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Sessualmente parlando…

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Nella foto: vecchi che scopano.
Aaaarrghh!

Ci sono persone a questo mondo che si eccitano guardando piedi femminili. Queste persone sono dette feticisti. Altri si eccitano bevendo l’urina del partner: tale pratica si chiama pissing. Altri ancora adorano essere umiliati dalla partner e trattati come schiavi: costoro si chiamano mariti.

Il sesso è un argomento tabù per la maggior parte della gente comune: si fa, ma non se ne parla. Un po’ come il defecare: tutti cagano, ma nessuno lo usa come argomento di conversazione.

Professore: Allora, ragazzi, cosa avete fatto di bello quest’estate?

Alunno1: Sono stato sulle montagne russe!

Alunno2: Ho vinto il torneo di ping pong della parrocchia!

Alunno3: Ho mollato uno stronzo di trenta centimetri buoni.

Alunno4: Ho eiaculato sul viso di una prostituta rumena.

La prima volta che ho scoperto il sesso, avevo cinque anni. Mi stavo masturbando guardando una gangbang in tivù a notte fonda. Non capivo cosa stesse facendo tutta quella gente aggrovigliata e urlante, ma il mio pisello mi suggeriva che fosse piacevole.

Anni dopo ho scoperto che non era un film porno in tivù. Era la registrazione su videocassetta dei miei genitori che facevano sesso. Sull’etichetta c’era scritto “Tentativo di concepimento Faina N. 27”.

Oh. Scusate. Mio padre mi sta facendo notare che era il numero 28. Ne prendo nota.

Una volta giunto a diciassette anni, il magico mondo del sesso si è rivelato ai miei occhi in tutto il suo splendore: la strada statale nei pressi di casa mia.

Un giorno però mi stancai di andare a letto con le straniere: ero stufo di sentirmi chiedere in un italiano stentato se per cortesia potevo mettermi nella posizione dell’Ucraino Volante.

Non lo so fare l’Ucraino Volante! So fare il Bulgaro Ingordo, la Campanella Rumena, il Mammuth Congolese. Ma l’Ucraino Volante no, cazzo!

Decisi quindi di lasciar perdere il conturbante mondo della prostituzione e dedicarmi all’amore gratuito. Un pò il contrario della Carfagna, per intenderci.

In breve tempo finii a letto con una mia coetanea. Si chiamava Paola, portava una quarta di reggiseno e profumava di biscotti. Per cani.

Fu un’esperienza esaltante: per la prima volta in vita mia riuscii a provare un vero sentimento nei confronti di una donna durante il sesso!

O forse le ero solo grato perché non mi avrebbe chiesto 200 euro una volta finito.

Il sesso, comunque, è sempre una questione di grande importanza. E’ il motore che muove il mondo. E’ la fabbrica della vita. E’ la cura per la tristezza. E’ la fugace visione del paradiso. E’ anche un ottimo modo per guadagnare qualche soldo extra ricattando ragazzine sedicenni.

Pur essendo così importante, il sesso rimane sempre una faccenda privata e personale. Nessun uomo vorrebbe che si sapesse in giro come scopa sua moglie, mi sembra ovvio! L’importante è che anche la moglie sia d’accordo.

Da grande farò lo scrittore

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Nella foto: Gwineth Paltrow.

Vorrei scrivere un grande libro, uno di quei libri che rimangono nella storia della letteratura.

Un po’ come Guerra e Pace di Tolstoj, che io non ho mai letto, ma sembrerebbe godere di una certa fama, per cui l’esempio calza.

Un libro intriso di forti emozioni, un pò come Uomini e topi di Steinbeck, che io non ho mai letto ma ho visto il film e non era poi così male, c’era l’attore che faceva C.S.I., tanto per capirsi.

Vorrei scrivere un libro profondo come Moby Dick di Melville, pieno di simbolismo, dove la balena bianca rappresenta la sfida della natura all’uomo, il capitano Achab rappresenta l’ostinazione dell’essere umano, e la nave che affonda alla fine del romanzo rappresenta la scarsa professionalità dei costruttori di velieri di metà ‘800.

Vorrei scrivere un libro avventuroso come L’Isola del tesoro di Robert Louis Stevenson, che c’aveva il pirata con la gamba di legno e il pappagallo, e che è indice di sicuro successo commerciale, basta guardare i Pirati dei Carabi che hanno fatto i milioni.

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Io adoro questa donna.

Vorrei scrivere un libro misterioso e terrificante come IT di Stephen King, che piace alla gente perché tutti noi in fondo abbiamo paura dei clown, con quella faccia da maniaci assassini, vorrei anche vedere. Però spesso mi chiedo perché l’Associazione Clown non ha mai fatto causa a Stephen King. In fondo gli ha rovinato l’immagine.

Vorrei scrivere un libro come Madame Bovary di Gustave Flaubert, che non ho la più pallida idea di cosa parli ma che l’ho già sentito, probabilmente discutendo con qualche pseudo-intellettuale che voleva fare colpo su di me con la sua cultura letteraria. Oh, come sono impressionato.

Vorrei scrivere un libro controverso come Fight Club di Pahlaniuk, pieno di frasi dense di significato e personaggi dall’aria molto ganza, ma che naturalmente il film ha reso in maniera migliore e quindi il libro è buono per la spazzatura.

Potrei proseguire ancora a lungo con la lista.

Resta il fatto che sto scrivendo su un blog. Cristo, che schifo.

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Ha un visetto che sembra dire: faccio pompini che sanno di zucchero.

La ragazza del mio amico

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“Odio i negri”. Queste furono le prime parole che mi disse la nuova ragazza del mio migliore amico. Me l’aveva presentata dopo due mesi che gli rompevo i coglioni, pregandolo affinché mi facesse conoscere questa fantomatica nuova fiamma che, parole sue, gli aveva “rubato il cuore”.

“Haha, per fortuna sono di razza ariana. Piacere, io sono Faina” risposi, cercando di risponderle con una battutina, giusto per spezzare il ghiaccio. Lei non si degnò di rispondere.

Il mio amico ci osservò preoccupati: non era la prima volta che io e le sue varie fidanzate finivamo per litigare e scoprire di odiarci mortalmente. Comunque sia, cercai di fare buon viso a cattivo gioco.

“Che ne dite, andiamo a farci una pizza?” chiesi io, nella maniera più cortese possibile. Il mio amico annuì, chiaramente sollevato. La sua ragazza mi scrutò come se fossi una merda attaccata a una scarpa.

“Tua madre dev’essere una gran puttana” mi disse. Udii distintamente il mio amico che reprimeva un gemito. Cercai di rimanere calmo e non perdere le staffe.

“Mi dicono che abbia imparato il mestiere dalla tua” risposi io, accorgendomi subito del mio errore.

“Scusami, non volevo essere scortese. Ricominciamo da capo: piacere, sono Faina” dissi io, e le tesi la mano sfoderando un gran sorrisone.

“Spero che tu muoia di cancro” fu la sua risposta.

“Al pancreas, come quello che sta ammazzando tuo padre?” le risposi.

Cazzo, non ero capace di trattenermi dal risponderle male. Dovevo controllarmi. Nonostante l’evidente maleducazione della ragazza del mio amico, dovevo cercare di essere il più disponibile possibile, così da non ferire i sentimenti di nessuno dei due.

Avrei dovuto comportarmi bene e sopportare pazientemente le frecciatine velenose che la ragazza avrebbe potuto lanciarmi.

“Sei uno sfigato di prima categoria e una patetica imitazione di uomo”, mi disse.

“Che coincidenza, sono le stesse parole che tua madre ha detto a tuo padre prima del loro matrimonio riparatore”, risposi.

“Testa di cazzo”, disse lei.

“Baldracca appestata”, replicai.

“Stupido ignorante” affermò lei.

“Scimmia pelosa”, ribattei.

Con la coda dell’occhio vidi che il mio amico stava sbiancando a aveva iniziato a tremare. “Sei la cosa più insignificante e superflua che l’umanità abbia mai conosciuto, disse lei.

“Stai parlando di me o del tuo cervello?”, chiesi io.

“Pezzo di merda”, affermò lei.

“Aborto malriuscito”, dissi io.

“Tuo padre è culattone!” mi urlò in faccia lei.

“L’importante è che non sia pedofilo come il tuo!” esclamai.

“Sei senza il cazzo!”

“Mi è rimasto incastrato nel culo di tua mamma!”

“Mezza sega!”

“Tua sorella la fa per dieci euro!”

“Cervello di gallina!”

“Cervello di gallina handicappata!”

“Stronzo!”

“Ma non è il tuo cognome?”

“Hai un pezzo di merda al posto del cazzo!” disse lei. Questa me la scrivo, pensai io.

“E tu hai le mestruazioni nel cervello!” risposi.

“I tuoi genitori pensano che sei un idiota!” urlò lei.

“I tuoi se ti vedono per strada non ti salutano neanche!”

“La tua faccia fa ribrezzo!”

“Sono le parole che ti ha detto tua mamma dopo averti partorita”

“Sei inutile”

“E’ quello che pensa ogni giorno Dio su di te”

Notai che il mio amico stava ansimando, incapace di credere a quello che stava succedendo.

“Sei.. sei.. la cosa..” balbettò lei.

Capii di avere vinto.

“Sei rimasta a corto di insulti, troia?” le chiesi.

Lei non rispose, si limitò a chinare la testa. Vidi lacrime silenziose scenderle delicatamente lungo le guance.

“Che ti ho fatto di male? Perché mi insulti in questo modo?” singhiozzò lei. Il mio amico corse da lei ad abbracciarla.

“Tranquilla, tesoro, tranquilla è tutto finito..”

“Perché Faina mi odia? Che cosa gli ho fatto di male?” mormorò lei, e continuò a piangere rumorosamente.

“Tranquilla piccola mia, tranquilla.. ora Faina se ne va via e non ti darà più fastidio..” le sussurrò il mio amico. “Vero che te ne vai, Faina?” chiese il mio amico, fulminandomi con gli occhi.

Io annui col capo e mi incamminai lentamente, lasciandoli abbracciati, a guardarmi in cagnesco mentre mi allontanavo. Passo dopo passo, lontano da loro, cacciato ingiustamente, costretto a fuggire via nella notte come un ladro.

“Così impari a insultare la gente!” la sentii urlare.

Mi girai a fissarla, ancora stretta tra le braccia del mio amico, che mi fissava con uno sguardo carico d’odio, la bocca contratta, gli occhi accusatori.

Le sorrisi.

“Vagina sfondata!”