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Le caprette mi fanno ciao, stronzo

Ricordo ancora con una punta di nostalgia i bei vecchi tempi in cui ero ragazzino: collezionare le figurine dei calciatori! Correre in bicicletta con gli amici! Spiare il seno delle ragazze in piscina! Ok, l’ultima la faccio ancora.

Momenti magici, indimenticabili. Peccato che d’un tratto, a quattordici anni, la mia infanzia finì bruscamente. Fui mandato dai miei genitori a vivere in campagna coi miei nonni.

Un po’ come Heidi che va a stare col vecchio sui monti. Con l’unica differenza che io col cazzo che accettai di dormire sulla paglia. Pretesi un letto a due piazze e misi subito bene in chiaro che non avrei mai e poi mai munto una vacca.

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Rimasi per tre anni in campagna, a lavorare nei campi, a cogliere mele dall’albero, a giocare col cane, a rincorrere gli anatroccoli e a respirare la fresca aria che spirava dai colli.

Che due coglioni.

Finalmente tornai in città, profondamente cambiato rispetto al ragazzino insicuro e spaventato che era partito tre anni prima. Innanzitutto, non ero più vergine.

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Ebbene sì, lo confesso. Ho perso la mia verginità con una ragazza di campagna. Era molto carina, seppur un po’ rustica nei modi. Continuava a voler zappare il campo mentre facevamo l’amore. E inoltre masticava tabacco e imprecava di frequente.

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Comunque, una volta tornato in città, passai un periodo in cui non riuscivo più ad abituarmi alla vita urbana. Smog, cemento, macchine: tutto quanto mi sembrava grigio e spento.

Avrei dato qualsiasi cosa per vedere il sedere di un mulo o, in mancanza d’altro, per poter spalare per l’ultima volta una bella montagna di sterco fumante. Dio, come mi mancava la vita bucolica.

Pian piano iniziai ad abituarmi alla mia condizione di abitante della città. Cominciai ad assaporare il profumo degli scarichi delle auto, mi fermavo sempre più spesso ad ascoltare incantato il dolce suono dei clacson impazziti. Di notte salutavo le prostitute lungo le strade, mi scoprivo a sorridere a tossici e barboni che mi chiedevano qualche euro. Dopo qualche mese finalmente mi venne una bella tosse dovuta all’inquinamento: ecco, in quel momento capii che ero veramente tornato a casa.

(Mi manca tanto lo sterco fumante di cavallo.)