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Danza macabra

Ieri ho partecipato al funerale di mio zio Armando. E’ stato molto triste, soprattutto perché ad un certo punto mi scappava da pisciare e in chiesa non c’erano bagni.

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Al funerale c’erano un sacco di parenti che non vedevo da anni: Roberto, il mio vecchio prozio, quello che nella Seconda Guerra Mondiale si era rifugiato in Svizzera. Poi c’era anche Matilde, la cugina di mio padre, quella che da giovane faceva la prostituta. Quanti bei ricordi.

E poi, d’un tratto, ho visto Silvia, la mia cugina di secondo grado.

Una figa allucinante. L’ultima volta che ci eravamo incontrati io avevo 16 anni, lei 12.

Adesso ne aveva 19, ed era diventata uno splendore: culo alto, tette sode, labbra carnose. E poi le donne vestite di nero mi fanno arrapare.

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Terminata la funzione mi sono avvicinato a lei e le ho sussurrato all’orecchio:

“Sei sempre stata la mia parente preferita.”

Lei si è voltata di scatto e mi ha squadrato con i suoi occhioni blu. “Faina, sei tu? Da quanto tempo non ti vedevo. Come sei diventato alto! E pure il pisello ti è cresciuto!”

“Grazie. Anche a te sono cresciute le tette.” ho risposto sorridendo.

“Che ne dici, andiamo a bere qualcosa assieme?” mi ha chiesto lei, mangiandomi con gli occhi.

“Ma… Silvia, è appena finita la funzione. Ora dobbiamo andare fino al cimitero e seppellire zio Armando.”

“Che palle, ormai è morto, chi se ne frega. E io ho voglia di farti un pompino. Dai, andiamo da qualche altra parte!” ha protestato lei.

A quel punto mi sono sentito intrappolato come un coniglio preso al laccio. Come fare? Non potevo abbandonare il funerale di mio zio, ma allo stesso tempo non potevo rifiutare il sesso orale che mi stava proponendo la mia attraente cugina. Andare al cimitero con il corteo funebre, o rintanarmi nella mia auto a farmi spompinare da Silvia?

Fu così che mi ritrovai al cimitero, a farmi succhiare l’uccello da mia cugina che se ne stava inginocchiata dietro una pietra tombale. In quel modo nessuno poteva vederla, e io riuscivo a seguire il funerale di zio Armando.

“Faina, vieni qui, su. Che ci fai lì in disparte?” chiese mio nonno Luigi facendomi segno di avvicinarmi.

“Oh, no, è troppo triste. Preferisco ahia stare un po’ qui, da solo. Mi viene da piangere se ahi vedo la bara che viene coperta. Lasciatemi qui aaahh ad affrontare da solo il mio dolore.” risposi io, fingendo un sorriso amaro che in realtà era un orgasmo di alto livello.

“E’ stato bellissimo.” ha mormorato mia cugina, pulendosi il viso.

“Mi sento blasfemo. Finiremo all’inferno per questo, ne sono sicuro.”, le ho sussurrato chiudendomi la patta dei calzoni.

“Per un pompino al cimitero? Dove sta scritto nella Bibbia che non si può fare?” mi ha chiesto lei.

Qualche anno dopo

Dio: Ok, vediamo un po’.. Faina, ecco qui. Mmm.

Faina: Le ha mai detto nessuno che ha una barba stupenda?

Dio: Stai zitto. Allora, Faina, qui ci sono un po’ di cose che non vanno bene..

Faina: Sì, lo immaginavo..

Dio: Vedo che non hai mai onorato il padre e la madre.

Faina: Mi picchiavano, Signore.

Dio: Non raccontarmi balle, Faina. Io so tutto.

Faina: Ok, allora diciamo che non se lo meritavano.

Dio: Capisco. Ti hanno rotto tanto i coglioni, eh?

Faina: Sì, molto.

Dio: E va bene, sei perdonato.

Faina: Grazie, Signore.

Dio: Qui però vedo che hai rubato.

Faina: Piccole cose, mio Signore. Qualche pacchetto di sigarette, qualche soldo ai miei. Che sarà mai?

Dio: Che marca di sigarette?

Faina: Pall Mall.

Dio: Allora sei perdonato.

Faina: Grazie, mio Signore.

Dio: Vedo che non hai santificato le feste.

Faina: Ma mio Signore, le posso assicurare che non c’era uomo sulla faccia della terra che facesse festa più di me. Se fosse stato per me, avrei fatto festa tutti i giorno.

Dio: Va bene, sei perdonato.

Faina: Grazie.

Dio: Ha-ha! Qui c’è anche scritto che ti sei fatto fare un pompino da tua cugina, in un cimitero, durante il funerale di tuo zio!

Faina: Mi ha beccato, mio Signore.

Dio: Ti condanno perciò all’inferno.

Faina: Ma Signore, dove sta scritto nella Bibbia che farsi fare pompini al cimitero fosse proibito?!

Dio: Matteo, 21-19.

Faina:

Dio: E’ scritto in piccolo.

Faina: Ok. Mi faccia un po’ vedere.

Dio: No!