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La mia migliore amica si chiama Voglia Di Morire

Alzarsi dal letto è difficile. Apri gli occhi e la sveglia sta ancora suonando, e già sai che sarà una giornata di merda, lo sai, non c’è dubbio, e non c’è alcuna speranza che la giornata migliori. Non puoi dire “Beh, cercherò di fare in modo che questa diventi una grande giornata!”, no, non funziona, dentro di te sai che niente e nessuno potrà cambiare il fatto che sarà una giornata, come si suol dire, di merda.

 

O meglio, ci sarebbe qualcuna che potrebbe renderla una giornata migliore, se solo si decidesse ad accorgersi di te, ma è più facile che Belen giri un video porno con Rocco Siffredi o che il Papa decida di intraprendere una carriera nella Formula 1.

 

Ti alzi dal letto e ti dirigi verso il bagno. La luce del giorno ti investe di colpo e ti toglie quattordici diottrie a tradimento, e a quel punto non puoi fare altro che pensare che la vita sarebbe migliore se il sole si spegnesse e la terra precipitasse nelle tenebre eterne.

 

Barcolli mezzo accecato verso il cesso e ti lasci cadere pesantemente sulla tazza. Non se ne parla neanche di pisciare in piedi stamattina: le tue gambe hanno i coglioni più girati di te e ti avvertono chiaramente che se solo provi ad alzarti loro toglieranno il disturbo di colpo facendoti cadere come un sacco di patate, col cazzo in mano che spruzza piscio giallastro e la faccia che sbatte sulla tavoletta con un bel bam tonante. Per cui da persona coscienziosa quale sei ascolti le tue gambe e ti siedi, ti prendi la testa tra le mani e aspetti che la tua vescica faccia il suo sporco lavoro.

 

Espletata la funzione corporale più importante decidi che è ora di lavarsi il viso. Viso che, durante la notte, ha deciso di raggrumarsi e cambiare forma a suo piacimento, e che ora assomiglia vagamente a quello di un vecchio barbone eroinomane che hai visto una volta seduto sul marciapiede davanti a un negozio di scarpe.

 

Apri il rubinetto e metti le mani a coppa sotto l’acqua fredda e capisci, senza ombra di dubbio, che l’ultima cosa che vuoi fare al mondo è spruzzarti la faccia con quella cazzo di acqua gelata che sembra arrivata apposta per te direttamente dal culo di un orso polare dell’Alaska.

 

Credevi che morire fosse brutto, credevi che un cancro ai polmoni fosse una cosa alquanto spiacevole, credevi che perdere la mano destra in un incidente stradale fosse una cosa tragica: ti sbagliavi di grosso. Solo ora capisci che lavarsi il viso con quella cazzo di acqua fredda che tieni tra le mani sarebbe la cosa peggiore a cui potresti andare incontro.

 

Ma nonostante tutto avvicini lentamente la testa e intingi con leggerezza la punta del naso in quella pozza di ghiaccio mortale, dopodiché chiudi il rubinetto e ti asciughi le mani e vaffanculo.

Nel frattempo, là fuori nel mondo, da qualche parte, qualche stronzo o qualche stronza sta combinando qualche casino del cazzo che aspetta solo di rovinarti ancora di più la giornata. Il casino è ancora allo stato latente, è un casino allo stadio embrionale, un casino che aspetta solo il tuo arrivo. Il tuo compito è solo quello di andargli incontro inconsapevolmente e bestemmiare adeguatamente quando te ne accorgerai.

 

Ma torniamo al presente. Hai appena finito di lavarti e capisci che devi vestirti. Il che vuol dire che:

– Nei quattro secondi che trascorreranno dal momento in cui sarai nudo a quello in cui inizierai a infilarti una maglietta, dovrai sopportare un improvviso calo della temperatura di una ventina di gradi. Inoltre, probabilmente, ti infilerai la maglietta al contrario.

– Non beccherai mai la gamba giusta dei jeans. Puoi anche stenderli sul letto, stare in piedi di fronte a loro e studiarli attentamente per una mezz’ora, ma sappi che quando proverai a infilare il piede destro nel cazzo di buco della gamba destra ti ritroverai magicamente nel posto sbagliato. Inoltre, durante la notte, il buco si sarà ristretto a dimensioni microscopiche, e quindi dovrai saltellare qua e là su una gamba sola bestemmiando e invocando l’aiuto di un Dio Indifferente e spingendo come un toro da monta per cercare di uscire dall’altra parte di quel maledetto buco fottuto che ti odia e desidera che tu muoia in modi atroci e spaventosi.

– Uno dei calzini di cui hai bisogno è uscito di casa prima di te e ora se ne sta al bar a bere caffè e mangiare brioche e ad aspettare il tuo arrivo. Ma tu non lo sai, e lo cercherai per più tempo di quanto meriterebbe, dietro a mobili di cui non sospettavi l’esistenza e in angoli oscuri della tua stanza dove scoprirai cose stupefacenti dimenticate da chissà quanto tempo.

 

Ok, ora sei pronto per uscire.

 

Se per “pronto per uscire” si intende che sei incazzato, nervoso, dolorante, depresso, sporco, stropicciato, e deciso a fumare più tu in una mattinata di quanto abbiano mai fumato tuo padre e tuo nonno in tutta la loro vita.

Ma prima di uscire di casa accendi il cellulare e speri che la ragazza che desideri abbia deciso di farti uno squillo durante la notte, o di mandarti un sms con scritto “Buongiorno bello!”, perché sai che una cosa del genere potrebbe cambiarti completamente la giornata e trasformarla in una magica avventura.

 

Ma dopo cinque minuti in cui osservi inutilmente lo schermo del tuo Nokia (sul quale NON compare e non comparirà mai “1 Nuovo Messaggio”) capisci che la tua nascita è stata uno sbaglio e che un lento suicidio, in fondo, non è una prospettiva così improponibile come pensavi qualche tempo fa.

Per sicurezza, provi a cercare una zona della casa dove il cellulare “prenda di più”. Non si sa mai.

 

Quando ti rendi conto che NO, non è arrivato alcun messaggio, lei non ti ha pensato, non ha sentito il bisogno di te, non le sei venuto in mente quando si è svegliata, ecco, quando ti rendi conto di tutto ciò (e ormai il tuo cellulare ha trentadue barrette di ricezione ed è quasi meglio di un satellite) capisci che è meglio uscire di casa e affrontare la vita.

 

Metti un piede fuori dalla porta, e vorresti morire. E’ un pensiero limpido, puro, genuino, che ti avvolge con il suo fascino seducente e ti sembra del tutto plausibile.

 

Sali in macchina e inizi il lungo viaggio che ti porterà a destinazione. Per strada troverai solo vecchi rimbambiti di ottant’anni che meriterebbero di aver perso la patente anni fa, o donne al volante che non hanno ancora capito la differenza tra la leva del cambio e quella per le frecce.

 

Accendi la radio e c’è l’ultima canzone di Tiziano Ferro. Per associazione di idee cominci a pensare alla canna di una pistola che ti si ficca in bocca e al rumore che farebbe il grilletto quando viene premuto. BANG! Spruzzi grigi del tuo cervello che si stampano sul muro formando un disegno astratto niente male. Con questa immagine rilassante in testa, decidi di mettere su un CD a caso, trovato nel cruscotto.

 

Naturalmente il CD è composto all’80% di canzoni tristi, lenti e depressive. Figurati se beccavi il CD con le canzoni dei cartoni animati, o quello con le colonne sonore dei film. No, hai preso quello che contiene vere chicche del calibro di “Mad World” e “Hallelujah”. Tutta roba da taglio delle vene.

Poi, all’improvviso, arrivi alla Traccia 07 e parte una stupenda canzone romantica carica di sentimento e passione.

 

Ti lasci trasportare e ti senti buono, soddisfatto, desideroso di aiutare il mondo a diventare un posto migliore. Ma quando la canzone arriva al minuto 1.34 ti rendi conto (con quel po’ di lucidità che ti è rimasta in corpo) che la ragazza della quale sei disperatamente cotto non ha alcuna intenzione di darti la minima possibilità.

 

E di colpo la canzone romantica e piena di passione diventa una tortura disumana e tu togli il CD in fretta e furia e lo lanci con forza sul sedile posteriore sperando che il prossimo coglione che salirà di dietro lo pesti inavvertitamente mandandolo in mille pezzi che andranno a spargersi sul tappetino della macchina. Muori, CD di merda.

 

Abbassi il finestrino e accendi una sigaretta, e finalmente arriva il primo momento degno di essere vissuto della tua giornata. Tiri su tanto, tanto fumo grigio e puzzolente come se fossi un aspirapolvere indemoniato e lo senti scendere giù nei polmoni e incatramarti per bene quei pochi alveoli sani che ti rimangono. Cazzo, che buona. Dio benedica l’inventore delle Lucky Strike.

 

Ma la sigaretta non toglie il fatto che la tua mente è tutta presa dalla giornata di merda che stai vivendo e che è appena agli inizi.

Perché non ti vuole?

La tratteresti come una principessa.

La faresti stare bene.

Ci saresti sempre per lei.

Le daresti ciò di cui ha bisogno.

(Forse dovresti dirle anche a lei, queste cose.)

Lo sai che andrebbe così, e che stareste davvero bene assieme.

 

Ma lei no. Niente da fare. Non c’è verso. E dentro di te sai che tra una settimana, o forse due (se ti va bene) la vedrai camminare per strada mano nella mano con un altro maledetto stronzo che non la merita. Yu-hu.

 

Getti schifato fuori dal finestrino la sigaretta fumata per metà e pensi che devi smetterla con quella robaccia, e intanto guardi con disperato desiderio il pacchetto mezzo pieno che se ne sta appoggiato sul sedile accanto a te.

Riesci a resistere per la bellezza di due rotonde, quattro curve e un semaforo, dopodiché emetti un verso strozzato da animale preso al laccio e afferri il pacchetto come se da esso dipendesse tutta la tua vita. Accendi una sigaretta con le mani che tremano leggermente e preghi Dio perché non ti venga un cancro ai polmoni.

 

Non preoccuparti, ti verrà al pancreas.

 

Quando finalmente arrivi a destinazione hai già fumato sette sigarette e la tua mente richiede a gran voce una birra, nonostante siano solo le nove e mezza di mattina, e quindi lasci perdere. Ma la parte saggia di te sa che un po’ di alcool sarebbe la soluzione giusta a tutti i tuoi problemi.

Scendi dall’auto e ti avvii verso il luogo dell’appuntamento, ma non prima di aver rischiato di perdere la vita per colpa di coglione in motorino che voleva tirarti sotto. Gli auguri un infarto fulminante e prosegui per la tua strada.

 

Arrivi davanti al negozio di intimo e aspetti. Accendi altre due sigarette, nel frattempo. Un bambino sui cinque anni un po’ troppo agitato ti passa vicino più e più volte correndo avanti e indietro come un razzo, tenendo in precario equilibrio un enorme cono gelato carico di palline al cioccolato. E tu indossi una maglietta bianca. Cominci a pregare che la madre di questo bambino infernale sbuchi fuori al più presto e si porti via il piccolo mostro prima che sia troppo tardi.

 

Finalmente lei arriva.

 

Lei è bella, simpatica, disponibile. Lei è Miss Allegria del Cazzo. Ti saluta, con un bel sorriso stampato sul volto. Si vede da lontano che aveva una gran voglia di vederti. Ti chiede come va e che cosa vuoi fare.

Tu le sorridi e sfoderi tutto il tuo fascino. Dopotutto, bisogna salvare le apparenze.

 

Peccato che sotto sotto tu stia pensando all’altra ragazza.

 

Chissà cosa sta facendo? Ti ha pensato ieri sera? Più tardi si farà sentire? O dovrai scriverle tu? Cosa avrà da raccontarti? E, soprattutto, perché non ti vuole? Come farle capire che lei è l’unico raggio di sole in quella stressante camminata in salita che la gente comune si ostina a chiamare vita?

 

Passi qualche ora di svago con Miss Allegria del Cazzo e andate per negozi (e cazzo, quante sigarette fumi) e parlate del più e del meno, e finalmente vi sedete su una panchina a limonare, e mentre le stai mordicchiando il labbro ti ritrovi a pensare a cosa proveresti nel baciare le sue labbra e sentire se sono morbide come sembrano, le labbra di lei, nell’affondare le mani nelle segrete profondità dei suoi capelli e attirarla delicatamente verso di te e sentire il suo odore e la sua guancia appoggiata sul tuo collo e… vaffanculo, non sta succedendo, sei con Miss Allegria del Cazzo, non sei con lei, e quindi chiudi gli occhi, finisci di baciarla, salutala, fumati una sigaretta e vattene a casa e buttati a letto e pensa che domani è un altro giorno.

 

Forse.

 

 

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