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Dilemma del fumatore N.13

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Ho cercato di smettere di fumare, una volta. Ricordo che quella mattina senza sigarette ero tranquillo: ah, si stava così bene cominciando la giornata senza quell’insopportabile massa di fumo nei polmoni. A colazione sorridevo. Mia madre mi guardava con sospetto.

Madre di Faina: Che hai oggi?

Faina: Come?

Madre di Faina: Che hai? Perché sorridi?

Faina: Niente. Perché, non posso sorridere?

Madre di Faina: Sono le sei e mezza di mattina!

Faina: E allora?

Mia madre si alza in piedi di scatto, visibilmente preoccupata.

Madre di Faina: Ti prego dimmi che non si tratta di droga!

Il problema è sorto all’ora di pranzo. Al momento di mangiare (risotto coi funghi e petto di pollo con purè) ho cominciato a pensare che dopo non avrei potuto fumare la mia sigaretta di rito. Chi fuma lo sa bene: poche sigarette al mondo sono buone come quelle consumate dopo un lauto pranzo.

Madre di Faina: E adesso che hai? Perché quel muso lungo?

Faina: Niente.

Madre di Faina: Niente?

Faina: Mmm.. Non mi va ‘sto risotto.

Madre di Faina: Oddio, è droga sul serio! Dimmi la verità!

Il pomeriggio l’avevo passato in uno stato di profondo nervosismo. Cercavo di studiare e non ci riuscivo. Guardavo la tele e ogni programma mi faceva pena. Provavo a scrivere e finivo per fissare il cursore di Word, che lampeggiava lì in alto, con aria beffarda.

Word: Allora? Oggi di che parliamo?

Faina: Non lo so. Pensavo ad una cosa spiritosa.

Word: Sesso? Parliamo di sesso?

Faina: No. Già fatto.

Word: Che ne dici di prendere in giro qualcuno?

Faina: Boh…

Word: Non sei in forma oggi, vero?

Faina: Non particolarmente.

Word: Allora.. cosa vuoi fare?

Faina: Non lo so..

Word: Io aspetto. Fai con calma.

Alla sera (ho saltato il pranzo, mia madre stava per chiamare il 113) mi sono spalmato sul divano e mi sono imposto di guardare un film. Ho fatto un rapido giro sui canali. Il meno peggio che trasmettevano era Forrest Gump.

All’inizio mi prendeva bene. Poi, dopo un’ora, iniziai a chiedermi con una punta di tristezza perché un ritardato mentale avesse così tanto successo nella vita.

Dopo un’ora e mezza decisi che odiavo quel film inverosimile e sopravvalutato: uno scemo che sembra un incrocio tra Superman e Candy Candy, forte e dolce, sincero e onesto, puro come una gemma e solido come una roccia, che diventa una specie di eroe americano? Ma vaffanculo. Nella vita reale, in America, un tizio così lo prenderebbero a calci in culo e lo metterebbero a pulire cessi.

Ho spento il televisore e sono andato a letto. Mi sono rigirato tutta la notte, maledicendo le lenzuola che si sfilavano da sotto il materasso e lo stronzo che le aveva inventate e anche lo stronzo che aveva inventato il materasso: perché i due stronzi non si erano incontrati tra di loro? Avrebbero potuto organizzare una riunione mettersi d’accordo prima di brevettare le loro stronze invenzioni: potevano trovarsi a casa un pomeriggio e cercare una soluzione comune al problema, e creare delle cazzo di lenzuola che non si sfilavano, oppure un super materasso che attirava elettromagneticamente le lenzuola, insomma, vaffanculo a quei due stronzi che non hanno fatto le cose per bene e mi impedivano di dormire in santa pace.

Finalmente persi conoscenza verso le tre di notte. Ma dormii male, molto male.

Ricordo che la mattina dopo mi sono fatto tre Pall Mall in 9 minuti e 47 secondi.

Giuda a un concerto punk

435952028.jpgUna nota cantante che crede (spera?) di fare musica punk. Da notare l’acerba bellezza che la caratterizza, degna di una scopatina.

Mi ricordo che una volta sono stato a un concerto di un gruppo punk. Io sinceramente non vado matto per il punk, anzi, diciamo che sinceramente non vado matto per nessun tipo di musica in particolare. Comunque sia, ci ero andato con questo mio amico, che a lui piace da impazzire.

Non stava fermo un minuto, saltava, pogava, scuoteva la testa su e giù, urlava insieme a tutta la gente che c’era.  E io stavo lì fermo come un pezzo di legno e facevo un bel sorrisino quando vedevo che mi guardava, e ogni tanto muovevo anch’io la testa su e giù per solidarietà e anche perché mi sembrava scortese non farlo. E pensavo che ero terribilmente fuori luogo a quel concerto e che sarebbe stato meglio svignarsela.

Ma il mio amico, cristo santo, ci teneva un casino e adorava tutta quella faccenda e allora io dovevo fingere di essere dalla sua parte come Giuda quella sera della famosa cena.

E quando pogavano io facevo delle schivate assurde in stile Matrix per evitare di farmi trascinare in mezzo e poi mi mettevo in un angolo e per mimetizzarmi urlavo insieme agli altri come una bestia che viene macellata, solo che io urlavo “Gesù”, “Britney Spears” e “Madreteresa”, e mi divertivo perché nessuno capiva mai cosa dicevo, roba che se lo intuivano penso che mi uccidevano lì sul posto.

Ma per fortuna a quelli che mi stavano attorno bastava vedere che urlavo e si sentivano contenti. E magari la sera tornavano a casa e pensavano a me con tenerezza e dicevano “ecco uno che ama veramente il punk” e “sono contento di aver visto tanto entusiasmo negli occhi di quel giovane”. Ma forse esagero, non credo mica che possano aver pensato una cosa del genere.

Comunque sia, finito il concerto ci siamo trovati fuori io e il mio amico e lui aveva il fiatone e la luce della gioia gli brillava negli occhi e continuava a dirmi che era stata una figata e che quel gruppo spaccava. E poi si interrompe e mi guarda come Maria deve aver guardato Gesù in croce e mi fa “ma quand’è che ti va bene che andiamo al prossimo concerto insieme?”, e io che per tutta la sera avevo bestemmiato dentro di me per la noia lo guardo e gli sorrido e mi accendo una Pall Mall. Faccio un tiro, mando fuori il fumo e poi gli dico con falsa allegria che quando vuole basta che mi chiami, io ci sono sempre eh, il prima possibile lo rifacciamo, cazzo.

A me nessuno dà i trenta denari.