Archivio mensile:ottobre 2009

PC Lento? La soluzione si trova in una vagina

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Il computer mi si impalla, spesso. Troppo spesso. Ce l’ho da qualche anno e temo che stia per esalare gli ultimi respiri.

 

Tanto per cominciare, ci mette sette interminabili minuti per accendersi. Poi per altri tre minuti è sconsigliabile cliccare su qualsiasi icona, altrimenti è probabile che si blocchi irreparabilmente e mi costringa ad usare il meraviglioso tasto di reset.

 

Se apro Firefox, la situazione si fa critica: dopo mezz’oretta mi ritrovo a dover usare il meraviglioso ctrl+alt+canc per cercare di rimediare a un blocco totale che nasce dal nulla. Questo metodo, ovviamente, funziona in media una volta su cinque. Altrimenti c’è il meraviglioso tasto di reset.

Se apro Chrome, la navigazione si interrompe dopo qualche pagina, invitandomi a eseguire complicate operazioni da smanettone, che io puntualmente rifiuto con sdegno poiché 1. non sono capace, 2. non ho voglia di imparare, 3. esiste il meraviglioso tasto di reset.

Se apro Internet Explorer, mi viene da piangere.

 

Naturalmente, l’idea di aprire un qualsiasi altro programma OLTRE a un browser è pura follia: ricordo ancora con terrore quella volta che ho lanciato Word assieme a Firefox. Un errore che mi ha insegnato molto bene quanto la vita possa essere dura.

 

Pensare di installare un gioco che sia posteriore al 2000 è assolutamente impensabile: la scheda grafica e la ram non reggerebbero a tanta spregiudicatezza. Una volta ho provato a lanciare GTA Vice City (naturalmente, per consentire l’installazione, ho dovuto cancellare una quantità vergognosa di file per liberare un po’ di spazio sul disco fisso) ma un allegro messaggio mi ha subito avvertito della presenza di svariati problemi tecnici del tipo “il tuo computer fa cagare, pezzente del cazzo, prova con PacMan!”

 

Scaricare un film da 700 MB? Certo, a patto che prima mi liberi di qualche decina di inutili programmi e cancelli qualche centinaio di canzoni.

 

Deframmentare il disco? Certo, a patto che il computer rimanga acceso per due giorni di fila mentre il programma fa il suo dovere e che non venga lanciato nient’altro in contemporanea. Persino muovere troppo veloce il mouse potrebbe far impallare tutto. Ma in fondo esiste sempre il meraviglioso tasto di reset.

 

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Computer: Buhahahaha! Renderò la tua vita un inferno!

Faina: Fottiti, bastardo. Ora userò questo miracoloso programma shareware trovato su tuttogratis.it e che promette di migliorare le prestazioni e accelerare ogni sistema operativo sulla faccia della terra!

Computer: Buhahahaha! Cazzate! Non è la prima volta che un patetico programmino cerca di sbarrarmi la strada! Su, fai la tua mossa! Ti aspetto!

Faina: TIE’!!! L’ho lanciato! Attendo con impazienza la tua disfatta, buzzurro!

Computer:

Faina: Che c’è? Non parli più? Stai soccombendo alla sua potenza, coglione?

Computer: Sto trattenendo le risate, pagliaccio. Spero che tu ti renda conto che il programma che hai lanciato, oltre a essere una clamorosa bufala, è pieno zeppo di spyware.

Faina: Spyware?

Computer: Pirla.

Faina: Dannazione! Sulla presentazione del programma si garantivano qualità, velocità e sicurezza fuori dal comune!

Computer: Che razza di idiota. Scommetto che tu sei uno di quelli che è ancora convinto che Norton sia un buon antivirus.

Faina:

Computer: Basta, mi hai stancato. Sei patetico. Ora mi metto a cazzeggiare con settecentoquarantadue megabyte di RAM e ti mando affanculo tutto.

Faina: Bastardo! Io ti ammazzo! Io ti faccio a pezzi!

Computer: Buhahahahaha!

 

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Tarantino si è svegliato dal letargo

L’ultimo film di Tarantino, Bastardi senza gloria, merita come minimo due visioni separate. La prima serve per gustarselo tutto d’un fiato, apprezzando la spettacolare regia e le geniali trovate stilistiche; la seconda per concentrarsi di più sulla storia e godere appieno della sceneggiatura frizzante e tipicamente tarantiniana.

 

Oppure, la prima visione potrebbe essere dedicata a masturbarsi furiosamente durante le scene con Mélanie Laurent; la seconda a menarsi il torrone quando sullo schermo appare Diane Kruger.

 

(Nota bene: Mélanie Laurent, attrice decisamente sconosciuta, è una gnocca da paura.)

 

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– Diane Kruger mentre combatte i nazisti –
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– Mélanie Laurent mentre ammazza Hitler –

 

 

Gli attori principali, in ordine di importanza, sono:

– Brad Pitt

– Il regista di Hostel

– Tizi sconosciuti, per lo più tedeschi

 

Trama:

 

La Francia è occupata dai nazisti. La storia inizia mostrandoci un gruppo di crucchi che vanno a far visita a un contadino francese. Il Capo Nazista Bastardo e Carogna, che viene chiamato “Il Cacciatore di Ebrei”, sospetta che il contadino sia colpevole di nascondere degli ebrei in casa sua. Per questo manda i suoi scagnozzi a giocare fuori in giardino, mentre lui interroga con tutta calma il contadino francese cercando di smascherarlo.

 

A questo punto molti penserebbero che il metodo migliore per costringerlo a confessare sarebbe stato quello di puntargli una pistola sui coglioni e chiedergli gentilmente di sputare il rospo.

 

E invece, sia lode a Tarantino, lo spettatore viene deliziato con una sequenza di dieci minuti abbondanti in cui ascoltiamo il Capo Nazista Carogna che parla di scoiattoli e topi e falchi, concludendo che i topi meritano lo stesso trattamento degli scoiattoli: la morale è che se offri del latte a uno scoiattolo devi per forza offrirlo anche a un topo, cazzo.

 

A questo punto il contadino, palesemente spiazzato da questa stronzata, finisce per rivelare che gli ebrei sono nascosti sotto il pavimento. Il Capo Carogna chiama dentro i suoi uomini, che mitragliano senza pietà i giudei.

Naturalmente una di loro riesce a salvarsi alla carneficina: è una giovane ragazzina ebrea che una volta cresciuta (circa due ore di film più tardi) avrà la sua vendetta personale, riuscendo a intrappolare Hitler e compagnia bella in un cinema e bruciandoli vivi tutti quanti, grazie all’aiuto del suo amante africano.

 

Sì, è tutto vero.

 

I Bastardi del film, in sostanza, sono un gruppo di giudei capitanati da Brad Pitt. Per tutto il film non fanno altro che ammazzare crucchi, prenderli a mazzate, strappargli lo scalpo. Ogni tanto parlano, ma non dicono mai nulla di interessante.

Alla fine rimangono in tre, che fingono di essere siciliani. Dicono “miezzeca”, “minchia”, e tutti ridono perché Tarantino è un genio che fa le citazioni nascoste ma non troppo.

 

ll ruolo dei Bastardi ebrei sarebbe quello di far saltare in aria il cinema con dentro Hitler e i suoi fidati caporali crucchi, ma falliscono miseramente nel loro piano e (particolare rilevante) avrebbero potuto anche non fare un benemerito cazzo, perché tanto la ragazzina ebrea cresciuta aveva già deciso per conto suo di bruciare il cinema.

In sostanza, la ragazzina ebrea cresciuta avrebbe potuto tranquillamente uccidere Hitler & Company da sola. Cosa che in effetti riesce a fare.

 

Quindi, a che servono i Bastardi?

A niente. Sono un riempitivo tra una scena e l’altra. Lo schema del film, infatti, è più o meno questo: dialogo sugli scoiattoli, Bastardi che usano la testa di un crucco come palla da baseball, dialogo sul cinema tedesco, Bastardi che tagliano lo scalpo a qualche crucco, dialogo sui pasticcini con la crema, Bastardi che uccidono delle guardie crucche.

 

Ah, memorabile la scena in cui i Bastardi, travestiti da crucchi, vanno al bar e giocano a carte con un vero soldato crucco che deve indovinare di essere King Kong: venti interminabili minuti di discorsi del cazzo che si concludono con una sparatoria dove muoiono tutti, rendendo così assolutamente inutile tutto ciò che si erano detti prima e che lo spettatore innocente aveva dovuto sorbirsi.

 

Commento:

 

Era dal 1994, ai celebri tempi di Pulp Fiction, che Tarantino non ci regalava un’opera di così alto livello. Violenza gratuita, personaggi assurdi, dialoghi senza capo né coda, una storia piena di intrecci inaspettati e situazioni adrenaliniche.

Quindi, in sostanza, erano quindici anni che Tarantino non riusciva a mettere insieme un cazzo di film decente.

Jackie Brown era una cagata riuscita male, Kill Bill era pieno di stronzate e cinesi impazziti e canzoncine pop scassacoglioni, Grindhouse aveva ventisette personaggi femminili che non facevano altro che parlare di puttanate per due ore consecutive, tranne quando non venivano ammazzate da Kurt Russell.

 

Ma con Bastardi senza gloria, il vecchio feticista torna ai fasti di un tempo: l’unica pecca che non riesce a eliminare dai suoi film è quella dei discorsi del cazzo: okay, fanno ridere, ma non puoi spenderci cinque minuti. Cinque minuti di stronzate sono TANTI. Come dimenticare il celebre dialogo sui massaggi ai piedi tra Samuel L. Jackson e John Travolta? Due killer del cazzo che invece di entrare nella stanza ad ammazzare gente iniziano a parlare di piedi e tecniche massaggiatorie, mettendosi a litigare su chi fra loro fosse il massaggiatore di piedi migliore.

Fa ridere, per i primi trenta secondi. Ma dopo cinque, sette, dieci minuti, la cosa diviene straziante.

E in Bastardi  la cosa si ripete: gli attori parlano per interminabili minuti di boiate da paura con il solo scopo di allungare il film il più possibile. Con dei dialoghi da persone normali, i film di Tarantino durerebbero un’ora di meno.

 

Ultima nota: Brad Pitt non scopa con nessuna donna, nel film. Ulteriore prova che Tarantino è un’anticonformista.

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Tarantino: Mélanie, che ne dici se giriamo una scena in cui ti succhio le dita dei piedi come se fossero ghiaccioli?
Mélanie: Manco per il cazzo, vecchio pervertito con la faccia da mongoloide!

 

C’era una volta Chinaski

Caro Chinaski,

 

Innanzitutto complimenti. Sei bravissimo. Uno scrittore nato. Ti seguo da un anno e mezzo (forse due, non ricordo di preciso) e ho letto tutto quello che hai scritto. Tutto, dal primo all’ultimo post. I post migliori me li rileggo spesso, come si fa con un buon libro quando fuori piove e in tivù non danno un cazzo.

 

Ma c’è un problema.

 

Scrivo infatti questa lettera per esprimere la mia opinione personale sulla roba che pubblichi da un bel po’ di tempo a questa parte: riassumendo in poche parole, ritengo fermamente che tu stia peggiorando sempre di più col passare del tempo.

 

(Mi par già di sentire i gemiti di disapprovazione dei tuoi lettori: “ma come cazzo si permette questo stronzo di dire una cosa del genere? Ma si rende conto di cosa sta parlando?”)

 

Sì, me ne rendo conto perfettamente. Quando uno inizia a tenere un blog “d’opinione” o “letterario” impara in fretta chi è Chinaski e quanto poco opportuno sia criticarlo.

E’ come andare in chiesa durante la messa e mettersi a parlare male di Gesù: la gente ti guarda male e ti caccia fuori a pedate nel culo.

Non sputare nel piatto dove mangi, non tirare il mantello a Superman, non pestare i piedi a Chinaski77. Segui queste poche semplici regole e vivrai tranquillo. Haha.

 

Ma torniamo alla questione principale: ciò che scrivevi una volta era molto, molto meglio. I tuoi post erano più vivi, più sentiti.

C’avevano dentro una cazzo di vena di malinconia che era sublime, trasudava ad ogni frase e ti spingeva a leggere rapito parola per parola e ti faceva affiorare un sorriso sulle labbra e pensare “cazzo, sì, ne voglio ancora e ancora e ancora”.

 

Erano post (testi, pensieri, opinioni, opere, riflessioni, scritti?) più realistici, più spietati, erano semplici ma incisivi. Crudi. Bukowski all’italiana.

(Lo so, è un commento scontato quello su Bukowski, ma suppongo che a una persona che come nickname ha scelto Chinaski non possa non far piacere. Anche se immagino che te lo sarai sentito dire migliaia di volte.)

 

Sono un accanito lettore, fin da quando ero bambino. So riconoscere la roba buona da quella di merda. E mi ritengo uno scrittore decente. Anzi, no, mi ritengo un eccellente scrittore. Tutti gli scrittori si ritengono bravi, come dice Henry in Factotum, e mai concetto fu più azzeccato.

Proprio per questo mi permetto di dire, dall’alto della mia (haha) lunga e soddisfacente (haha) carriera di scribacchino, che sei peggiorato.

Non nello stile, ma nello spirito.

Magari sembra un’esagerazione, ma leggendo i tuoi vecchi post non potevo fare a meno di accomunarti a gente come Welsh, Lansdale, King, Bukowski. Stile perfetto, padronanza del lessico perfetta, la capacità di raccontare il più insignificante fatto di vita quotidiana e caricarlo di energia e renderlo apprezzabile e vero, di farlo schizzare fuori dalla pagina (schermo) e provocare un’emozione. Pochi ne sono capaci. Pochissimi, cazzo.

 

E invece, adesso?

Ormai ti sei ridotto a scrivere pezzi umoristici, o pezzi riflessivi che scadono nell’umoristico. Tanto umorismo, niente cinismo. Che cazzo è successo? Dov’è finito il tizio che mi ha regalato gioielli del calibro di “Questo post è come un figlio”, “Nascita e morte di un post”, “Le partite di Chinaski: Kasparov ha 2800 punti. Io 0.”, “La similitudine che ci lega”, o quel piccolo capolavoro senza titolo che qui mi permetto di riportare:

 

“Questa la dovete sentire.
Ora non so come mi sia tornata in mente, ma è così. Qualche anno fa, ancora facevo il liceo, ero follemente innamorato di una ragazza. Le sono stato dietro non so quanto, eravamo ottimi amici. Però in fin dei conti c’era qualcosa che ci legava in maniera molto più seria, e profonda. Non so dire cosa fosse. Eravamo due spiriti affini. Per cui, trascorrevamo moltissimo tempo insieme. Si ascoltava musica, si guardavano stupide trasmissioni televisive, si fumava sul terrazzo. Poi quando lei era triste, mi piangeva sulla spalla, e io la consolavo teneramente. Quand’era malata le portavo il gelato, e quando stava bene, ridevamo di tutti quei meschini che non avevano un rapporto come il nostro. Dopo qualche mese, non potevamo più fare a meno l’uno dell’altra. Eppure nessuno dei due osava toccare l’argomento. E mi riferisco a quell’argomento là. Poi una sera, prima di andare ad una festa, stiamo passeggiando per una strada buia. Io sono lì scazzato che parlo di tramonti, allora lei mi ferma, mi guarda dritto negli occhi, e mi dice, con un filo di commozione: “Io ti amo.” Al che io rimango un poco spiazzato. Ma non tanto. In fondo, lo sentivo sulla mia pelle. Così, mentre lei è lì che aspetta una risposta, o semplicemente un bacio, io mi guardo la punta delle scarpe e, dopo una pausa teatrale, dico: “Andiamo ora. Faremo tardi.” Lei riprende a camminare, rimaniamo per un po’ in silenzio. Io sono felice come mai m’era accaduto. Lungo la strada ripenso a tutti i momenti trascorsi nell’attesa di quel momento in particolare. Non mi sembra vero. Lei mi ama. Voglio dire: mi ama! Sento scorrermi nelle vene una vita nuova, insieme al mio amore. Poi arriviamo alla festa, cominciamo a bere, ci perdiamo di vista per qualche istante. La ritrovo poco dopo dietro una siepe, seminuda, tra le braccia di un altro.
Forse non mi amava così tanto.”

 

Fantastico. Frasi brevi, dirette, che colpiscono come frecce. Una sintassi elementare ma non per questo meno efficace. Si può dire che è una storia semplice e “abusata”, banale, vista in milioni di film e libri e sceneggiati televisivi e chi più ne ha più metta: il sentimento tradito, la ragazza che promette amore eterno e poi va con un altro, la disillusione dell’amore. Tutta roba già vista.

Eppure tu eri riuscito a renderla una cosa viva e appassionante e a caricarla di tristezza e sentimento. E tutto questo in sole 322 fottute parole. Ancora adesso leggo e rileggo questo pezzo e non sono capace di spiegarmi come cazzo ci sei riuscito.

 

Ma il punto qual è?

Il punto è che adesso mi esci fuori con i post umoristici. Con i post dove si intravede sempre un filo di speranza e ottimismo, magari nascosto dietro a una finta maschera di cinico che suona falsa. I post “compagnoni”, quelli che strizzano l’occhio al pubblico e dispensano sorrisi a destra e a manca. Li leggo e mi sembra di vedere un politico che fa campagna elettorale.

E questa storia va avanti da un pezzo ormai. Leggo e non faccio che chiedermi che cazzo è successo. Hai vinto al Superenalotto? Hai trovato l’amore della tua vita? E’ successo qualcosa di particolare che ti ha fatto cambiare il modo di vedere la vita? Dove cazzo è finito il diserbante umano che ricordavo?

 

E cos’è quella trovata di Ristorantopoli? Non l’ho comprato il libro. Non ho intenzione di farlo. Ho letto abbastanza commenti e recensioni per capire che è (rullo di tamburi) un libro umoristico. No. No, no, no. Non lo voglio un libro umoristico, io voglio uno dei tuoi romanzi nel cassetto, io voglio uno dei tuoi racconti mai pubblicati, voglio una di quelle storie con i personaggi e la trama e una filosofia di vita dentro, voglio leggere qualcosa che mi faccia appassionare e desiderare di sapere come andrà a finire e affezionare al protagonista e tifare per lui in ogni situazione e commuovere e sorridere.

So che sei capace di scrivere una cosa del genere e immagino che l’avrai già fatto. Se non sulla carta, almeno nella tua testa.

Non voglio un libretto che prende per il culo i camerieri e ti insegna quanto sono buone le cene di pesce in compagnia di belle donne. Fanculo.

 

Magari la pensi come me. Magari anche tu vorresti poter scrivere una cazzo di storia seria, una storia con le palle che faccia sognare chi la leggerà. Ma forse non c’è nessun editore che te la vuole pubblicare. Forse me la sto prendendo con te inutilmente, magari la colpa è tutta dell’editoria italiana che lascia scrivere libri ai comici di Zelig e Colorado Café e quelli con le barzellette di Totti e i thriller del cazzo di Giorgio Faletti e che non premia mai gli scrittori veramente validi come te.

E allora cosa ti è rimasto da fare, pur di vedere finalmente pubblicato qualcosa di tuo? Hai potuto solamente scrivere una cosa che facesse ridere la gente. Il tuo stile e il tuo spiccato senso del surreale e del comico ti hanno aiutato, ed ecco tutto. I tuoi post fanno ridere, il tuo libro fa ridere, Jisus fa ridere, i dialoghi immaginari (e non) fra te e i tuoi amici/conoscenti fanno ridere, i post sulla Juve fanno ridere, i resoconti personali di alcuni scorci della tua vita letti in chiave umoristica fanno ridere. Tutto fa ridere.

 

Boh, non lo so. Forse mi sto lasciando trasportare troppo. Probabilmente sto emettendo giudizi troppo affrettati. Mi capita spesso. E’ probabile che finora io abbia fatto un gran macello e abbia scritto un’accozzaglia di puttanate senza capo né coda. Molta gente penserà che io abbia scritto tutto questo solo per farmi pubblicità. Diranno che ho attaccato te solo per mettermi in mostra e fare lo spaccone e dare più visibilità al mio blog. Stronzate.

 

Sono certo che SE qualcuno dei tuoi lettori più affezionati si accorgerà di questo post molti di loro faranno a pezzi la mia tesi, mi sbricioleranno pian piano, confutando tutto quello che ho scritto a suon di link e di frecciatine velenose sulla scarsa qualità del mio lavoro.

“Come ti permetti di criticare Chinaski, tu, pezzo di merda, tu che hai scritto questa schifezza di post qua (link) e questa stronzata qua (link) e quest’altra puttanata qua (link) ?”

 

Ma qui non si sta parlando di me e del mio “lavoro”. Io so quali sono i miei difetti principali, so di cadere spesso e volentieri in contraddizione, so di sbagliare sovente, so di avere lo stesso problema nello scadere in banalità e tendo a ripetermi e a pubblicare post che sanno di vecchio e di già visto in giro e che non hanno abbastanza spirito. Ma , ripeto, qui non si sta parlando di me.

Qui si sta parlando di Chinaski77, una divinità fra i blogger, un esempio e un modello per tutti quelli che aprono un blog che NON voglia fare satira politica o riportare video divertenti accompagnati da qualche stupido commento.

Se ti piace leggere e ti piace scrivere e apri un blog, Chinaski77 diventa in breve tempo il primo della lista nella tua top ten di blogger-scrittori.

 

Basta ora. Chiudo qua. Tutto quello che volevo dire, in sostanza, è che di scrittori bravi e di libri buoni ce ne sono davvero pochi.

Io ne vorrei di più.

Tu sei uno di quelli giusti. Non buttarti via. Torna quello “di una volta”, se possibile. Sono sicuro che molti la pensano come me.

Beh, magari non siamo in molti, ma di sicuro siamo più onesti noi pochi nel pensarla così, che tutti gli altri numerosi leccaculo che ti seguono.

Hai un nickname con i controcazzi, se te lo fossi scordato. Posso immaginare perché te lo eri scelto. Fagli onore.

 

 

Prendete il ferro da stiro e fate il vostro lavoro senza rompere i coglioni

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Ci sono volte in cui vedo una ragazza ridere come una strafottuta oca del cazzo e allora vorrei ardentemente frantumarle il bicchiere in faccia per sentire l’affascinante rumore musicale che ne uscirebbe al momento dell’incontro tra i suoi bianchi denti perfetti e il pesante vetro bagnato di birra.

 

STRFSCSHRASH!!!

 

Okay, ho mentito. Per essere sinceri, ogni volta che vedo una qualsiasi ragazza fare una qualsiasi cosa vorrei frantumarle un oggetto pesante sui denti.

Non lo so, forse è un problema solo mio. Magari sono malato. E’ che quando vedo una di quelle stupide galline rincoglionite mi sale un odio dal profondo del cuore.

 

Forse è il loro modo irritante di ridere, forse è perché sono solo delle scimmiette deboli e indifese che tentano in maniera patetica di farsi largo nella vita rimanendo sempre all’ombra di un uomo, forse è perché non riescono mai a rendersi conto che non uscirà un principe azzurro da dietro l’angolo, forse è perché devono sempre rompere i coglioni qualsiasi cosa succeda.

 

Le donne sono chiassose, stancanti, logoranti.

Una donna che parla per più di due minuti diventa sempre automaticamente una rottura di coglioni.

Una donna sta sempre a lamentarsi, sembra che lo scopo della vita di una donna sia quello di emettere giudizi del cazzo talmente ridicoli che persino un mongoloide ne riderebbe.

 

Eppure le donne non se ne rendono conto e insistono a rendersi ridicole ogni giorno della loro vita, spettegolando e sputtanando e facendo sapere a tutti ciò che passa per le loro limitate testoline di cazzo, convinte in cuor loro che al mondo gliene freghi qualcosa di quello che pensano.

 

HO UNA BRUTTA NOTIZIA PER VOI RAGAZZE, NOI UOMINI CE NE SBATTIAMO IL CAZZO DI COSA PENSATE, MA SEI DAVVERO COSI’ STUPIDA DA NON RENDERTI CONTO CHE QUANDO MI VEDI ANNUIRE E DARTI RAGIONE LO FACCIO SOLO PERCHE’ HAI UNA PASSERA IN MEZZO ALLE GAMBE E STO FINGENDO SPUDORATAMENTE CHE IL TUO CERVELLO MI INTERESSI ANCHE SOLO LA META’ DI QUANTO NON MI INTERESSI INFILARTI DUE DITA IN FIGA?

 

Una donna che ti parla delle sue speranze e dei suoi sogni non si rende mai conto di fare una figura di merda: quando mettono a nudo il loro cuore e ti rivelano i loro più intimi e ardenti segreti e aspirazioni assomigliano sempre a degli alieni appena sbarcati sul pianeta che non si rendono conto che i contadini coi forconi e le torce sono lì per spellarli vivi e non per dar loro il benvenuto.

 

A volte mi verrebbe voglia di interromperle a metà del discorso, afferrarle per le spalle, iniziare a scrollarle e urlare qualcosa del tipo “svegliati cazzo svegliati smettila di dire puttanate tutto questo non succederà mai svegliati è affronta la realtà svegliati smettila di crogiolarti nel tuo fantasioso mondo femminile del cazzo svegliati torna sul pianeta terra svegliati e cerca di mantenere un minimo di dignità sempre ammesso che tu l’abbia mai avuta svegliati cazzo non ce la farai mai a realizzare tutti questi tuoi assurdi sogni del cazzo svegliati brutta stronza svegliati e smettila di scassare i coglioni all’umanità con le tue patetiche illusioni da stupida femmina!”, magari accompagnando ogni sillaba con una sberla sul muso.

 

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Le donne vivono le loro vite del cazzo circondandosi di stronzate come rossetti e borsette e Hello Kitty e Dawson’s Creek e scarpe col tacco e sedute in palestra per tonificare il culo e gite romantiche coi ragazzi e cioccolatini e gattini teneri con gli occhi verdi e smalto per le unghie di colori del cazzo che fanno vomitare a una sola occhiata e libri di Paulo Coelho e braccialetti rosa e Riccardo Scamarcio e pettegolezzi e Tiziano Ferro e telefonate alle amiche che durano ore.

 

Si riempiono la vita con questo mucchio di emerite stronzate insulse con l’unico scopo di tenersi sempre occupate, così che non abbiano mai un momento libero per fermarsi e riflettere.

 

Per riflettere su cosa?

 

Sul fatto che la loro esistenza è giustificata unicamente dal fatto che a noi uomini serve qualcuno con cui scopare e abbiamo bisogno di un contenitore che faccia crescere i nostri figli che un giorno saranno abbastanza grandi per scopare e far crescere altrettanti figli e così via all’infinito.

 

Oh sì, cazzo. Le donne servono solo a quello. L’unico problema è che le donne parlano, si muovono, fanno cose, respirano, pensano, in una parola: rompono i coglioni.

 

Non sarebbe tutto molto, molto più semplice se le donne fossero delle bambole senza vita, da tenere chiuse in una scatola tutto il giorno, e da tirar fuori e usare solo quando si ha voglia di metterlo in un buco caldo?

 

Perché il buon Dio non ci ha pensato?

 

Se gli alberi fossero in grado di incubare il mio sperma e di farlo maturare per nove mesi e poi sputarlo fuori sotto forma di un essere umano nuovo di zecca e di crescerlo e accudirlo fino a che non riesca a sostenersi da solo, beh, in questo momento starei infilando l’uccello in tutti gli abeti del mio giardino.

 

Ma purtroppo non è così: e allora mi tocca farmi il culo per venire incontro agli stupidi gusti di una femmina, parlare con lei di puttanate, fingere di ascoltarla, comprarle stronzate, portarla fuori, prometterle un amore eterno, infilarle un anello al dito e scoparla senza preservativo per ottenere una discendenza. E tutto ciò è molto, molto faticoso.

 

Okay, ma gli uomini scopano con le donne non esclusivamente per avere figli, anzi:  lo fanno soprattutto perché infilare il pisello in quel buco caldo è una sensazione degna di nota!

 

Senza dubbio, senza dubbio. Ma io mi chiedo: è giusto che per ottenere la piacevolissima possibilità di sbattere il cazzo dentro a una figa un uomo sia costretto a sopportare così tanto???

Perché l’unica cosa in grado di farmelo venire duro deve appartenere a un essere così nevrotico, palloso, debole, stressante e irritante?

 

Cazzo, la vita non è affatto giusta!

 

Dio non poteva far sì che gli uomini fossero attratti sessualmente dalle capre? Voglio dire, le capre non tornano a casa urlando che vi siete dimenticati il loro compleanno, le capre non ti propongono di andare a fare una gita in montagna la domenica pomeriggio quando l’unica cosa che vorresti fare è rimanertene a casa sul divano a guardare la tele, le capre non si offendono per ogni minima stronzata, le capre non ti fanno la predica se fumi troppo, le capre non sono isteriche, e quando ridono non producono il rumore di unghie affilate che grattano una lavagna. Anzi, meglio ancora: le capre non ridono!

 

Vorrei tanto scopare una capra.

O spaccare un bicchiere in faccia a una ragazza.

 

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Sono sicuro che questa immagine, inserita nel suo contesto,
era perfettamente plausibile
e assolutamente non di cattivo gusto come può sembrare ora.

C’era una volta la musica italiana

C’era una volta in cui credevo che la presenza di bestemmie (sul blog, perlomeno) fosse un segno di scarsa intelligenza, in quanto rivelatore di una pericolosa mancanza di rispetto nei confronti delle persone che credono in una religione, più specificatamente nel cristianesimo.

Poi un bel giorno ho realizzato che le bestemmie esistono ed è inutile ignorarle, fingendo che siano una cosa brutta e volgare. Le bestemmie non sono brutte e volgari. Sono solo parole, innocue parole, parole che non uccidono nessuno, sono delle cazzo di sillabe poste una accanto all’altra, che servono a rappresentare in maniera efficace l’attuale stato d’animo di una persona.

Le bestemmie fanno parte della nostra cultura, sono parte integrante della nostra civiltà da centinaia di anni, sono espressioni linguistiche con una propria dignità che tutti usiamo. Ammettiamolo. Chi non ha mai tirato una bella sfilza di eresie dopo aver sbattuto con la macchina addosso a un palo della luce?

Con questo non voglio incoraggiarne l’uso (dopo il venticinquesimo commento che mi informa che Dio assomiglia a un cane, la cosa inizierebbe a diventare noiosa) quindi, se possibile, evitate di trasformare lo spazio per i commenti in una gara a chi la spara più blasfema.

Ma vaffanculo, fate un pò come vi pare.

Va beh, il punto è questo: la canzone che state per sentire contiene varie bestemmie assortite. A prescindere dalla loro presenza o meno nel testo, io ritengo che questa sia un’opera d’arte che esprime in maniera struggente e appassionata (e senza senza false ipocrisie) la condizione di ogni ragazzo triste e solitario che abbia mai messo piede sulla faccia della Terra.

Insomma, non sentite la sublime nota di malinconia nella voce dell’ignoto cantante?

Non avvertite quella deprimente e nostalgica sensazione che ogni buona canzone triste dovrebbe regalare?

Non vi accorgete della tremenda rabbia repressa che ribolle nelle vene segrete fra le parole?

E poi ci sono le bestemmie, dai. Meglio di così.