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E’ fin troppo facile prendersela con i Tokio Hotel ma io sono abbastanza pigro da farlo ugualmente

Onestamente io credevo di aver sviluppato una discreta capacità di sopportare le schifezze del mondo.

 

Voglio dire, cosa poteva capitare di peggio all’umanità dopo i libri di Moccia?

 

Eppure, come spesso capita, scopro che non c’è limite al peggio. Mai.

 

Un brutto giorno succede che accendo la radio e sento i Tokio Hotel, poi accendo la tv e vedo i Tokio Hotel, e allora piango e chiedo perdono a Dio e lo prego di risparmiarmi e gli giuro che smetterà di bestemmiare e desiderare la donna d’altri, ma lui non mi risponde e se ne resta lassù a palpeggiare Madre Teresa e a farle i succhiotti sul collo quando Gesù non è nei paraggi, e allora io mi faccio forza e penso che se sono riuscito a superare la morte dei miei genitori (bruciati vivi in un cinema dato alle fiamme, davano l’ultimo film con Richard Gere, forse è stato un sollievo per loro) allora posso superare tutto e quindi respiro profondamente e penso al Nirvana e a un fresco campo d’erba e a gattini teneroni che giocano coi gomitoli e a Rossella Brescia che mi succhia le palle e in qualche modo riesco a calmarmi, e con decisione accendo il computer e vado su Internet alla ricerca di una fan fiction sui Tokio Hotel da poter smerdare sul blog e trovo questa tremenda secchiata di merda partorita da una mente malata che con tutta probabilità non ha una vita sociale degna di nota e si porta dietro un paio di aneurismi cerebrali che le fottono il cervello in maniera alquanto grave.

La morale è che se siete ancora convinti che in fondo in fondo le nostre vite hanno un senso, allora evitate di leggere ciò che segue: vivrete a lungo e felicemente e nulla turberà i vostri sogni.

In caso contrario proseguite con la lettura. Auguri.

 

NOTA BENE: Per chi non lo sapesse (beati voi) i Tokio Hotel sono un gruppo musicale sono un gruppo rock sono un gruppo sono dei ragazzini crucchi che fanno musica sono dei ragazzini crucchi che fingono di essere un gruppo musicale e che hanno avuto un immeritato successo (soprattutto tra le ragazzine adolescenti, che dio le fulmini) grazie a un paio di fortunate canzoni fortunate puttanate che i signori del male che governano il mondo si ostinano a chiamare canzoni, dimenticando che una canzone in quanto tale dovrebbe essere una forma d’arte, e se quella dei Tokio Hotel è arte allora Boldi e De Sica meritano l’Oscar alla carriera.

I due “leader” del “gruppo” sono fratelli, rispettivamente Tom e Bill Kaulitz. Una semplice foto di repertorio dovrebbe bastare:

 

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Siete ancora vivi? Bene. Direi che si può cominciare.

 

 

Tom uscì dal camerino sbattendo la porta con una violenza inaudita.
Bill restò di sasso, con gli occhi spalancati, … raccolse le sue cose e raggiunse Tom sul pullman.
“Tom cos’hai?” gli chiese ancora stupito e sbalordito dal suo comportamento.
 “Odio quando fai così, cazzo!” rispose Tom con rabbia.
“Così come? Ma sei impazzito?” Bill continuava a non capire. Il concerto era andato benissimo, il pubblico era in delirio e tutti si erano divertiti. Bill era attonito, stava ripercorrendo con la mente ogni singolo episodio di quella serata, ma non riusciva proprio a capire.

“Tom cosa stai dicendo? Cosa ho fatto”
“In die Nacht, Bill, In die Nacht!” rispose Tom con la voce ancora piena di rabbia.

 

Cazzo Bill, In die Nacht! E’ così fottutamente ovvio! In cazzo die cazzo Nacht! Svegliati Bill, porca puttana!


“In di Nacht?” pensò Bill tra sé e sé. L’aveva cantata perfettamente, ne era sicuro. E poi, se anche mai avesse sbagliato qualche nota non era certo il caso di arrabbiarsi così. Bill iniziava ad essere confuso: “Tom vuoi spiegarmi per favore? Cosa non andava in “In die Nacht? Era perfetta…”
“Sì sì era perfetta” ribattè Tom “l’esecuzione era davvero perfetta Bill. Sì… grandiosa. Ma tu… tu… ti odio quando fai così. Mi umìli. Mi imbarazzi. Mi fai vergognare di essere tuo fratello.”

 

La trama si infittisce. Cosa sarà mai successo di così tremendo?


Bill guardava Tom con gli occhi spalancati, era impietrito e scioccato dalle parole che stava udendo.
“Mi fissavi” continuò Tom “mi sentivo i tuoi occhi addosso. Il tuo sguardo insistente, soffocante. Non ti sei accorto che io non ho mai alzato gli occhi dalla chitarra? Eh?! E sai perché? Perché ero imbarazzato. Perché sapevo che alzando lo sguardo avrei incrociato il tuo”.

 

Per quale motivo Bill dovrebbe fissare il fratello con così tanta insistenza? Onestamente mi è corso un brivido lungo la schiena al pensiero di scoprire la risposta.


“Ma… La canzone parla di noi, del nostro rapporto. E’ ovvio che io ti guardi”, rispose Bill.
“Ok dai, fingi di non capire. Tanto tu fai sempre così, l’hai sempre fatto…”
“Ma…” sussurrò Bill.
“Basta ora voglio dormire. Ne riparleremo a casa” lo interruppe Tom.
Per il resto del viaggio Bill guardò un punto indefinito fuori dal finestrino, mentre Tom dormì profondamente.
Quando finalmente furono a casa, da soli, Bill si immerse nell’acqua bollente della vasca da bagno per rilassarsi un po’, mentre Tom, ancora nervoso, cominciò a guardare la registrazione del concerto che avevano appena fatto.
Finito il bagno Bill, nudo con addosso solo un asciugamano legato intorno al bacino, raggiunse il fratello in salotto e si mise a sedere accanto a lui sul divano. Tom con una mano beveva una birra ghiacciata e con l’altra fumava nervosamente una sigaretta dietro l’altra.

 

Bill è nudo, tranne che per l’asciugamano. Bill è seduto a pochi centimetri da Tom. Bill ha la brutta abitudine di guardare Tom con insistenza quando canta una canzone che parla del suo rapporto con il fratello. OH CAZZO QUALCUNO MI FACCIA ESPLODERE IL FOTTUTO SCHERMO DEL FOTTUTO COMPUTER PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI VI PREGO FULMINATEMI LE CORNEE CAZZO.


“Offrimi una sigaretta per favore” gli chiese Bill.

 

Tipico approccio per abbordare.


Tom prese l’intero pacchetto e glielo gettò in malo modo.
“E adesso cos’hai?” gli domandò Bill seccato “i tuoi sbalzi d’umore cominciano a stancarmi.”
“Sbalzi d’umore?” rispose Tom “guarda questo!” e fece tornare la registrazione al punto in cui cantavano “In die Nacht”.
“Ancora con questa storia?” sbottò Bill.
“Stai zitto per favore e guarda” gli intimò Tom con cattiveria “guarda!” Perché mi fissi così? Voglio sapere perché! Non sembra una canzone, sembra una dichiarazione d’amore.
E alla fine addirittura piangi mentre ringrazi il pubblico. Perché Bill? Mio dio vuoi dirmi perché?! Ho vergogna di questo!”.

 

“Ho vergogna di questo Bill! Cazzo, Bill, ma ti sei fumato il cervello! Piangi come una fighetta sverginata! Bill, Bill, Bill, ma che cazzo, sono tuo fratello! Mi spaventi! Mi si rizzano i peli dell’uccello quando fai così, Bill!”


Mentre parlava Tom stringeva i pugni con forza ed era rosso di rabbia in volto. “Cosa cazzo hai fatto?” continuò “Hai pianto, mio dio, hai pianto! E mi hai guardato insistentemente. Ma non era amore fraterno. Sembrava passione, desiderio, voglia… Cos’era Bill…. Cos’era?”. Tom era in preda al delirio, mentre Bill era immobile, rigido, impietrito, frastornato… Non riusciva a parlare e i suoi occhi erano spalancati e gonfi di lacrime.

 

Ce l’avevi duro, Bill? Non vorrai dirmi che ce l’avevi duro, giusto? Brutto pervertito di merda, non ti azzardare nemmeno a pensarle certe cose!

 

“Basta Tom!” urlò finalmente Bill alzandosi di scatto dal divano “Basta! Taci! Non ti voglio più sentire! Stai dicendo un sacco di cazzate! Bastaaaaa!!!”. Bill era fuori di sé ed ora era lui che urlava. E anche lui era rosso in volto, ma più di vergogna che di rabbia.
 “Perché la devo smettere?” urlò Tom alzandosi anche lui ed afferrando il fratello per un braccio.
“Lasciami, mi fai male” gli disse Bill.
“Non m’importa se ti faccio male”

“Smettila!”
“Perché la devo smettere?” proseguì Tom. “Hai forse paura di quello che ti sto dicendo? Eh? Ti fa paura la realtà?”
“Non c’è nessuna realtà Tom. Stai dicendo solo cazzate. Cazzate.”.
“Cazzate…” sussurrò Tom calmandosi.
“Cazzate” ripetè Bill.
Erano di nuovo seduti, stanchi per il litigio.

 

Bacino e pace fatta.


“Non sono cazzate” riprese Tom a sorpresa “tu mi ami”.
“E’ ovvio che io ti ami, sei mio fratello”.
“Noo!” urlò Tom “tu mi ami come si dovrebbe amare una donna e non un fratello. E non puoi negarlo. Guarda! Guarda “In die Nacht”. I tuoi occhi sono pieni di desiderio. Tu mi vuoi, tu mi desideri come non hai mai desiderato nessuno! E non puoi negarlo… è tutto lì… in quel video… davanti ai nostri occhi”.
“Tom smettila mi fai paura quando parli così”.

 

No cazzo, qui l’unica cosa che fa paura è la psicopatica che scrive queste stronzate.

 

“No, non sono io che ti spavento. Sono i tuoi sentimenti a farti paura. E’ la realtà che non accetti. Abbi il coraggio di dirlo. Ormai l’hanno capito tutti. Sei solo tu che fingi di non capire. Tu mi vuoi! E io ti odio per questo! Sei mio fratello cazzo. Lo capisci questo? Io sono tuo fratello non sono la tua ragazza!”
Ormai Tom parlava in modo confuso, senza controllo, spinto dalla rabbia.
Bill piangeva, incredulo, ferito da quelle parole e dal modo violento in cui erano pronunciate.
Tom si sedette accanto a lui: “Non piangere” gli disse asciugandogli le lacrime “Non piangere ti prego”.
Bill non riusciva nemmeno a guardarlo negli occhi.

 

Un momento, si intravede una luce in fondo al tunnel! A quanto pare Tom ha messo le cose in chiaro e ha fatto capire a Bill che la sua malsana attrazione è una fetida porcheria che dev’essere stroncata sul nascere! Forse c’è ancora una fottutissimo speranza che questa storia si concluda con un lieto fine!


Tom gli accarezzò i capelli, poi gli prese il viso tra le mani, lo avvicinò a sé, e lo baciò sulle labbra.

 

Ecco, lo sapevo, vaffanculo.


Bill sussultò: “Cosa stai facendo?”
“Sssst…” gli rispose Tom mentre la sua bocca baciava ogni angolo del viso di Bill. Aveva gli occhi chiusi e con la lingua asciugava le lacrime che rigavano le guance del fratello.
“Anch’io ti amo Bill… Più di me stesso…”. La lingua di Tom leccava il suo viso con dolcezza.

 

“E fu proprio in quel momento che la madre di Bill e Tom, osservando i suoi strambi figli che limonavano sul divano del salotto, comprese che la soluzione più giusta era quella di infilarsi un fucile in bocca e farsi saltare il cervello.”


Bill avrebbe voluto ribellarsi, ma non riusciva. La lingua di Tom gli piaceva e vi si abbandonò, sdraiandosi…
Tom ora gli leccava il collo, e poi il petto, splendido e bianco, e poi il ventre, sodo e bello. L’asciugamano che Bill aveva intorno al bacino scivolò a terra e la lingua di Tom dal pube passò al suo membro caldo ed eccitato. Lo leccò ripetutamente, dall’alto in basso, e viceversa. Bill piangeva e gemeva di piacere.

 

Anch’io sto piangendo e gemendo. Di terrore.


Dopo alcuni minuti tornò seduto e, fissando Tom con amore, gli tolse il cappellino, poi la maglia e i pantaloni, ed infine i boxer.
Entrambi erano nudi… e bellissimi…

 

La mia eterosessualità non si è mai sentita così indignata.


Bill girò il fratello e la bocca calda e umida gli percorse dapprima la schiena e poi i glutei. Tom lo sentì da dietro avvicinarsi sempre di più e sentì la mano di Bill afferrargli il pene mentre, col suo membro eccitato, lo penetrava.

 

SWISH SWISH SWISH Oh cazzo Bill, In die Nacht! In die Nacht, Bill! SWISH SWISH SWISH La tua clava da crucco mi sta facendo impazzire! SWISH SWISH SWISH Nostra madre si sta infilando la canna del Winchester in bocca Bill! SWISH SWISH SWISH


Da dietro Bill, mentre spingeva il suo corpo dentro quello del fratello, gli sussurrava all’orecchio: “E’ vero Tom, io ti ho sempre amato e desiderato e ora, finalmente, ti ho fatto mio…”
Tom, piangendo, gli rispose: “Du bist alles was ich bin und alles was durch meine Adern fliesst….“.

 

Non oso neanche immaginare quale sia la traduzione della frase e sinceramente il mio istinto di conservazione della sanità mentale sta urlando a squarciagola di non azzardarmi a cercare su Internet il significato. Questa notte i miei sogni saranno già abbastanza tormentati.

 

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BUH!