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La discoteca uccide

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Vado in discoteca. Insomma, è estate, sono a Jesolo, i miei amici minacciano di lasciarmi fuori dalla camera dell’hotel se non li seguo: i motivi per andarci ci sono tutti.

E poi, ho voglia di figa. Meglio se ubriaca e rincoglionita dalla musica. Andiamo, la vita notturna mi aspetta.

Dopo mezz’ora di coda, passata a fumare Pall Mall e a sperare che un coglione cerchi di scalare la fila così da avere un buon motivo per scatenare una rissa, finalmente entriamo.

La temperatura si alza di venti gradi, non si respira. Yu-hu.

Cerco un angolino tranquillo per sfuggire alla calca, e finalmente lo trovo. Ci sono solamente due tizi dall’aria truce, ma alquanto silenziosi e discreti. Sfodero un sorriso, li saluto giovialmente, e mi vado ad appoggiare al muro con aria beata.

Noto che se ne restano immobili a fissarmi, sempre con quell’aria truce, e capisco che forse sono capitato nel bel mezzo di un piccolo ma delicato traffico di droga che prevedeva un pusher dotato di pasticche e un intossicato provvisto di soldi, entrambi intenzionati ad effettuare uno scambio equo.

Saluto cordialmente e mi affretto ad allontanarmi, prima che uno dei due si decida ad estrarre una pistola e a chiedermi se voglio imparare l’affascinante arte di cagare attraverso un buco di culo nuovo di zecca.

Cerco i miei amici e li vedo impegnati a ballare in pista. I loro movimenti mi ricordano un po’ quelli di Billy, il mio gatto. Dopo che una Mercedes l’aveva investito. Ma prima che morisse tra gli atroci dolori che comporta l’avere tutte le ossa spezzate.

Mi sento un po’ triste ripensando a quello che ha dovuto patire il mio povero ex-gattino, per cui decido d’un tratto che la devo smettere di strizzare i testicoli per divertimento a Rocky, il mio attuale gattino.

Io sì che so auto-migliorarmi come si deve.

Rinfrancato nello spirito, ma non nel corpo (ricordate la voglia di figa? Ok), decido di andare fuori a fumare. Dopo qualche passo mi accorgo che una buona percentuale di gente sta fumando dentro, apparentemente incuranti del fatto che sia proibito.

E io, che con le regole mi ci faccio lo spezzatino¹, decido di fumare all’interno, sbattendomene le palle delle norme per la sicurezza in vigore nei locali pubblici Italiani. Beccati questo, Autorità di merda.

Io sì che sono un anarchico alla Fight Club.

Sono a metà della sigaretta e mi sto lasciando prendere dal ritmo tribale della musica (Tum tum tum tum? tum! “tum” (tum) /tum/ tum @tum@) quando all’improvviso un buttafuori decide di smettere di cazzeggiare (flirtare con le quindicenni) e cominciare a fare il suo mestiere.

Comincia pertanto a scrollare tutti i tipi e le tipe con la cicca in bocca, intimando in maniera alquanto minacciosa che l’unica scelta disponibile è decidersi a fumare fuori, o imparare ad aspirare col culo.

Un buon 99% decide che fumare all’aria aperta è la Via della Salvezza, e tutti insieme ci avviamo verso la “Zona Fumatori”.

Un buco recintato di due metri per tre sotto un cielo di stelle, riempito fino all’inverosimile da cinquanta persone talmente appiccicate tra di loro che il giorno dopo alcune ragazze hanno scoperto di essere rimaste incinte, e che visto dall’alto ricorda vagamente una foto aerea di un treno pieno di ebrei diretto al campo di concentramento.

Okay, scusatemi per la battutaccia cattiva. Quella delle ragazze incinte.

Fumo la sigaretta in fretta, accucciato sotto le gambe di un tizio che sta cercando di arrampicarsi sulle spalle di un altro tizio che é in equilibrio instabile sulle ginocchia di un altro, che nel frattempo sta morendo soffocato.

Fuggo via, e vado in bagno.

La prima cosa che mi colpisce dei bagni di questa discoteca sono i lavandini: grandi, colorati e molto pratici. La seconda cosa è il vomito.

Scavalco un giovanotto inginocchiato che sta sboccando sul pavimento (o erano i suoi pantaloni? Non si notava la differenza) e raggiungo il cesso. E’ pieno di piscio, sia dentro la tazza che sul pavimento, lo sciacquone è rotto, c’è carta igienica bagnata dappertutto. Ringrazio Dio che non ci sia merda.

Mi svuoto e me ne vado. Il tizio di prima è sdraiato per terra, ad occhi chiusi, sta dormendo. L’espressione del viso è così tenera, mi sembra quasi un orsetto. Chissà, forse a causa di tutto quel vomito marrone che gli ricopre i peli del viso.

Vado al bar, a prendere da bere. Un Martini bianco con limone, grazie. Mamma mia, quanto sono figo e fashion quando ordino certi drink da uomo d’affari. Perderò un bel po’ della mia baldanza quando, una volta arrivato il momento di pagare, scoprirò che mi è costato dodici euro. Yu-hu.

Sorseggio il mio Martini, sentendomi molto James Bond (quella troia non c’ha messo il limone, spero che crepi di diarrea), e intanto cerco con lo sguardo i miei amici. Sono ancora in pista a ballare. Oh Dio, vi prego, ditemi che sono già le cinque di mattina e che adesso chiudono. No. Sono le due. Appena lo scopro muoio dentro, un pochino.

Una tizia mi sta fissando. Distolgo lo sguardo qualche secondo e poi torno a guardarla di colpo. E’ ancora lì che mi guarda. La valuto. E’ vestita come una prostituta in periodo di magra, il che significa che si vede più carne che tessuto. Okay.

Le gambe sono ok,  le tette piccole, ma passabili. (Troverò mai una donna con la quarta di reggiseno che ci stia con me? Fidatevi, donne, questa è una domanda che ogni uomo si pone almeno una volta nella vita.)

Mi avvicino. Ha un bel viso. Grazie a Dio/Buddha/Zeus.

Ciao, come va, sono Faina, oh piacere, io sono Elisa, da dove sei, oh io sono da Figalandia, cosa fai, studio, cosa studi di bello, Psicologia (E qui l’irresistibile impulso di gridarle: Uao, e dopo hai già deciso in che distributore di benzina lavorerai?)

Ce l’hai il ragazzo, no non ce l’ho, ah ah ma lo sai che sei proprio carina, grazie anche tu non sei male, fumiamo una sigaretta, no mi spiace non fumo (Mi dispiace cocca, noi due non abbiamo un futuro)

Senti ti va se magari andiamo a fare un giro in spiaggia, è un modo carino per chiedermi se voglio scopare, ha ha ma senti com’è arguta la nostra futura psicologa, oh tranquillo a me non spaventano i tipi espliciti che non hanno paura di parlar chiaro, perfetto allora muovi il culo che andiamo a trombare in macchina che ce l’ho sul parcheggio qua fuori dai sbrigati cazzo. Yu-hu.

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¹ Frase num. 239, tratta dal Libro “1000 frasi da duro per far colpo sugli idioti”.