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Ha delle potenzialità, ma non si applica

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Vieni alla lavagna Roberto.

Hai studiato?

Allora?

No… Non ho studiato.

Come volevasi dimostrare. Chissà perché non mi stupisce.

Dovrò metterti un quattro sul registro. Vai al posto ora.

Quanto ti pagano per non fare un cazzo tutto il giorno? Quanti soldi prendi per stare seduta dietro quella cattedra a spiegare la lezione in maniera svogliata mentre pensi che non vedi l’ora di tornare a casa a guardarti la tv seduta sul tuo vecchio divano da zitella mangiando una vaschetta di gelato e mettendo su culo e sognando di trovare l’uomo della tua vita che ti scopi come si deve? O forse non lo sogni nemmeno più, ti limiti a mangiare come una scrofa e quando la tua mente comincia a vagare in direzione di un possibile uomo tu subito distogli il pensiero e cambi canale per non pensarci, e così fai ogni giorno della tua squallida vita miserabile e solitaria fingendo che vada tutto bene e accettando quello che ti succede senza interrogarti sulla minima cosa che riguardi la tua noiosa esistenza che prima o poi, oh sì cara mia, giungerà al termine?

Quanto ti pagano per scrivere alla lavagna formule matematiche di cui persino tu hai dimenticato il significato? Formule che quando eri giovane ti appassionavano, quando eri giovane ne eri attratta e quando le capivi ti facevano sembrare intelligente agli occhi dei secchioni sfigati che erano nel tuo corso all’Università e che ti sei portata a letto pensando che ti serviva per fare esperienza e che magari col tempo qualche ragazzo decente sarebbe arrivato peccato che alla fine hai continuato a scopare quei cessi che ora se ne stanno pure loro in qualche scuola di provincia a spiegare matematica a studenti svogliati e quando tornano a casa a mangiare da soli magari pensano ancora a te e a quella volta che ti hanno sparato il loro sperma in faccia e ti hanno detto prendilo, troia, prendilo tutto e stai zitta, e tu quella sera hai perso sangue dalla figa e hai pianto perché non avevi reagito e li avevi lasciati a fare i loro comodi con te perché in fondo avevano detto che ti trovavano intelligente e anche carina e quindi potevi sopportare di tutto, e non so se lo sai ma quando entravi in aula loro si guardavano negli occhi e ridevano e si scambiavano commenti su come te l’avevano sbattuto dentro e facevano a gara su chi aveva fatto più lo stronzo con te nell’ultimo semestre.

Quanto ti pagano per lamentarti se qualche studente arriva in ritardo di due minuti? Quanti soldi prendi al mese per minacciare gli studenti di mandarli dal preside solo perché hanno voluto finire la sigaretta prima di entrare in classe e hanno sforato il tuo sacrosantissimo orario di lezione che inizia alle otto e zero zero minuti e finisce alle nove e zero zero minuti amen?

Quanto ti pagano per rompere i coglioni quando vedi che appena finisce la ricreazione i tuoi alunni non sono già tutti in classe? Quanto ti pagano per credere che i tuoi studenti passino ansiosamente la ricreazione aspettando che ricominci la tua lezione di merda per precipitarsi in classe e sedersi al loro posto bramosi di prendere appunti? Quanto, per essere così stupida da crederlo?

Quanto ti pagano per mettere voti migliori alle ragazze? Perché andiamo, lo sanno tutti che fai così, ci vorrebbe un cieco ritardato mentale per non accorgersi che fai più favoritismi tu che un mafioso ad un politico, ci vorrebbe un sordo rincoglionito per non accorgersi che quando dai un otto a Sabrina la stai solo aiutando a non finire bocciata e inculata dai suoi genitori a giungo, anche se non è stata capace di fare altro che sputare fuori tre frasi di merda impossibili da combinare tra di loro e formarne una di senso compiuto. Quanto ti pagano per aiutare gli esseri umani dotati di figa? Cos’è, la solidarietà femminile per te significa “promuoviamo la stupidità nel mondo?”

Quanto ti pagano per guardare con disprezzo quelli come me? Quanto prendi per guardare come se fossero delle merde quei ragazzi che non studiano e che non stanno i pomeriggi chiusi in casa a imparare come si calcola una derivata perché magari sanno benissimo che quando dovranno pagare il mutuo della casa non gli servirà a un cazzo sapere cos’è una funzione di funzione o un assioma o una coordinata, quando la bolletta della luce sarà di centocinquanta euro perché loro figlio gioca con la PlayStation tutto il giorno e la loro moglie sta ore a guardare Italia Uno e guadagnano mille euro al mese e centocinquanta euro sono tanti, saper trovare il risultato di un’equazione di secondo grado gli servirà solo a pulirsi il culo. Quanti soldi ti danno per guardarmi e pensare che non combinerò niente di buono nella mia vita solo perché non penso che la scuola sia una cosa così importante? Ah scusa, dimenticavo che la tua vita si riduce solo a mangiare gelato sul divano e a rispondere a tua mamma al telefono dicendole che no, non ti vedi con nessuno al momento. Per cui scusami tanto, hai ragione, per te la scuola è una cosa davvero, davvero importante, perché nella tua vita di merda non hai davvero un cazzo che valga qualcosa di più.

Quanto ti pagano per sfottere quelli che interroghi? Quanto ti pagano per farmi alzare e farmi restare davanti alla lavagna per quei lunghi minuti a mortificarmi e a ripetermi che devo veramente applicarmi, fingendo che non ci siano altri venti studenti che ci stanno guardando e pensano che qualcuno in classe se la sta prendendo in culo un’altra volta, eh sì, sono proprio io. Quanti soldi prendi per prendermi in giro sul fatto che non so niente? Lo sai benissimo, mi conosci, io lo dimostro ampiamente che non so un cazzo, e allora basta mandami al posto e smettila di continuare questo teatrino del cazzo, e allora quanto ti danno al mese per guardarmi mentre sudo e balbetto e scrivo numeri che sembrano gli sgorbi di un handicappato? Quando ti danno per far finta di pensare che a me non importi un cazzo di prendere voti di merda mentre in realtà lo sai benissimo che per me è un problema andare male a scuola perché i miei genitori mi fanno il culo e tu lo sai perché ci hai parlato alla riunione e hai detto loro che devo studiare di più, molto di più. Quanto ti pagano per sfottermi pur sapendo benissimo che quando torno a casa sono cazzi?

E allora dai, su, dammi quel quattro di merda e vai a fartelo mettere nel culo.

Dedicato ai miei professori del liceo.

Spero che crepiate tutti,

uno alla volta,

ad intervalli di una settimana.

Così me la godo più a lungo.

 

 

Interrogazione a sorpresa

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Prof: Buslenghi Luca, si alzi e venga alla lavagna.

Buslenghi: Per… Per essere interrogato, intende?

Prof: No, per fare una passeggiata. Ma certo che deve venire per essere interrogato, Buslenghi!

Buslenghi: (mormorando) Ah, ok… Aveva detto che non interrogava oggi, ma si vede che ha cambiato idea, che cazz..

Prof: Ha detto qualcosa, Buslenghi?

Buslenghi: Chi, io? Non io, professoressa.

Prof: Bene. Allora, sentiamo, mi sa dire in che anno Carlo Magno è stato incoronato imperatore?

Buslenghi: Imperatore?

Prof: Imperatore, Buslenghi, imperatore. Lei lo sa cos’è un imperatore, giusto? Andiamo, Buslenghi, non faccia il buffone.

Buslenghi: Ok, imperatore. Carlo Magno. Beh, innanzitutto Carlo Magno era un grande combattente, ma proprio grande e forte, infatti è per questo che lo chiamavano Magno, perché Magno è latino, e vuol dire grande, quindi volendo italianizzarlo si potrebbe anche chiamare Carlo il Grande..

Prof: Buslenghi, se la smette di dire idiozie e risponde alla mia domanda è meglio, eh? Che ne dice? La sa la risposta? Una data, Buslenghi, mi basta una data. In che anno è stato incoronato?

Buslenghi: Ma vuole l’anno preciso o le basta anche una via di mezzo?

Prof: Buslenghi, le ho già detto di non fare il buffone.

Buslenghi: Ok, ok, chiedevo. Allora, una data. Beh, di sicuro prima del mille dopo Cristo… (lancia un’occhiata alla prof per vedere la reazione) …Quindi direi che siamo nel periodo che va dalla fine dell’Impero Romano in poi..

Prof: Buslenghi, lei sta parlando di un periodo di circa seicento anni, non le sembra di essere un po’ vago? Ho capito, lei non sa la data.

Buslenghi: La so, la so, ci stavo arrivando! E’ il quattrocento dopo Cristo, giusto?

Prof: No.

Buslenghi: Cinquecento?

Prof: La smetta, Buslenghi.

Buslenghi: Seicentocinquanta?

Prof: Buslenghi, vuole una nota sul registro? Passiamo ad un’altra domanda. Come si chiamavano i tre figli di Carlo Magno che si spartirono l’impero del padre?

Buslenghi: Era settecento, vero?

Prof: Buslenghi, vuole proprio beccarsi un quattro?

Buslenghi: Chiedevo, chiedevo… Mi pareva di esserci vicino…

Prof: Allora, i nomi dei tre figli.

Buslenghi: Tre, tutti quanti?

Prof: Erano tre, glieli ho chiesti tutti e tre. Su, andiamo.

Buslenghi: Certo che Carlo Magno e la sua signora si sono divertiti, eh?

Prof: Buslenghi! Ma che sta dicendo! Vuole rispondere alla domanda cercando di evitare stupide divagazioni?!

Buslenghi: Mi scusi, non era mia intenzione, non volevo offendere nessuno, tantomeno la storia dei nostri avi e i nobili condottieri che insomma nel passato furono insomma… Beh, allora. Tre figli. Tre, tre figli, mica uno. Allora, vediamo. Il più giovane era quello… Beh, ma di sicuro ce n’era uno che era il più grande… Insomma.. Ehi, non è che siano i tre porcellini, eh? (sbircia la professoressa per vedere se ride, ma non è così) …Mi scusi, allora, stavo dicendo, di questi tre figli, uno era.. Non lo so, professoressa, non lo so. Non ho potuto studiare ieri.

Prof: E come mai non ha potuto, Buslenghi?

Buslenghi: Mia mamma sta male.

Prof: Sua madre l’ha accompagnata a scuola stamattina, l’ho vista io personalmente.

Buslenghi: Sì, ma soffriva molto, non l’ha notato?

Prof: Sua madre mi sembrava normalissima, Buslenghi. Niente smorfie di dolore sul viso. Non mi prenda in giro o dovrò prendere provvedimenti seri.

Buslenghi: E io che colpa ne ho se mia madre è bravissima a sopportare il dolore? E’ ovvio che lei non se ne sia accorta.

Prof: Preferisce che la chiamiamo a casa e sentiamo come sta?

Buslenghi: Ma che le ho fatto di male? Perché se la prende con me? Siamo in ventisette in questa classe e lei interroga sempre me!

Prof: Non faccia il bambino, Buslenghi.

Buslenghi: Che fa, sta scrivendo quattro? Che fa, scrive quattro? E’ un quattro quello? Eh, è un quattro?

Prof: Sul registro, sì. Vada pure al posto, Buslenghi.

Buslenghi: Era il settecentoquaranta, vero?

Prof: Vada , Buslenghi.

Buslenghi: Uno dei tre figli si chiamava Federico Barbarossa?

Prof: No, ora vada al suo posto e non mi faccia perdere altro tempo.

Buslenghi: Ottocentonovanta?

Prof: Buslenghi!

Buslenghi:

Prof:

Buslenghi: Beh, Cristoforo Colombo ha scoperto l’America!

Prof: Quando?

Buslenghi:

Prof:

Buslenghi: Ottocentonovanta l’ho già detto?