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Il sesso è una buona cosa, a meno che tu non sia un down paralitico a cui non può venire duro. Hahaha non sai cosa ti perdi!

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Il motivo per cui sono così gravemente disturbato mentalmente risiede nel fatto che quand’ero piccolo ho subito uno shock fortissimo: sono entrato nella camera da letto dei miei genitori e li ho beccati mentre stavano facendo l’amore.

E mi sono masturbato mentre li guardavo.

 

Da quel momento in poi, ogni volta che andavo a letto con una ragazza, la costringevo sempre a chiamarmi “papà”, “babbo” o “paparino” mentre lo facevamo.

Il che non è poi così strano, visto che di solito scopavo ragazzine di dieci anni che avrebbero potuto essere mie figlie.

 

Lo psichiatra che mi aveva in cura cercò di aiutarmi proponendo che io sperimentassi una terapia d’urto: avrei dovuto affrontare mia madre apertamente e dirle in faccia che una parte malata di me era morbosamente attratta da lei fin da quella volta che l’avevo beccata nuda a scopare.

Funzionò a meraviglia: non avevo fatto in tempo a finire la mia confessione che mi stava già togliendo i jeans.

 

Mio padre venne a saperlo e minacciò di togliersi la vita a causa del dolore e della vergogna che la faccenda gli aveva procurato. Per fortuna mia madre riuscì a dissuaderlo assicurandogli che ce l’aveva più lungo del mio.

 

Mio fratello venne a conoscenza di questa storia solo molti anni dopo. Il sollievo che provò quando glielo raccontai era ben visibile sul suo volto.

“Credevo di essere l’unico ad avere un problema sessuale del genere”, mi confessò.

“Anche tu hai visto i nostri genitori che trombavano e ora sei attratto sessualmente da nostra madre?” chiesi io.

“Non esattamente”, mi rispose lui, posando con benevolenza una mano sulla testa di nostra nonna che gli stava faticosamente succhiando l’uccello da una mezz’oretta.

 

Una scena orribile: provate un pò ad immaginare una vecchia di ottant’anni mentre fa un pompino a vostro fratello!

Okay, se invece avete una sorella immaginatela mentre gliela lecca.

Okay, adesso smettetela di massaggiarvi il pisello e toglietevi dalla faccia quell’espressione assorta.

 

Anche a masturbarmi avevo seri problemi: non riuscivo mai ad avere un orgasmo, a meno che non andassi in camera dei miei genitori ad annusare il dolce profumo di gelsomino e fragola del cuscino di mia madre.

Ho scoperto solo molti anni dopo che annusavo sempre il cuscino sbagliato.

 

Ogni volta che mi masturbavo dovevo per forza pensare a una donna sexy del mondo dello spettacolo che fosse anche una madre, altrimenti non mi veniva duro. Per anni ho sperato che Vieri riuscisse a mettere incinta la Canalis.

 

Ma oggi, dopo anni di terapie, sono finalmente riuscito a superare il mio problema e a riacquistare dei gusti sessuali normali: sono una persona migliore, sana, a suo agio con la propria sessualità.

O almeno così mi dice sempre il mio fidanzato transessuale Paolo ogni volta che ci vestiamo di pelle e iniziamo a frustare dei nani deformi e nudi che mangiano fragole ricoperte di panna mentre ascoltiamo canzoni di Marylin Manson.

 

Lo so, lo so, è disgustoso: Marylin Manson, che orrore.

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Danza macabra

Ieri ho partecipato al funerale di mio zio Armando. E’ stato molto triste, soprattutto perché ad un certo punto mi scappava da pisciare e in chiesa non c’erano bagni.

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Al funerale c’erano un sacco di parenti che non vedevo da anni: Roberto, il mio vecchio prozio, quello che nella Seconda Guerra Mondiale si era rifugiato in Svizzera. Poi c’era anche Matilde, la cugina di mio padre, quella che da giovane faceva la prostituta. Quanti bei ricordi.

E poi, d’un tratto, ho visto Silvia, la mia cugina di secondo grado.

Una figa allucinante. L’ultima volta che ci eravamo incontrati io avevo 16 anni, lei 12.

Adesso ne aveva 19, ed era diventata uno splendore: culo alto, tette sode, labbra carnose. E poi le donne vestite di nero mi fanno arrapare.

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Terminata la funzione mi sono avvicinato a lei e le ho sussurrato all’orecchio:

“Sei sempre stata la mia parente preferita.”

Lei si è voltata di scatto e mi ha squadrato con i suoi occhioni blu. “Faina, sei tu? Da quanto tempo non ti vedevo. Come sei diventato alto! E pure il pisello ti è cresciuto!”

“Grazie. Anche a te sono cresciute le tette.” ho risposto sorridendo.

“Che ne dici, andiamo a bere qualcosa assieme?” mi ha chiesto lei, mangiandomi con gli occhi.

“Ma… Silvia, è appena finita la funzione. Ora dobbiamo andare fino al cimitero e seppellire zio Armando.”

“Che palle, ormai è morto, chi se ne frega. E io ho voglia di farti un pompino. Dai, andiamo da qualche altra parte!” ha protestato lei.

A quel punto mi sono sentito intrappolato come un coniglio preso al laccio. Come fare? Non potevo abbandonare il funerale di mio zio, ma allo stesso tempo non potevo rifiutare il sesso orale che mi stava proponendo la mia attraente cugina. Andare al cimitero con il corteo funebre, o rintanarmi nella mia auto a farmi spompinare da Silvia?

Fu così che mi ritrovai al cimitero, a farmi succhiare l’uccello da mia cugina che se ne stava inginocchiata dietro una pietra tombale. In quel modo nessuno poteva vederla, e io riuscivo a seguire il funerale di zio Armando.

“Faina, vieni qui, su. Che ci fai lì in disparte?” chiese mio nonno Luigi facendomi segno di avvicinarmi.

“Oh, no, è troppo triste. Preferisco ahia stare un po’ qui, da solo. Mi viene da piangere se ahi vedo la bara che viene coperta. Lasciatemi qui aaahh ad affrontare da solo il mio dolore.” risposi io, fingendo un sorriso amaro che in realtà era un orgasmo di alto livello.

“E’ stato bellissimo.” ha mormorato mia cugina, pulendosi il viso.

“Mi sento blasfemo. Finiremo all’inferno per questo, ne sono sicuro.”, le ho sussurrato chiudendomi la patta dei calzoni.

“Per un pompino al cimitero? Dove sta scritto nella Bibbia che non si può fare?” mi ha chiesto lei.

Qualche anno dopo

Dio: Ok, vediamo un po’.. Faina, ecco qui. Mmm.

Faina: Le ha mai detto nessuno che ha una barba stupenda?

Dio: Stai zitto. Allora, Faina, qui ci sono un po’ di cose che non vanno bene..

Faina: Sì, lo immaginavo..

Dio: Vedo che non hai mai onorato il padre e la madre.

Faina: Mi picchiavano, Signore.

Dio: Non raccontarmi balle, Faina. Io so tutto.

Faina: Ok, allora diciamo che non se lo meritavano.

Dio: Capisco. Ti hanno rotto tanto i coglioni, eh?

Faina: Sì, molto.

Dio: E va bene, sei perdonato.

Faina: Grazie, Signore.

Dio: Qui però vedo che hai rubato.

Faina: Piccole cose, mio Signore. Qualche pacchetto di sigarette, qualche soldo ai miei. Che sarà mai?

Dio: Che marca di sigarette?

Faina: Pall Mall.

Dio: Allora sei perdonato.

Faina: Grazie, mio Signore.

Dio: Vedo che non hai santificato le feste.

Faina: Ma mio Signore, le posso assicurare che non c’era uomo sulla faccia della terra che facesse festa più di me. Se fosse stato per me, avrei fatto festa tutti i giorno.

Dio: Va bene, sei perdonato.

Faina: Grazie.

Dio: Ha-ha! Qui c’è anche scritto che ti sei fatto fare un pompino da tua cugina, in un cimitero, durante il funerale di tuo zio!

Faina: Mi ha beccato, mio Signore.

Dio: Ti condanno perciò all’inferno.

Faina: Ma Signore, dove sta scritto nella Bibbia che farsi fare pompini al cimitero fosse proibito?!

Dio: Matteo, 21-19.

Faina:

Dio: E’ scritto in piccolo.

Faina: Ok. Mi faccia un po’ vedere.

Dio: No!

Vita da monco

Spesso mi viene in mente che potrei rimanere monco. Perdere la mano destra in un incidente, per esempio. Sarebbe un gran bel problema del cazzo. Dovrei imparare a masturbarmi con la sinistra.

O, per esempio, non potrei più fare le flessioni. Non che io ora le faccia, sia ben chiaro. Preferisco passare il mio tempo sul divano. A masturbarmi.

O, per esempio, farei una fatica boia ad infilarmi i jeans. Chi ha mai provato a infilarsi i jeans con una mano sola? Jeans attillati, magari? E’ un’impresa snervante. Un po’ come trombare da ubriaco.

O, per esempio, non potrei più giocare con la Play Station. Oppure potrei, ma dovrei rassegnarmi a perdere tutte le partite a FIFA.

O, per esempio, dovrei imparare a pulirmi il culo con la mano sinistra. Ma sarebbe difficile, già lo so. E io non vado matto per le cose difficili.

I primi tempi dovrei chiamare una badante.

“Olga, l’ho fatta di nuovo! Vieni a pulirmi il culo!”

“Arrivo, signorino, eccomi. Una passata leggera o forte?”

“Leggera, grazie. E credo che tre possano bastare.”

O, per esempio, dovrei rassegnarmi a non poter più battere le mani. Sarebbe terribile. Non poter applaudire alla fine di un’opera teatrale, non poter applaudire al matrimonio di mia sorella, non poter applaudire quando la mia ragazza mi fa un pompino.

Terribile.

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Nella foto: Manuela Arcuri mentre tenta di sfondare un reggiseno con la sola forza delle tette.