riesce ad arrivare con la mano nella figa di tua madre, e il giorno dopo in ufficio lo racconta a tutti, tranne che a tuo padre che naturalmente non sa un cazzo e non sospetta minimamente di quanto sia troia quella sgualdrina succhiacazzi prendinculo di tua madre. Tua madre ha fatto un pompino al benzinaio perché non aveva i dieci euro per pagare, si è anche fatta infilare il tubo per la benzina nell’ano e si è messa a urlare di piacere mentre il benzinaio rideva e le pompava Shell V Power nel buco del culo.

 

Ah, dimenticavo, tua sorella vende il culo.

 

 

Vaffanculo puttana, che tu possa morire soffrendo da sola e piangendo l’abbandono di tutti i tuoi falsi amici, mentre io ti guardo agonizzare e rido di te e vengo a pisciare sul tuo brutto muso da troia, ricordandoti tutti gli errori che hai commesso

Che tu fossi una troia lo sapevo, in effetti mi avevano avvertito del fatto che ti eri fatta mezzo mondo. Non ci avevo creduto, avevi un viso così carino e così dolce, come avrei potuto credere a una cazzata simile? O forse ci avevo creduto ma rifiutavo di pensare che fosse colpa tua. Magari lo fa per sfogarsi, magari ha problemi a casa, magari ha solo bisogno di maturare. Dio, ero così rincoglionito dal tuo bel visetto che avrei preso anche il fatto che fossi annoiata come una possibile scusante.

 

Avrei potuto guardarti in discoteca mentre te ne facevi una decina in fila e comunque avrei continuato a giustificarti: eri così carina, sembrava così innocente, come si poteva pensare male  di te? E non ero l’unico a pensarla così (e tuttora ne conosco molti che lo pensano), in fondo, nonostante facessi la puttana in giro, avevi sempre una schiera infinita di “amici” desiderosi di scoparti e di “amiche” che ti consideravano una troia, ma una troia attira-ragazzi, per cui eri loro molto utile: i tuoi scarti andavano sempre a loro.

 

L’opinione generale era che fossi una troia, eppure eri piena di amici e amiche, venivi sempre invitata alle feste, avei un’abilità innata a fare la smorfiosa con tutti, per te risultare bella e simpatica era una ragione di vita. Eppure, oh, nessuno che riuscisse a pensare male di te. Quel tuo sorriso, quei tuoi occhi dolci! Un solo sguardo e spariva qualsiasi pensiero negativo su di te. E probabilmente sarà così per sempre, maledetta stronza del cazzo. Proprio vero che non c’è giustizia al mondo.

 

Poi, si sa, avevo creduto che fossi cambiata. D’un tratto eri un’altra persona: buona, premurosa, romantica, dolce, fedele. Uno zuccherino. Troppo facile pensare che sotto sotto tu fossi sempre stata così, come una rosa in attesa di sbocciare, troppo bello pensare che fosse bastato il mio arrivo per “tirar fuori quel meraviglioso lato di te” nascosto sotto la patina di troiaggine e opportunismo che sfoderavi da quando avevi finito la terza media. Oh sì, che bello che bello, arriva il principe azzurro e di colpo la bella puttana addormentata si risveglia e diventa la regina delle fidanzate romantiche, uh uh, che magia, viva gli unicorni e gli arcobaleni.

 

E un giorno, ops, succede qualcosa e il tuo atteggiamento cambia: la tentazione era troppo forte, eh? Non hai saputo resistere e, naturalmente, poi non hai avuto le palle di ammettere le tue colpe. Meglio vivere nel dubbio e nel rimorso, giusto? Tipico atteggiamento da femmina di merda. Puttana. Mesi e mesi sempre con quel tarlo che ti scavava nella testa fino a che, ovviamente, la colpa è diventata mia: ero io quello troppo geloso, ero io quello che ti avevo tolto la libertà, ero io quello sbagliato. Tu eri solo una povera pecorella oppressa dalle mie “regole”. Io ero quello che ti aveva fatto perdere tutte le tue “amicizie” (e dove cazzo erano finite le tue amicizie in questi anni? Perché non ti hanno cercata? Si erano nascosti tutti, eh? Eh? Rispondi, troia), io ero quello che ti faceva stare male. Io. il fatto che fossi tu quella con i sentimenti cambiati non c’entrava. Eh no, molto più comodo dare la colpa a me: così evitavi i sensi di colpa la notte, giusto? Era più facile addormentarsi quando la colpa non era più la tua.

 

E io naturalmente ad assecondarti, a darmi la colpa, a promettere di cambiare. A subire, a venir meno ai miei principi, pensando che una ragazza con quel bel faccino dolce e innocente non poteva non aver ragione. Impossibile ferire una creatura così dolce!

 

Poi va beh, ovviamente non è più funzionato un cazzo. Oltre un certo punto non si può più rimediare, inutile raccontarsi favole, non arriverà nessuna fatina con la bacchetta a mettere a posto i problemi… o a cancellare i ricordi e la gelosia, se è per questo. Il meglio che si può fare quando finisce male tra due persone (ma esistono storie che finiscono bene?) è lasciar perdere tutto, non girarsi mai indietro… e rendersi conto che se ti vengono a dire che una ragazza è una troia, vuol dire che è davvero una troia.

E non sarai certo tu a farla cambiare, povero stronzo. Una troia, come un diamante, è per sempre.

 

 

Luca Dorella, 20 maggio 2009

 

(Tratto da “Cose da dire prima di un suicidio”)

 

 

Intervista a Valeria Marini

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Nella foto: Valeria Marini impegnata intellettualmente.

Faina: Cara Valeria, grazie per avermi concesso questa intervista.

Valeria: Per te questo e altro, ciccino.

Faina: Non ti azzardare mai più a chiamarmi così.

Valeria: Okay.

Faina: Allora, Valeria, partiamo con una domanda sulla tua vita sentimentale: quali flirt hai? Chi è l’uomo del momento?

Valeria: Un negro grande e grosso che viene dal Congo. Credo che si chiami Jamal. Ce l’ha lungo tanto così. Vedessi che roba. Ma non voglio dire di più.

Faina: Sì, ti prego, fermati. Allora, Valeria, dichiari definitivamente chiusa la storia con Vittorio Cecchi Gori?

Valeria: Sì, ed è stata una separazione difficile. Ormai eravamo come dei passeggeri che prendono due treni con destinazioni diverse. Anime divise. Cuori separati. Gemelli estranei. Vittime di un destino…

Faina: Era in difficoltà economiche, lo sappiamo.

Valeria: Esatto.

Faina: Passiamo alla carriera televisiva. Raccontaci cos’hai in programma per il prossimo futuro. Continuerai a non fare un cazzo?

Valeria: Lo spero. Quest’inverno debutterò nelle sale cinematografiche nel nuovo film di Neri Parenti. Si intitola “Natale in Iraq”.

Faina: Un filmone.

Valeria: Esatto. Io recito nella parte di una prostituta che finisce a letto per sbaglio con Christian De Sica. Questo darà origine a una sfilza di situazioni comiche ed equivoci divertenti.

Faina: Una trama da urlo. Posso solo immaginare quanta fatica abbia dovuto affrontare il povero sceneggiatore.

Valeria: Esatto, ciccino. E poi nel film mostro le tette. Da non perdere.

Faina: Prenotami un biglietto. Ora, passando ad argomenti meno idioti, che ne dici di parlare di ambiente ed ecologia? So che sei molto attiva nella lotta contro l’inquinamento dovuto alle emissioni dei fumi delle fabbriche.

Valeria: E’ verissimo. Nell’ultima campagna pubblicitaria mostro le tette e urlo a tutti quanti di fermare le emissioni inquinanti.

Faina:

Valeria: Mostro le tette. Funziona.

Faina: Per fortuna che ci sei tu che salvi il nostro mondo, Valeria.

Valeria: Grazie tesoro.

Faina: Ero ironico.

Valeria: Iro.. cosa?

Faina: Lasciamo stare. Beh, che dire, cara Valeria? Spero che tu possa tornare presto a farci visita.

Valeria: Contaci, ciccino. Sarà un piacere.

Faina: Anche per me, se sarò già morto.

Valeria: Ha ha ha, sei proprio ironistico!

Per Chiara

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Chiara, tu splendi nella notte

Fulgida come una stella

Brilli nelle tenebre

Proprio come una lucciola

E non sto parlando di quelle lucciole

Piccole e svolazzanti

Parlo invece di quelle lucciole

Che battono le strade di notte

E si concedono a chi capita

In cambio di qualche soldo

E con questo non voglio certo

Paragonarti a una di loro

Anche se

Non si può negare

Che tu un po’ mignotta lo sei

Anzi

Diciamo che sei proprio una gran troia

Una vera puttana

Mi hai messo le corna

Per la terza volta

Ma stavolta non ti perdono più

Sono stanco di soffrire per te

Stavolta te la farò pagare

Stasera vado a lucciole

E non sto parlando

di quelle piccole e svolazzanti

 

Mio figlio è davvero un bravo ragazzo. Quando non sniffa.

Ieri sono andato a casa della mia ragazza, e ho cercato in tutti i modi di convincerla a farmi un pompino. Lei non ha voluto, ha detto che non se la sentiva. Perfino sua madre si è schierata dalla sua parte, affermando che un pompino dopo mangiato può bloccare la digestione.

“E va bene”, ho detto io, “Hai vinto tu. Niente pompino. Ma te la farò pagare amaramente, quando verrai a chiedermi in lacrime di incatenarti al letto e frustarti sulle cosce con dei profilattici bagnati.”

“Sulle cosce?” ha esclamato incredula sua madre rivolgendosi alla mia ragazza, “Tuo padre di solito mi frusta il seno.”

“I tempi sono cambiati, mamma. Adesso ci si fa frustare sulle cosce.”

“Io non la capisco, questa gioventù.” ha mormorato sua madre, scuotendo la testa e andando verso la cucina.

Perché questa introduzione così surreale? Perché oggi voglio parlare del magico mondo dei Genitori che Non Sanno un Cazzo dei Figli.

VERSIONE DEL FIGLIO

Sono andato in discoteca coi miei amici. Ho bevuto una Coca Cola. No, nessuno mi ha offerto della droga, state tranquilli.

TRADUZIONE

Sono andato in discoteca con quella troia della Carlotta. Sì, proprio lei, quella biondina che si era fatta mettere incinta dal suo compagno di classe e poi aveva abortito. Abbiamo scopato in bagno e sui divanetti. Poi, ho bevuto una Coca Cola. Poi tre birre, un Jack Daniel’s, quattro rum e pera. No, state tranquilli, non ho preso droga da nessuno: me l’ero portata da casa.

VERSIONE DEL FIGLIO

Il compito è andato bene stavolta, dovrei aver preso un po’ più della sufficienza.

TRADUZIONE

Sto per essere bocciato, e non so che cazzo fare per uscire da questa merda.

VERSIONE DEL FIGLIO

No, papà, ma figurati se abbiamo mai fatto sesso. Non ci abbiamo neanche pensato, è troppo presto, e poi davvero eh, non è passato per la testa a nessuno dei due.

TRADUZIONE

L’ho conosciuta ad una festa, lei era una di quelle che mi stava facendo un pompino. E’ scattato qualcosa, è stato subito amore. E’ stato anche subito sesso, sul sedile posteriore della macchina, dieci minuti dopo.

VERSIONE DEL FIGLIO

Ho perso le chiavi di casa.

TRADUZIONE

Ho bevuto cinque Martini e due Negroni.

VERSIONE DEL FIGLIO

Ho guidato io, ero l’unico dei miei amici a non aver bevuto.

TRADUZIONE

Ho guidato io, ero l’unico dei miei amici a non aver attacchi di vomito ogni tre minuti.

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Nella foto: Holly Madison, celebre coniglietta di Playboy.
Un buon motivo per non buttare via i propri soldi
comprando Focus o altre stronzate del genere.