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Alzi la mano chi non ha mai guidato da ubriaco

 

E’ facile dire che non si dovrebbe guidare da ubriachi

Io lo faccio ogni sabato sera.

Mmm… Anche il venerdì e la domenica, se è per questo.

 

Insomma, chi non ha un parente (o un conoscente, o un amico, o qualcos’altro) morto per un incidente stradale?

Io ho uno zio, ad esempio, e giro con gente che ha fratelli e cugini finiti contro un platano a ottanta all’ora.

 

 

Ho già avuto la mia bella dose di incidenti in auto. Sia che stessi guidando io, sia che stesse guidando qualcun altro.

L’ho sempre scampata.

 

Mi hanno già fermato un bel po’ di volte. Ma a quanto pare erano sbirri con seri problemi di vista se non si sono accorti di quant’ero bevuto. O forse più semplicemente era quasi mattina, erano stanchi, io loro turno finiva di lì a poco, e non avevano voglia di farmi soffiare nel palloncino.

 

E spesso e volentieri mi ritrovo a lamentarmi di quanto sia pericoloso guidare in simili condizioni di merda, quando la vista è annebbiata e gli occhi si chiudono da soli e il tuo personale concetto di velocità moderata è scomparso giù per il buco del cesso insieme alla pisciata fatta nei bagni della discoteca poco prima di partire per tornare a casa alle cinque di mattina.

 

<<Non mi va di rischiare la patente non mi va di rischiare di prendere sotto qualcuno non mi va di rischiare la vita di finire fuori strada di schiantarmi su un lampione di centrare una macchina che viene dalla direzione opposta non mi va non va bene non si fa IO STASERA NON BEVO non mi fumo neanche una canna NEANCHE UNA no e poi no stasera sto tranquillo dai>>

 

E invece poi un bicchiere tira l’altro, poi ti metti al volante, e da quel momento parte la roulette, uccidi qualcuno o no? muori stasera o no?, sei una pistola carica nelle mani di un bambino, e il bello è che non volevi che finisse così per l’ennesima volta, e ti riprometti che non succederà di nuovo.

 

(E dici “Beh, vado piano. Vado piano. Se vado piano non succede niente”)

 

 

Quella sensazione di panico misto a sollievo che ti assale quando passi oltre una pattuglia di carabinieri che hanno appena fermato qualcuno (potevi essere tu),

quella sensazione di calma e relax che ti pervade quando stai correndo a cento all’ora, con i tuoi amici che dormono (collassati) sul sedile dietro, e la strada buia e deserta davanti, da solo col rumore del motore che sale e delle ruote che pestano l’asfalto,

oh

oh ma quanto

oh ma quanto è bello guidare da ubriachi

arrivare così vicini a rischiare la vita

-ma non te ne rendi conto fino al giorno dopo-

e scamparla

scamparla ancora una volta

ancora per un sabato.

 

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Se sei ancora qui, non hai capito un cazzo

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Tu.

Sì, tu.

Tu sei un coglione.

 

Tu che sei seduto davanti a questo schermo di computer e che agiti freneticamente il mouse di qua e di là, senza sosta. Tu che digiti sulla tastiera una sfilza impressionante di lettere che vanno a formare una sfilza impressionante di parole che spesso sono una marea di impressionanti cazzate.

 

Tu che passi ore davanti al computer. Sei peggio di Keanu Reeves in Matrix. Butti via pomeriggi interi, mattine, serate. Navigando qua e là, non importa dove, salti da un sito all’altro, con un click. Vedi tette, culi, fighe. Politica, politica, politica. E cazzate. Quante cazzate, porca troia. Stupide e vuote e inconsistenti stronzate ideate e pubblicate per ammazzare un po’ di tempo. E tu che te le ingoi tutte beatamente, una dopo l’altra, senza sosta, come una troia specializzata in pompini che ama il suo lavoro.

 

Cazzate di qualsiasi tipo, per ogni gusto: spazzatura che ingombra il web e aspetta di venire usata e subito gettata.

E tu, coglione, ci passi le ore. Ore, cazzo. Mi fai schifo. Perché tu e quelli come te siete una generazione di merda. Ci hanno dato Internet, e noi ce lo siamo preso, lo abbiamo guardato, lo abbiamo provato, lo abbiamo esplorato, e ci siamo rimasti intrappolati. E ci siamo dimenticati del resto.

 

Su Internet conosci gente e “chiedi l’amicizia”, su Internet esprimi tutte quelle opinioni che non avresti mai il coraggio di rivelare nella vita di tutti i giorni, su Internet ti fai le seghe guardando anonime pornostar asiatiche che succhiano cazzi di trenta centimetri, su Internet ti informi e credi di essere più “avanti” rispetto a quei coglioni che stanno ancora a guardare il Tg4, su Internet trovi i peggio sfigati con le tue stesse passioni da sfigato e tutto felice ti riunisci con loro in oscuri forum da sfigati a scambiarti commenti sfigati su argomenti dei quali è meglio non parlare in pubblico se non vuoi venire deriso dalla gente “normale”, su Internet spacchi culi in giro e fai il galletto mentre quando spegni il computer sei solo un frustrato che ha perso la fiducia nel mondo e vive e lascia vivere, su Internet sei una persone brillante e simpatica e audace e invece quando sei al bar te ne stai in un angolo scuro a bere birra e a prendere per il culo la cameriera chiedendole di farti un pompino a fine serata, su Internet c’hai il blog figo pieno di pensieri fighi e ti scambi i commenti fighi e poi il blog migliore vince i premi fighi e tutti quanti lo ammirano e lo trovano figo e ci si fanno i pompini a vicenda, su Internet guardi i video su Youtube e trovi cose sensazionali che in tv mica ti fanno vedere, poi però passi le ore a guardare filmati di pinguini che scivolano sul ghiaccio o le azioni da gol di Roberto Baggio di dieci anni fa o le vecchie sigle dei cartoni animati, su Internet chatti con le ragazze e dici loro cose che non diresti neanche alla puttana croata che incroci sempre per strada tornando a casa il venerdì sera, su Internet navighi su Wikipedia e ti fai una cultura delle peggiori stronzate che il mondo abbia mai conosciuto, su Internet impari cose nuove senza accorgerti che il novanta per cento di quello che impari è inutile, su Internet ci passi le ore, le ore, te ne rendi conto?

 

Fuori c’è il sole, dietro l’angolo c’è una ragazza che si farebbe scopare, al bar c’è una birra da bere, ci sono sigarette da fumare e persone con cui fumarle insieme e stronzate da raccontare e cose da vedere e odori da sentire e sensazioni da provare, ma tu preferisci stare seduto davanti allo schermo di un computer e agitare freneticamente il mouse di qua e di là, senza sosta. Tu, proprio tu, che digiti sulla tastiera una sfilza impressionante di lettere che vanno a formare una sfilza impressionante di parole che spesso sono una marea di impressionanti cazzate.

 

Che ne dici, coglione, andiamo a vedere se Faina ha scritto qualche puttanata anche oggi?

 


Apri la mente, Neo, e ti spiegherò che Matrix è una creazione artificiale del tuo cazzo digitale. Vuoi una pillola blu o preferisci quella rossa? L’importante è che schivi le pallottole con gli occhiali da sole. Trinity, carica il programma di briscola!

Una volta avevo paura di far sapere agli altri cosa mi piaceva, soprattutto se mi piaceva qualcosa che agli altri non piaceva. Esempio: se sei un metallaro e un bel giorno scopri una canzone di Britney Spears che ti piace, di sicuro non lo vai a dire ai tuoi amici metallari.

 

A meno che tu non voglia essere soprannominato Fighetta Bionda per il resto della tua vita.

 

E, in tal caso, è probabile che tu sia frocio.

 

Quindi c’erano queste occasioni in cui scoprivo che a me piaceva un certo film o una certa canzone o una certa ragazza o una certa cazzo di cosa qualsiasi, ma me ne guardavo bene dall’andarlo a dire a qualcuno. E mi sembrava quantomai strano che io fossi l’unico a trovarmi in una situazione del genere: possibile che tutti la pensassero allo stesso modo, che a tutti piacessero le stesse cose? Ero io l’unico diverso?

No, ovviamente.

 

Esempio: Il fatto è che tutti quanti si adeguano a una certa corrente di pensiero, tutti quanti “gli alternativi” ascoltano i Ramones e dicono “figata!”, ascoltano i Sex Pistols e dicono “figata!”, ascoltano i Queen e dicono “figata!”, e se sentono parlare di Linkin Park o Blink 182 o roba simile ti dicono “commerciale di merda!”, il che è assolutamente vero, gruppi più commerciali di quelli si fa fatica a trovarne, ma perché dovrebbe essere necessariamente un male? E’ come dire che la Coca Cola è una merda perché è troppo commerciale e che è meglio bere piscio di vacca perché il piscio di vacca “non si è venduto” come quella “commerciale” della Coca Cola.

Oppure, “i conformisti” ascoltano i Backstreet Boys e dicono “figo!”, o ascoltano i Tokio Hotel e dicono “figo!”, o ascoltano Fabri Fibra e dicono “figo!”, e se sentono parlare di Guns ‘n’ Roses o Beatles o roba simile ti dicono “ma comprati l’ultimo di Shakira, sfigato!”, il che è assolutamente vero, Shakira è un gran pezzo di figa e bisogna sostenerla e comprare i suoi CD così continuerà a girare video musicali dove balla la danza del ventre e ti fa venire voglia di essere nato con tre cazzi per poterla penetrare in tutti i buchi che ha contemporaneamente, ma perché dovrebbe essere necessariamente un male? E’ come dire che io non bevo piscio di vacca perché fa schifo e perché preferisco comprare quella commerciale della Coca Cola: ma se non provo mai a bere il piscio di vacca come faccio a dire che non mi piace? Magari lo bevo e scopro che la Coca Cola in confronto sa di sciroppo per la tosse scaduto.

(Tralasciate quest’ultimo conturbante paragrafo, è stato scritto sotto l’effetto di una droga che si sniffa.)

 

Ma veniamo al punto: un bel giorno ho finalmente smesso di dire solo quello che gli altri volevano sentirsi dire, ho smesso di seguire le mode che gli altri seguivano, ho smesso di fare quello che facevano gli altri.

 

E gli altri hanno cominciato a criticarmi e a guardarmi male e a disprezzare le mie varie scelte.

 

Ma non mi è dispiaciuto, dal momento che ho finalmente compreso che gli altri sono tutti teste di cazzo, e io no.

 

 

La mia migliore amica si chiama Voglia Di Morire

Alzarsi dal letto è difficile. Apri gli occhi e la sveglia sta ancora suonando, e già sai che sarà una giornata di merda, lo sai, non c’è dubbio, e non c’è alcuna speranza che la giornata migliori. Non puoi dire “Beh, cercherò di fare in modo che questa diventi una grande giornata!”, no, non funziona, dentro di te sai che niente e nessuno potrà cambiare il fatto che sarà una giornata, come si suol dire, di merda.

 

O meglio, ci sarebbe qualcuna che potrebbe renderla una giornata migliore, se solo si decidesse ad accorgersi di te, ma è più facile che Belen giri un video porno con Rocco Siffredi o che il Papa decida di intraprendere una carriera nella Formula 1.

 

Ti alzi dal letto e ti dirigi verso il bagno. La luce del giorno ti investe di colpo e ti toglie quattordici diottrie a tradimento, e a quel punto non puoi fare altro che pensare che la vita sarebbe migliore se il sole si spegnesse e la terra precipitasse nelle tenebre eterne.

 

Barcolli mezzo accecato verso il cesso e ti lasci cadere pesantemente sulla tazza. Non se ne parla neanche di pisciare in piedi stamattina: le tue gambe hanno i coglioni più girati di te e ti avvertono chiaramente che se solo provi ad alzarti loro toglieranno il disturbo di colpo facendoti cadere come un sacco di patate, col cazzo in mano che spruzza piscio giallastro e la faccia che sbatte sulla tavoletta con un bel bam tonante. Per cui da persona coscienziosa quale sei ascolti le tue gambe e ti siedi, ti prendi la testa tra le mani e aspetti che la tua vescica faccia il suo sporco lavoro.

 

Espletata la funzione corporale più importante decidi che è ora di lavarsi il viso. Viso che, durante la notte, ha deciso di raggrumarsi e cambiare forma a suo piacimento, e che ora assomiglia vagamente a quello di un vecchio barbone eroinomane che hai visto una volta seduto sul marciapiede davanti a un negozio di scarpe.

 

Apri il rubinetto e metti le mani a coppa sotto l’acqua fredda e capisci, senza ombra di dubbio, che l’ultima cosa che vuoi fare al mondo è spruzzarti la faccia con quella cazzo di acqua gelata che sembra arrivata apposta per te direttamente dal culo di un orso polare dell’Alaska.

 

Credevi che morire fosse brutto, credevi che un cancro ai polmoni fosse una cosa alquanto spiacevole, credevi che perdere la mano destra in un incidente stradale fosse una cosa tragica: ti sbagliavi di grosso. Solo ora capisci che lavarsi il viso con quella cazzo di acqua fredda che tieni tra le mani sarebbe la cosa peggiore a cui potresti andare incontro.

 

Ma nonostante tutto avvicini lentamente la testa e intingi con leggerezza la punta del naso in quella pozza di ghiaccio mortale, dopodiché chiudi il rubinetto e ti asciughi le mani e vaffanculo.

Nel frattempo, là fuori nel mondo, da qualche parte, qualche stronzo o qualche stronza sta combinando qualche casino del cazzo che aspetta solo di rovinarti ancora di più la giornata. Il casino è ancora allo stato latente, è un casino allo stadio embrionale, un casino che aspetta solo il tuo arrivo. Il tuo compito è solo quello di andargli incontro inconsapevolmente e bestemmiare adeguatamente quando te ne accorgerai.

 

Ma torniamo al presente. Hai appena finito di lavarti e capisci che devi vestirti. Il che vuol dire che:

– Nei quattro secondi che trascorreranno dal momento in cui sarai nudo a quello in cui inizierai a infilarti una maglietta, dovrai sopportare un improvviso calo della temperatura di una ventina di gradi. Inoltre, probabilmente, ti infilerai la maglietta al contrario.

– Non beccherai mai la gamba giusta dei jeans. Puoi anche stenderli sul letto, stare in piedi di fronte a loro e studiarli attentamente per una mezz’ora, ma sappi che quando proverai a infilare il piede destro nel cazzo di buco della gamba destra ti ritroverai magicamente nel posto sbagliato. Inoltre, durante la notte, il buco si sarà ristretto a dimensioni microscopiche, e quindi dovrai saltellare qua e là su una gamba sola bestemmiando e invocando l’aiuto di un Dio Indifferente e spingendo come un toro da monta per cercare di uscire dall’altra parte di quel maledetto buco fottuto che ti odia e desidera che tu muoia in modi atroci e spaventosi.

– Uno dei calzini di cui hai bisogno è uscito di casa prima di te e ora se ne sta al bar a bere caffè e mangiare brioche e ad aspettare il tuo arrivo. Ma tu non lo sai, e lo cercherai per più tempo di quanto meriterebbe, dietro a mobili di cui non sospettavi l’esistenza e in angoli oscuri della tua stanza dove scoprirai cose stupefacenti dimenticate da chissà quanto tempo.

 

Ok, ora sei pronto per uscire.

 

Se per “pronto per uscire” si intende che sei incazzato, nervoso, dolorante, depresso, sporco, stropicciato, e deciso a fumare più tu in una mattinata di quanto abbiano mai fumato tuo padre e tuo nonno in tutta la loro vita.

Ma prima di uscire di casa accendi il cellulare e speri che la ragazza che desideri abbia deciso di farti uno squillo durante la notte, o di mandarti un sms con scritto “Buongiorno bello!”, perché sai che una cosa del genere potrebbe cambiarti completamente la giornata e trasformarla in una magica avventura.

 

Ma dopo cinque minuti in cui osservi inutilmente lo schermo del tuo Nokia (sul quale NON compare e non comparirà mai “1 Nuovo Messaggio”) capisci che la tua nascita è stata uno sbaglio e che un lento suicidio, in fondo, non è una prospettiva così improponibile come pensavi qualche tempo fa.

Per sicurezza, provi a cercare una zona della casa dove il cellulare “prenda di più”. Non si sa mai.

 

Quando ti rendi conto che NO, non è arrivato alcun messaggio, lei non ti ha pensato, non ha sentito il bisogno di te, non le sei venuto in mente quando si è svegliata, ecco, quando ti rendi conto di tutto ciò (e ormai il tuo cellulare ha trentadue barrette di ricezione ed è quasi meglio di un satellite) capisci che è meglio uscire di casa e affrontare la vita.

 

Metti un piede fuori dalla porta, e vorresti morire. E’ un pensiero limpido, puro, genuino, che ti avvolge con il suo fascino seducente e ti sembra del tutto plausibile.

 

Sali in macchina e inizi il lungo viaggio che ti porterà a destinazione. Per strada troverai solo vecchi rimbambiti di ottant’anni che meriterebbero di aver perso la patente anni fa, o donne al volante che non hanno ancora capito la differenza tra la leva del cambio e quella per le frecce.

 

Accendi la radio e c’è l’ultima canzone di Tiziano Ferro. Per associazione di idee cominci a pensare alla canna di una pistola che ti si ficca in bocca e al rumore che farebbe il grilletto quando viene premuto. BANG! Spruzzi grigi del tuo cervello che si stampano sul muro formando un disegno astratto niente male. Con questa immagine rilassante in testa, decidi di mettere su un CD a caso, trovato nel cruscotto.

 

Naturalmente il CD è composto all’80% di canzoni tristi, lenti e depressive. Figurati se beccavi il CD con le canzoni dei cartoni animati, o quello con le colonne sonore dei film. No, hai preso quello che contiene vere chicche del calibro di “Mad World” e “Hallelujah”. Tutta roba da taglio delle vene.

Poi, all’improvviso, arrivi alla Traccia 07 e parte una stupenda canzone romantica carica di sentimento e passione.

 

Ti lasci trasportare e ti senti buono, soddisfatto, desideroso di aiutare il mondo a diventare un posto migliore. Ma quando la canzone arriva al minuto 1.34 ti rendi conto (con quel po’ di lucidità che ti è rimasta in corpo) che la ragazza della quale sei disperatamente cotto non ha alcuna intenzione di darti la minima possibilità.

 

E di colpo la canzone romantica e piena di passione diventa una tortura disumana e tu togli il CD in fretta e furia e lo lanci con forza sul sedile posteriore sperando che il prossimo coglione che salirà di dietro lo pesti inavvertitamente mandandolo in mille pezzi che andranno a spargersi sul tappetino della macchina. Muori, CD di merda.

 

Abbassi il finestrino e accendi una sigaretta, e finalmente arriva il primo momento degno di essere vissuto della tua giornata. Tiri su tanto, tanto fumo grigio e puzzolente come se fossi un aspirapolvere indemoniato e lo senti scendere giù nei polmoni e incatramarti per bene quei pochi alveoli sani che ti rimangono. Cazzo, che buona. Dio benedica l’inventore delle Lucky Strike.

 

Ma la sigaretta non toglie il fatto che la tua mente è tutta presa dalla giornata di merda che stai vivendo e che è appena agli inizi.

Perché non ti vuole?

La tratteresti come una principessa.

La faresti stare bene.

Ci saresti sempre per lei.

Le daresti ciò di cui ha bisogno.

(Forse dovresti dirle anche a lei, queste cose.)

Lo sai che andrebbe così, e che stareste davvero bene assieme.

 

Ma lei no. Niente da fare. Non c’è verso. E dentro di te sai che tra una settimana, o forse due (se ti va bene) la vedrai camminare per strada mano nella mano con un altro maledetto stronzo che non la merita. Yu-hu.

 

Getti schifato fuori dal finestrino la sigaretta fumata per metà e pensi che devi smetterla con quella robaccia, e intanto guardi con disperato desiderio il pacchetto mezzo pieno che se ne sta appoggiato sul sedile accanto a te.

Riesci a resistere per la bellezza di due rotonde, quattro curve e un semaforo, dopodiché emetti un verso strozzato da animale preso al laccio e afferri il pacchetto come se da esso dipendesse tutta la tua vita. Accendi una sigaretta con le mani che tremano leggermente e preghi Dio perché non ti venga un cancro ai polmoni.

 

Non preoccuparti, ti verrà al pancreas.

 

Quando finalmente arrivi a destinazione hai già fumato sette sigarette e la tua mente richiede a gran voce una birra, nonostante siano solo le nove e mezza di mattina, e quindi lasci perdere. Ma la parte saggia di te sa che un po’ di alcool sarebbe la soluzione giusta a tutti i tuoi problemi.

Scendi dall’auto e ti avvii verso il luogo dell’appuntamento, ma non prima di aver rischiato di perdere la vita per colpa di coglione in motorino che voleva tirarti sotto. Gli auguri un infarto fulminante e prosegui per la tua strada.

 

Arrivi davanti al negozio di intimo e aspetti. Accendi altre due sigarette, nel frattempo. Un bambino sui cinque anni un po’ troppo agitato ti passa vicino più e più volte correndo avanti e indietro come un razzo, tenendo in precario equilibrio un enorme cono gelato carico di palline al cioccolato. E tu indossi una maglietta bianca. Cominci a pregare che la madre di questo bambino infernale sbuchi fuori al più presto e si porti via il piccolo mostro prima che sia troppo tardi.

 

Finalmente lei arriva.

 

Lei è bella, simpatica, disponibile. Lei è Miss Allegria del Cazzo. Ti saluta, con un bel sorriso stampato sul volto. Si vede da lontano che aveva una gran voglia di vederti. Ti chiede come va e che cosa vuoi fare.

Tu le sorridi e sfoderi tutto il tuo fascino. Dopotutto, bisogna salvare le apparenze.

 

Peccato che sotto sotto tu stia pensando all’altra ragazza.

 

Chissà cosa sta facendo? Ti ha pensato ieri sera? Più tardi si farà sentire? O dovrai scriverle tu? Cosa avrà da raccontarti? E, soprattutto, perché non ti vuole? Come farle capire che lei è l’unico raggio di sole in quella stressante camminata in salita che la gente comune si ostina a chiamare vita?

 

Passi qualche ora di svago con Miss Allegria del Cazzo e andate per negozi (e cazzo, quante sigarette fumi) e parlate del più e del meno, e finalmente vi sedete su una panchina a limonare, e mentre le stai mordicchiando il labbro ti ritrovi a pensare a cosa proveresti nel baciare le sue labbra e sentire se sono morbide come sembrano, le labbra di lei, nell’affondare le mani nelle segrete profondità dei suoi capelli e attirarla delicatamente verso di te e sentire il suo odore e la sua guancia appoggiata sul tuo collo e… vaffanculo, non sta succedendo, sei con Miss Allegria del Cazzo, non sei con lei, e quindi chiudi gli occhi, finisci di baciarla, salutala, fumati una sigaretta e vattene a casa e buttati a letto e pensa che domani è un altro giorno.

 

Forse.

 

 

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Il catarro del vicino è sempre più verde.

Ho un tumore ai polmoni.

Anni e anni di innumerevoli sigarette hanno fatto il loro dovere, finalmente.

Non ho speranza di salvezza. Sono destinato a morire. Entro breve, a quanto pare. E non sarà una fine allegra e indolore.

Faccio fatica a respirare. Non ho mai abbastanza fiato.

Anche fumare mi fa male. Ma almeno mi tiene occupato, in attesa della fine.

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Questo messaggio promozionale vi è offerto da:

 

Marlboro

Da sempre al vostro servizio.

 

Porca madonna, quanto fumo stasera! 🙂

 

 

Alcool & figa

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Riesco a buttarlo giù tutto di schiena? È una bella bomba, non so, proviamoci, portati il bicchiere alle labbra, dai che ce la puoi fare, butta fuori l’aria per il naso, inclina all’indietro di colpo, lascia scorrere tutto giù, porca madonna come brucia, non sento più la gola, ecco lo sapevo ora mi lacrimano gli occhi, vaffanculo non la bevo più questa roba, va beh che ormai ho perso il conto, saranno stati sei? No No, sette, almeno sette.

Ehi ma quello è Giuseppe, ehi ciao Giuseppe, come va? Ti ho visto l’altra giorno con quella biondina che abita vicino al campo sportivo, però , te la sei scelta bene eh? Oh ma cazzo sei tu pallido o ci vedo io male? No no cazzo scusa, ho bevuto un po’ troppo, haha, dai cazzo che mi vien da ridere.

Ti offro da bere? Vieni qua va’, ehi barista, fammi due rum e pera, toh prendi qua cinque euro. Ehi Giuseppe, te lo bevi il rum e pera? Che cazzo me ne frega che devi guidare ormai è già ordinato dai toh prendi qua, al mio tre si parte ok, pronto? Uno due tre, aaahh, cazzo che merda, passami la pera muoviti va’, e giù. Madonna che schifo, mai più. Ehi Giuseppe, respira và, che ti vedo un po’ rosso in faccia, hahaha. Dove vai? Ah ok ciao, ci vediamo in giro, ciao.

Che coglione che è Giuseppe, sempre stato un idiota, e cazzo che schifo che faceva quella biondina cazzo l’avrà trovata in discarica, oh beh che si fa adesso? Dove cazzo è finito Luca cazzo, quel coglione oh va sempre per i cazzi suoi, se lo trovo a farsi una tipa lo ammazzo.

Va in figa và andiamo a ballare, cazzo che casino ma da dove viene fuori tutta sta gente di merda, guarda quante fighe però oh, quest’anno va di moda la gonna, bene bene, perfetto così. Ecco un buco cazzo, mettiamoci qui, e via, ah merda però sta canzone mi fa cagare, va beh, ormai si balla lo stesso, porca puttana però c’ho le gambe molli, faccio fatica a stare in piedi, per fortuna siamo tutti appiccicati và, almeno non cado, ehi ehi, ehi guarda qua che bella figa che si è avvicinata, aspetta và che faccio finta di non cagarla, oh oh, le ho toccato il culo con la mano, facciamo finta di niente, balla balla e non guardarla, lasciala cuocere per bene, sta funzionando, si avvicina sempre di più, ecco così, brava, beh dai và proviamo a metterla le mani sui fianchi, piano, piano, perfetto, ora sorridi, sorridi, sorridi, cazzo ma sto sorridendo o no? Non mi capisco più mi gira la testa vaffanculo alcool di merda, va beh dai guardala negli occhi, tieni aperti gli occhi, cazzo spalanca quegli occhi, non lascia cadere le palpebre ti ho detto porca puttana! Okay dai ci sei, mantieni quest’espressione, cazzo chissà come mi stanno i capelli, va beh va in figa ormai è fatta, ondeggia con lei, mantieni gli occhi aperti, non fare la tua solita faccia da ebete, avvicinati, dai così, ci sei, ora baciala, dai dio infame vai e baciala, sì, sì, sì, ci sei!

Questa sì che sa muovere la lingua però, dev’essere piena di alcool quanto me se non di più, senti come si appiccica cazzo, se non la tengo su io questa mi cade per terra, beh piantiamole le mani sul culo che è meglio, aspetta che la tiro su di peso, mi sta cadendo per terra, ehi puttana resta in piedi! Cazzo, mi hai morso, cazzo!

Proviamo a infilarle una mano nei jeans, oh oh oh, è un perizoma questo? Niente mestruazioni per la Signorina Morsicatrice questa sera, dico bene? Si può tentare la scopata allora, baciala un altro pò, ancora un pò, ora staccati, Ehi ciao, come ti chiami? Io Enrico, tu? Come hai detto? Elisa? Lisa? Come? Va beh fa lo stesso, ehi Lisa che ne dici se andiamo a fare un giro, vieni con me un attimo? No? Perchè no? Come no? Eh? Vuoi ballare? Ma dai, vieni a fare un giro con me, dai che cazzo ti frega di ballare, ho detto dai che cazzo ti frega di ball… HO DETTO DAI CHE CAZZO TI FREGA DI BALLARE porca madonna ma sei sorda! Va beh vai in figa rimani qua , ci vediamo, io vado a bere qualcosa cazzo.

Che casino oh, ma tutta questa gente di merda da dove viene fuori? Oh ah ah ah, ma questa cosa l’ho già pensata prima no? Ah ah ah, ehi non capisco più un cazzo, che buffo, ha ha, ehi il bar è di là o… Ah ok eccolo, haha, son proprio preso male eh. Ehi barista fammi una Vodka alla menta e Sambuca, dai vai toh cinque euro, cazzo dai mettine un pò di più! Ma vaffanculo và, tirchio di merda, okay ora respira e butta giù, giù, dai tutta giù, cazzo, cazzo, che merda che schifo, dove cazzo è finita la mia gola? Porca puttana che razza di merda, basta, basta, sono pieno, basta per stasera, cazzo devo anche andare a pisciare, dove sono i cessi? Cazzo li avevo visti prima, cazzo ma perchè è tutto così buio?

Oh no aspetta sono io che ci vedo male, cazzo è tutto offuscato, okay dai, respira, piano, respira, piano, respira, piano, ce la posso fare. Sono in piedi, ce la posso fare. Cazzo ho la bocca piena di bava, oh no cazzo non ho voglia di vomitare, che palle, col cazzo, manda giù e respira, manda giù, manda giù, non è niente, non ha sapore, è solo acqua, manda giù, se sei riuscito a non vomitare al capodanno da Paolo puoi riuscirci anche stasera, dai, manda giù. Respira, bravo. Ora vai in bagno. Di là? No? Chiedo a qualcuno? Col cazzo.

Saranno di là, dai andiamo. Sono quelli? Cazzo ma è tutto uguale qui, cos’è quella porta? Entriamo và, oh, oh, scusate, non è qui il bagno? Ehi amico stai calmo, pensavo fosse il bagno, me ne vado me ne vado, vaffanculo faccia di merda, come? Non ho detto niente, stai tranquillo amico, me ne vado, vaffanculo coglione di merda. Cazzo, che stecca. Non ci vedo più oh. Devo sedermi. Cazzo mi sto pisciando addosso, oh ecco qui un divanetto, sediamoci và, cazzo, quasi quasi mi sdraio và, qui gira tutto, devo restare immobile, immobile, pensare ad altro, oh ma devo pisciare, chissà dov’è Luca, merda e domani mattina devo alzarmi alle sette vaffanculo non ci vado oh cazzo mi viene su tutto, manda giù, oh cazzo.

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Pensierini per le vacanze

Compito per le vacanze: scrivete 5 pensierini di media lunghezza su 5 argomenti diversi a scelta, ricordando di usare un linguaggio chiaro e utilizzando concetti semplici e diretti. Evitate di parlare di argomenti scontati come il vostro cane/gatto o simili.

 

Ho paura di scoprire che Dio esista sul serio: se così fosse mi toccherebbe ammettere che l’unico modo per non finire all’inferno è quello di rispettare le regole che Lui ci ha imposto. Ecco perché ho paura: che razza di vita di merda sarebbe quella vissuta rispettando le Sue pallose regole?

 

Anni fa mi piaceva una ragazza un po’ più giovane di me. Bionda, occhi azzurri, molto simpatica. Ma soprattutto erano quei cazzo di occhi che mi fregavano, così come penso che abbiano fregato molti altri poveretti. Comunque sia. Non che ora non mi piaccia, eh. Non è cambiata lei e non sono cambiati i miei gusti. La vedo ogni tanto in piazza, o in qualche bar con le sue amiche (o un ragazzo) e magari ci salutiamo, se capita, ma nulla di più. E’ strano, pensare che ci salutiamo anche se effettivamente tra noi non c’è mai stato nulla: a suo tempo le ho corso dietro per qualche mese prima che lei mi dicesse che no, non ci stava. Il punto è che il giorno dopo mi scrisse un sms dicendomi che aveva cambiato idea, al che io le risposi “troppo tardi”. Non ci siamo neanche mai baciati né altro. Chissà come sarebbe potuta andare tra di noi. Chissà, magari era la donna della mia vita. Non è molto confortante pensarci, ma c’è sempre tempo per rimediare. O almeno così mi piace pensare.

 

C’è un  punto della vita, credo intorno ai vent’anni circa, in cui ho capito che non ci si può fidare di nessuno, nemmeno degli amici più cari. A quel punto un individuo razionale può fare due cose: allontanarsi dagli altri, o rimanere in compagnia di persone di cui non si può fidare. Quasi tutti scelgono la seconda opzione. Anche se comunque alla fine si rimane sempre da soli. E’ un po’ come trovarsi ad una bellissima festa piena di gente con cui non parlavi da tantissimo tempo: l’impressione è che ti stai divertendo comunque, mentre in verità una parte di te sente un disperato bisogno di una faccia familiare.

 

Eiaculare sul viso delle ragazze è una di quelle cose che molti uomini sognano di fare. Nei film porno è una pratica comune, ma nella vita reale ovviamente no. E la lista di cose che possono fare un uomo e una donna (ma che non fanno quasi mai) sarebbe lunga. Se domani finissi sotto a un camion e tirassi le cuoia lo rimpiangerei: morire senza essere mai venuto sul viso di una ragazza! Non me lo perdonerei proprio.

 

Anche uccidere una persona sarebbe una di quelle cose che rimpiangerei. Dev’essere una sensazione esaltante spegnere una vita umana, una cosa così vasta e profonda che non si può immaginare. Annullare in un attimo tutto quello che ci sta dietro. Presumo che uccidere esseri umani faccia sentire gli uomini molto simili a Dio: avere tutto quel cazzo di potere sulla vita di un’altra persona, uh! Chi non si sentirebbe un dio? Chissà… Durante le guerre i  tizi che sganciano le bombe devono avercelo duro dal mattino alla sera.

 

Voto: Gravemente Insufficiente

 

 

Terremoto bastardo, non mi avrai!

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Forse sarà perché mi sono appena lasciato con la mia ragazza, ma al momento non riesco a visualizzare nella giusta ottica la questione del terremoto in Abruzzo: in parole povere sento ripetere tutto il giorno che c’è un sacco di gente morta o rovinata e, magicamente, non me ne frega un cazzo. E tutto questo lo devo al fatto che i miei problemi, ossia l’aver perso la tizia con cui stavo, mi sembrano infinitamente più gravi e terrificanti di una catastrofe naturale sterminatrice di esseri umani.

Sono un insensibile stronzo? Non lo so, ma non posso farci niente: è quello che sento. In fondo, chi li conosceva? Non mi è mai fregato un cazzo dell’Abruzzo.

Una parte di me continua a ripetere che affermazioni simili le potevo anche evitare, una parte di me mi ripete che scrivendo certe cose mi attirerò antipatie e incomprensioni, una parte di me mi intima di fermarmi e cancellare tutto se non voglio rischiare di perdere la stima di chi legge il mio blog.

Ma a me non interessa un cazzo della stima di chi legge il mio blog. Chi vi conosce? Che vantaggio mi arrecate? Cosa mi importa se pensate male o bene di me? Se moriste per causa di un terremoto me ne sbatterei le palle. E giuro che se morissi io non vi chiederei mai e poi mai di provare pena per me. A che scopo? Non mi servirebbe a niente, da morto.

Ora che ci penso, chissà se c’era qualche abruzzese deceduto che seguiva il mio blog?

Qualche unità di meno nel contatore dei visitatori, probabilmente.

Un chiodo di bara al giorno

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Chi fuma sa benissimo che fa male ma nonostante ciò continua imperterrito, conoscendo benissimo il rischio sempre presente di contrarre il cancro ai polmoni.

(Toccatevi i coglioni)

Ma perché smettere? Dopotutto, fumare regala tanti piccoli momenti di gioia, chiedendo in cambio così poco!

Tanto per cominciare, il fumo ha un effetto calmante. Provate a pensare all’ultimo esame che avete affrontato a scuola: non siete voi, non è la vostra forza di volontà, non è il vostro cervello: è la sigaretta che avete fumato poco prima di entrare in aula la vera ragione che vi ha permesso di mantenere una parvenza di calma e di affrontare a testa alta quell’inutile formalità scolastica.

O un colloquio di lavoro importante, per esempio. O la nascita di un figlio. O la lente morte in una camera d’ospedale di un vostro famigliare. O le lunghe ore di appostamento fuori dalla casa del tizio che si scopa la vostra ragazza. Come diavolo sareste riusciti a sopportare tutti quei lunghi, interminabili minuti senza il miracoloso supporto di una Camel?

E fin qui ci siamo.

Un altro motivo per cui fumare è bene: aumenta le sinapsi. Aiuta il cervello a lavorare meglio e più velocemente. Oh, certo, fior fior di scienziati insistono nel dire che è una leggenda metropolitana, che i valori sono minimi e i risultati risibili.

Ignorateli! Chi fuma lo sa: si ragiona meglio, la mente si schiarisce. Una boccata profonda, il fumo scende nella gola e riempie i polmoni. Uno, due secondi, il tempo di gustarsi il sapore acre che si espande. Poi si espira: grigi riccioli inconsistenti che salgono pigramente dalle labbra, spargendo ovunque l’odore caldo e penetrante del tabacco, prima di svanire a poco a poco. E tutto diventa più semplice, più fattibile. Il problema di poco prima assume un’altra consistenza, viene visto sotto una nuova luce, più luminosa e rassicurante. Si scoprono nuove soluzioni, connessioni logiche impensabili fino a poco prima. Tutto diviene più facile.

Bene.

Ancora: fumare regala un certo fascino.

Oh, mi par di sentire alcuni di voi:

“Ma non è vero, questo è lo stereotipo più vecchio del mondo!”

State zitti, per carità. E’ evidente che non fumate, se la pensate così. O che non sapete fumare bene, perlomeno. Ogni fumatore del mondo sa benissimo che fumare rende più intriganti agli occhi degli altri. Che letteralmente ti fa sentire più affascinante, ti dona un’aura di mistero, ti trasforma in un ribelle un po’ trasandato che ne ha viste molte e che la sa lunga sulla vita. Anche se sei l’ultimo degli sfigati, non ha importanza.

Okay.

Un ulteriore motivo per fumare è che le relazioni sociali con gente che fuma sono nettamente più semplici e appaganti. Qualsiasi perfetto sconosciuto, quando viene a chiederti l’accendino, diventa automaticamente un compagno, un membro a pieno titolo dell’incompresa tribù dei fumatori. Meglio ancora se questo sconosciuto fuma le stesse sigarette che fumi tu: in quel caso ti rendi conto con una sorta di stupore misto a tenerezza che l’individuo che hai davanti ti capisce, sa benissimo come la pensi, potrebbe addirittura diventare uno dei tuoi amici più fidati. Non come quei rompicoglioni dei non-fumatori, quei noiosi moralisti sempre pronti a ricordarti che morirai giovane e che il puzzo della Marlboro è disgustoso.

Per concludere, ci sono una miriade di momenti topici nella vita di ogni persona in cui fumare non è solo piacevole, ma addirittura necessario:

– Dopo una gran bella mangiata.

– Dopo aver scopato, mentre la vostra ragazza è in bagno.

– Appena svegliati, reduci da una nottata di alcool e/o altre droghe.

– Mentre si beve una birra da mezzo litro.

– Al mare, dopo una nuotata e/o un giro in pedalò.

– Mentre si aspetta il treno in una fredda mattina di gennaio.

– Mentre si è seduti sul cesso pronti a cacare.

– Usciti da una discoteca o un concerto, subito prima di salire in macchina per tornare a casa.

– In un qualsiasi autogrill.

– A scuola, dopo un’interrogazione o un compito, chiusi nel gabinetto e con la finestra aperta.

 

 

Uccidiamo la gente, vinciamo peluche!

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A volte penso al passato -non intendo ieri pomeriggio, intendo il passato passato, tipo secoli fa, capito?- e mi vengono in mente gli indiani presi a fucilate dai cow-boy, o all’Europa decimata dalla peste con la gente che cadeva a terra lungo le strade invocando l’aiuto di Dio mentre il corpo si riempiva di bubboni e il sangue fluiva ininterrotto da ogni poro, o agli antichi romani che facevano a pezzi migliaia di persone per conquistare un altro pezzo di terra, e mi chiedo: qual è la differenza tra loro e noi?

Voglio dire, sono finiti i tempi delle grandi calamità, delle grandi guerre e dei grandi sconvolgimenti storici: oramai viviamo giorni più “sereni”, una stupida guerra in Iraq o qualche Tsunami non fanno né caldo né freddo rispetto alle tragedie di una volta.

E le Torri Gemelle, bah, che cazzo: gli Aztechi uccidevano migliaia di persone per i loro sacrifici umani, li scuoiavano e ne strappavano il cuore. Eppure era normalissimo per loro, e oggi lo è anche ai nostri occhi: se lo leggiamo su un libro di storia non ci scandalizziamo. E’ tutta una questione di tempo, e di prospettiva.

Nessuno mi riterrebbe un mostro se dicessi: “Gli aztechi hanno fatto proprio bene a sacrificare tutti quei poveri innocenti, se lo meritavano” (al limite mi riterreste un idiota o mi mandereste a cagare), ma se invece me ne uscissi con un: “Che bello che i poveri innocenti nelle Torri Gemelle sono morti, se lo meritavano”, di sicuro verrei rimproverato, allontanato, considerato un pezzo di merda insensibile criminale filoterrorista. Eppure il numero delle vittime dell’11 settembre è inferiore a quello dei sacrifici aztechi.

Ma siccome sono passati seicento anni, chi se ne frega di quei brutti selvaggi.

Eppure SE, poniamo, domattina al telegiornale sentissimo dire che i francesi stanno massacrando migliaia di poveracci per sacrificarli al Dio Sole, o un’altra cagata simile?

“Inaudito! Inconcepibile! Che mostri! Che crudeltà! Dobbiamo fermarli!”

Perché i francesi sono un popolo civile, rispettabile, con una storia di classe alle spalle, e vivono in mezzo a nazioni perbene che non si sognerebbero mai di fare delle cose simili!

Però il fatto che in Africa ci siano ragazzini che si fanno di droga e crepano di AIDS, donne che vengono stuprate per strada a piacimento, o neonati gettati nella spazzatura che muoiono di fame, ebbene, chi se ne frega, no?

“E’ orribile, poveri piccoli tesori innocenti. Bisognerebbe aiutarli, il mondo non dovrebbe stare a guardare!”, disse l’Uomo-Comune prima di mettere sul Grande Fratello.

E si mantiene il tutto in uno stato perenne di caos e povertà, cercando di rattoppare qua e là ma senza mai intaccare il problema. Perché l’Africa è l’Africa: negri sporchi e puzzolenti, barbari incivili. Chi se ne frega? Salviamo i francesi, mandiamogli l’ONU, gli aiuti umanitari, interveniamo politicamente per porre fine a quegli indecorosi sacrifici umani! Brrrr, la sola idea di un uomo che viene decapitato a Parigi: orrore! Bisogna fare qualcosa per fermare questo scempio!

Dalle altre parti invece no, chi se ne frega.

I cinesi che opprimono il Tibet? Chi se ne frega: sporchi cinesi pazzi, che scrivono in una maniera assurda e mangiano riso tutto il giorno; è una civiltà troppo lontana da noi per essere compresa. Lasciamoli fare quello che vogliono, e se morirà qualche stupido tibetano, chi se ne frega? Hai visto come si vestono poi, con quelle orride tuniche arancioni? Si fottano. Ci limiteremo a esporre cartelloni e protestare da casa invocando un Tibet libero, ma niente di più.

E potrei continuare ancora a lungo. Il problema della crudeltà umana è semplice: esiste da sempre e sempre ci sarà, e viene tranquillamente tollerata SE non ci riguarda (o, meglio, viene disapprovata con tristi cenni di diniego e frasette di circostanza, dopodiché si torna tutti a festeggiare).

E poi, una volta passato abbastanza tempo, qualsiasi atrocità perde importanza agli occhi dell’umanità. Anche l’olocausto ai tempi del nazismo: dateci ancora un’altra cinquantina d’anni, massimo un secolo, e vedrete che nessuno riuscirà più a comprenderne fino in fondo l’atrocità.

Diventerà una tragedia lontana, sbiadita, priva di legami col presente. “Chi se ne  frega degli ebrei”, dirà l’Uomo-Comune prima di mettere sulla 213sima edizione del Grande Fratello.

Ho un’idea: sterminiamo i portoghesi. Chi se ne frega dei portoghesi? Chi ha mai sentito dire qualcosa di buono su un portoghese? Sono solo una sottospecie degli spagnoli, o roba simile. Facciamoli fuori senza pietà! Tanto i posteri se ne sbatteranno le palle.

 

Nota: Questo post è stato scritto sotto l’effetto di diverse droghe e in uno stato psicologico confusionale, il che si nota dalla sua evidente mancanza di obiettività e coerenza e dall’abbondanza di farneticazioni insensate sparpagliate qua e là. Pertanto, se c’è un “senso filosofico” nascosto in tutto ciò, qualcuno è pregato di spiegarmelo.

P.S. Uccidiamo i portoghesi. Entriamo di notte nelle loro case e tagliamo le loro gole nel sonno, impicchiamo i loro bambini, impaliamo le loro mogli.

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Nella foto: Vida Guerra, un’accanita sostenitrice del progetto anti-portoghese.