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Luttazzi si arrampica su specchi ricoperti di merda

Non so se recentemente avete sentito del fatto che Daniele Luttazzi, a quanto pare, avrebbe copiato diverse centinaia di battute satiriche, rubandole a famosi comici di fama più o meno mondiale (e per questo quasi sconosciuti nel nostro bel paese, grazie Claudio Bisio, spero che quando morirai scrivano “Zelig faceva cagare, stronzo” sulla tua tomba.)

 

Ah, per inciso, se non sapete chi è Luttazzi potete anche tornare su Nonciclopedia a ridere delle battute sugli emo. Su, andate.

 

Luttazzi è accusato di aver copiato da:

 

Steve Allen, Woody Allen, Rowan Atkinson, Lenny Bruce, Cedric the Entertainer, George Carlin, Johnny Carson, Billy Connolly, Bill Cosby, Billy Crystal, Ellen DeGeneres, Bill Hicks (una vecchia conoscenza), Andy Kaufman, Sam Kinison, Stan Laurel, David Letterman, Groucho Marx, Steve Martin, Conan O’Brien, Emo Philips, Monty Python, Richard Pryor, Carl Reiner, Chris Rock, Adam Sandler, Jerry Seinfeld, Steven Wright.

 

E questi sono solo i più famosi. O, per meglio dire, quelli che conosco io.

 

In rete si trovano video, testimonianze, liste sconcertanti che smascherano senza pietà tutti i plagi (o “citazioni”, come insiste nel sostenere Daniele) che il buon comico italiano ha usato nel corso degli anni nei suoi spettacoli e nei suoi libri.

 

Ora, la cosa che più mi ha colpito di tutta questa storia non è tanto che Luttazzi abbia copiato così tanto e per così tanto tempo (in fondo questo è il paese dei furbi e dei coglioni, e a quanto pare lui fa parte dei furbi e il suo pubblico faceva parte dei coglioni, io compreso), quanto che, ora che è stato smascherato, stia cercando di pararsi il culo in maniera a dir poco vergognosa.

 

Gli dicono “Ehi, questa tua battuta è uguale a quest’altra di quest’altro comico straniero. Tu, in pratica, l’hai tradotta dall’inglese e hai cambiato qualche parola qua e là. Come giustifichi il fatto che l’hai fatto come minimo altre centocinquanta volte e che è anche grazie a queste battute copiate che campi da vent’anni pubblicando libri e andando in teatro a tenere i tuoi spettacoli che, mmm, non sono esattamente gratuiti? Se pago trenta e rotti euro per assistere a un tuo show, quantomeno vorrei che le stronzate che dici fossero frutto del tuo lavoro. Sentiamo cos’hai da dire per giustificarti o, meglio ancora, sentiamo le tue scuse.”

 

E lui cosa fa? Ecco le risposte di Luttazzi:

 

“Una battuta è un micro-racconto, e quindi vanno considerati anche ruoli attanziali e funzione comica.”

 

 

“Non esiste messaggio senza contesto. Il contesto guida l’interpretazione, sia inducendo attese che renderanno la battuta più o meno sorprendente, sia aggiungendo significati altri che permettono risate aggiuntive.”

 

 

“La battuta “-Emo, davvero la gente ti si avvicina?-” delinea l’arci-isotopia |insulto| che è allotopica rispetto all’arci-isotopia |domanda| della premessa “La gente mi si avvicina e mi chiede:”
2. la mediazione semantica è sbagliata perché situata solo sul piano dei significanti. Si ride.”

 

 

“La latenza diversa dipende da un cambiamento nella funzione del joke: il diverso contesto comunicativo e la modifica dell’allotopia hanno trasformato la funzione comica da [sono strambo] a [siete lenti ] (E’ la classica apostrofe di insulto al pubblico, portata al successo da Plauto.”

 

 

“Vengono modificati cioè ruolo attanziale e funzione comica:
[sono strambo] è sottoclasse di [sono un bambino] (=comicità)
[siete lenti] è sottoclasse di [ho idee pericolose] (=motto di spirito)
Le due versioni, quindi, fanno ridere per due motivi diversi (allomorfismo topologico).”

 

 

E, per concludere, ecco il meglio:

 

 

Non eri tu che a Radio Deejay avevi detto: “Non mi divertirei a dire battute scritte da un altro”?
Infatti. Per questo, quando le cito, ci lavoro su per i miei studi. Il pubblico è il topolino che metto nel labirinto.”

 

 

Oh, adesso sì che è tutto chiaro.

 

In pratica, se George Carlin dice “come si fa a capire se una falena ha scoreggiato? Perché all’improvviso vola dritta” e tu dici “come si fa a capire se una mosca ha scoreggiato? Perché all’improvviso vola dritta” non si tratta di copiare, oh no, dopotutto bisogna assolutamente considerare che tu hai sostituito “falena” con “mosca” e hai tenuto ben presente il valore attanziale dell’allomorfismo topologico in funzione comica dalla latenza del joke arci-isotopica  che semanticamente concorda con l’apostrofe della mia minchia.

 

Grande Daniele, continua così. Mi sento un piccolo topolino nel tuo fantastico labirinto di seghe mentali.

Ma vaffanculo, coglione.