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C’era una volta Chinaski

Caro Chinaski,

 

Innanzitutto complimenti. Sei bravissimo. Uno scrittore nato. Ti seguo da un anno e mezzo (forse due, non ricordo di preciso) e ho letto tutto quello che hai scritto. Tutto, dal primo all’ultimo post. I post migliori me li rileggo spesso, come si fa con un buon libro quando fuori piove e in tivù non danno un cazzo.

 

Ma c’è un problema.

 

Scrivo infatti questa lettera per esprimere la mia opinione personale sulla roba che pubblichi da un bel po’ di tempo a questa parte: riassumendo in poche parole, ritengo fermamente che tu stia peggiorando sempre di più col passare del tempo.

 

(Mi par già di sentire i gemiti di disapprovazione dei tuoi lettori: “ma come cazzo si permette questo stronzo di dire una cosa del genere? Ma si rende conto di cosa sta parlando?”)

 

Sì, me ne rendo conto perfettamente. Quando uno inizia a tenere un blog “d’opinione” o “letterario” impara in fretta chi è Chinaski e quanto poco opportuno sia criticarlo.

E’ come andare in chiesa durante la messa e mettersi a parlare male di Gesù: la gente ti guarda male e ti caccia fuori a pedate nel culo.

Non sputare nel piatto dove mangi, non tirare il mantello a Superman, non pestare i piedi a Chinaski77. Segui queste poche semplici regole e vivrai tranquillo. Haha.

 

Ma torniamo alla questione principale: ciò che scrivevi una volta era molto, molto meglio. I tuoi post erano più vivi, più sentiti.

C’avevano dentro una cazzo di vena di malinconia che era sublime, trasudava ad ogni frase e ti spingeva a leggere rapito parola per parola e ti faceva affiorare un sorriso sulle labbra e pensare “cazzo, sì, ne voglio ancora e ancora e ancora”.

 

Erano post (testi, pensieri, opinioni, opere, riflessioni, scritti?) più realistici, più spietati, erano semplici ma incisivi. Crudi. Bukowski all’italiana.

(Lo so, è un commento scontato quello su Bukowski, ma suppongo che a una persona che come nickname ha scelto Chinaski non possa non far piacere. Anche se immagino che te lo sarai sentito dire migliaia di volte.)

 

Sono un accanito lettore, fin da quando ero bambino. So riconoscere la roba buona da quella di merda. E mi ritengo uno scrittore decente. Anzi, no, mi ritengo un eccellente scrittore. Tutti gli scrittori si ritengono bravi, come dice Henry in Factotum, e mai concetto fu più azzeccato.

Proprio per questo mi permetto di dire, dall’alto della mia (haha) lunga e soddisfacente (haha) carriera di scribacchino, che sei peggiorato.

Non nello stile, ma nello spirito.

Magari sembra un’esagerazione, ma leggendo i tuoi vecchi post non potevo fare a meno di accomunarti a gente come Welsh, Lansdale, King, Bukowski. Stile perfetto, padronanza del lessico perfetta, la capacità di raccontare il più insignificante fatto di vita quotidiana e caricarlo di energia e renderlo apprezzabile e vero, di farlo schizzare fuori dalla pagina (schermo) e provocare un’emozione. Pochi ne sono capaci. Pochissimi, cazzo.

 

E invece, adesso?

Ormai ti sei ridotto a scrivere pezzi umoristici, o pezzi riflessivi che scadono nell’umoristico. Tanto umorismo, niente cinismo. Che cazzo è successo? Dov’è finito il tizio che mi ha regalato gioielli del calibro di “Questo post è come un figlio”, “Nascita e morte di un post”, “Le partite di Chinaski: Kasparov ha 2800 punti. Io 0.”, “La similitudine che ci lega”, o quel piccolo capolavoro senza titolo che qui mi permetto di riportare:

 

“Questa la dovete sentire.
Ora non so come mi sia tornata in mente, ma è così. Qualche anno fa, ancora facevo il liceo, ero follemente innamorato di una ragazza. Le sono stato dietro non so quanto, eravamo ottimi amici. Però in fin dei conti c’era qualcosa che ci legava in maniera molto più seria, e profonda. Non so dire cosa fosse. Eravamo due spiriti affini. Per cui, trascorrevamo moltissimo tempo insieme. Si ascoltava musica, si guardavano stupide trasmissioni televisive, si fumava sul terrazzo. Poi quando lei era triste, mi piangeva sulla spalla, e io la consolavo teneramente. Quand’era malata le portavo il gelato, e quando stava bene, ridevamo di tutti quei meschini che non avevano un rapporto come il nostro. Dopo qualche mese, non potevamo più fare a meno l’uno dell’altra. Eppure nessuno dei due osava toccare l’argomento. E mi riferisco a quell’argomento là. Poi una sera, prima di andare ad una festa, stiamo passeggiando per una strada buia. Io sono lì scazzato che parlo di tramonti, allora lei mi ferma, mi guarda dritto negli occhi, e mi dice, con un filo di commozione: “Io ti amo.” Al che io rimango un poco spiazzato. Ma non tanto. In fondo, lo sentivo sulla mia pelle. Così, mentre lei è lì che aspetta una risposta, o semplicemente un bacio, io mi guardo la punta delle scarpe e, dopo una pausa teatrale, dico: “Andiamo ora. Faremo tardi.” Lei riprende a camminare, rimaniamo per un po’ in silenzio. Io sono felice come mai m’era accaduto. Lungo la strada ripenso a tutti i momenti trascorsi nell’attesa di quel momento in particolare. Non mi sembra vero. Lei mi ama. Voglio dire: mi ama! Sento scorrermi nelle vene una vita nuova, insieme al mio amore. Poi arriviamo alla festa, cominciamo a bere, ci perdiamo di vista per qualche istante. La ritrovo poco dopo dietro una siepe, seminuda, tra le braccia di un altro.
Forse non mi amava così tanto.”

 

Fantastico. Frasi brevi, dirette, che colpiscono come frecce. Una sintassi elementare ma non per questo meno efficace. Si può dire che è una storia semplice e “abusata”, banale, vista in milioni di film e libri e sceneggiati televisivi e chi più ne ha più metta: il sentimento tradito, la ragazza che promette amore eterno e poi va con un altro, la disillusione dell’amore. Tutta roba già vista.

Eppure tu eri riuscito a renderla una cosa viva e appassionante e a caricarla di tristezza e sentimento. E tutto questo in sole 322 fottute parole. Ancora adesso leggo e rileggo questo pezzo e non sono capace di spiegarmi come cazzo ci sei riuscito.

 

Ma il punto qual è?

Il punto è che adesso mi esci fuori con i post umoristici. Con i post dove si intravede sempre un filo di speranza e ottimismo, magari nascosto dietro a una finta maschera di cinico che suona falsa. I post “compagnoni”, quelli che strizzano l’occhio al pubblico e dispensano sorrisi a destra e a manca. Li leggo e mi sembra di vedere un politico che fa campagna elettorale.

E questa storia va avanti da un pezzo ormai. Leggo e non faccio che chiedermi che cazzo è successo. Hai vinto al Superenalotto? Hai trovato l’amore della tua vita? E’ successo qualcosa di particolare che ti ha fatto cambiare il modo di vedere la vita? Dove cazzo è finito il diserbante umano che ricordavo?

 

E cos’è quella trovata di Ristorantopoli? Non l’ho comprato il libro. Non ho intenzione di farlo. Ho letto abbastanza commenti e recensioni per capire che è (rullo di tamburi) un libro umoristico. No. No, no, no. Non lo voglio un libro umoristico, io voglio uno dei tuoi romanzi nel cassetto, io voglio uno dei tuoi racconti mai pubblicati, voglio una di quelle storie con i personaggi e la trama e una filosofia di vita dentro, voglio leggere qualcosa che mi faccia appassionare e desiderare di sapere come andrà a finire e affezionare al protagonista e tifare per lui in ogni situazione e commuovere e sorridere.

So che sei capace di scrivere una cosa del genere e immagino che l’avrai già fatto. Se non sulla carta, almeno nella tua testa.

Non voglio un libretto che prende per il culo i camerieri e ti insegna quanto sono buone le cene di pesce in compagnia di belle donne. Fanculo.

 

Magari la pensi come me. Magari anche tu vorresti poter scrivere una cazzo di storia seria, una storia con le palle che faccia sognare chi la leggerà. Ma forse non c’è nessun editore che te la vuole pubblicare. Forse me la sto prendendo con te inutilmente, magari la colpa è tutta dell’editoria italiana che lascia scrivere libri ai comici di Zelig e Colorado Café e quelli con le barzellette di Totti e i thriller del cazzo di Giorgio Faletti e che non premia mai gli scrittori veramente validi come te.

E allora cosa ti è rimasto da fare, pur di vedere finalmente pubblicato qualcosa di tuo? Hai potuto solamente scrivere una cosa che facesse ridere la gente. Il tuo stile e il tuo spiccato senso del surreale e del comico ti hanno aiutato, ed ecco tutto. I tuoi post fanno ridere, il tuo libro fa ridere, Jisus fa ridere, i dialoghi immaginari (e non) fra te e i tuoi amici/conoscenti fanno ridere, i post sulla Juve fanno ridere, i resoconti personali di alcuni scorci della tua vita letti in chiave umoristica fanno ridere. Tutto fa ridere.

 

Boh, non lo so. Forse mi sto lasciando trasportare troppo. Probabilmente sto emettendo giudizi troppo affrettati. Mi capita spesso. E’ probabile che finora io abbia fatto un gran macello e abbia scritto un’accozzaglia di puttanate senza capo né coda. Molta gente penserà che io abbia scritto tutto questo solo per farmi pubblicità. Diranno che ho attaccato te solo per mettermi in mostra e fare lo spaccone e dare più visibilità al mio blog. Stronzate.

 

Sono certo che SE qualcuno dei tuoi lettori più affezionati si accorgerà di questo post molti di loro faranno a pezzi la mia tesi, mi sbricioleranno pian piano, confutando tutto quello che ho scritto a suon di link e di frecciatine velenose sulla scarsa qualità del mio lavoro.

“Come ti permetti di criticare Chinaski, tu, pezzo di merda, tu che hai scritto questa schifezza di post qua (link) e questa stronzata qua (link) e quest’altra puttanata qua (link) ?”

 

Ma qui non si sta parlando di me e del mio “lavoro”. Io so quali sono i miei difetti principali, so di cadere spesso e volentieri in contraddizione, so di sbagliare sovente, so di avere lo stesso problema nello scadere in banalità e tendo a ripetermi e a pubblicare post che sanno di vecchio e di già visto in giro e che non hanno abbastanza spirito. Ma , ripeto, qui non si sta parlando di me.

Qui si sta parlando di Chinaski77, una divinità fra i blogger, un esempio e un modello per tutti quelli che aprono un blog che NON voglia fare satira politica o riportare video divertenti accompagnati da qualche stupido commento.

Se ti piace leggere e ti piace scrivere e apri un blog, Chinaski77 diventa in breve tempo il primo della lista nella tua top ten di blogger-scrittori.

 

Basta ora. Chiudo qua. Tutto quello che volevo dire, in sostanza, è che di scrittori bravi e di libri buoni ce ne sono davvero pochi.

Io ne vorrei di più.

Tu sei uno di quelli giusti. Non buttarti via. Torna quello “di una volta”, se possibile. Sono sicuro che molti la pensano come me.

Beh, magari non siamo in molti, ma di sicuro siamo più onesti noi pochi nel pensarla così, che tutti gli altri numerosi leccaculo che ti seguono.

Hai un nickname con i controcazzi, se te lo fossi scordato. Posso immaginare perché te lo eri scelto. Fagli onore.