Archivio mensile:agosto 2009

La mia migliore amica si chiama Voglia Di Morire

Alzarsi dal letto è difficile. Apri gli occhi e la sveglia sta ancora suonando, e già sai che sarà una giornata di merda, lo sai, non c’è dubbio, e non c’è alcuna speranza che la giornata migliori. Non puoi dire “Beh, cercherò di fare in modo che questa diventi una grande giornata!”, no, non funziona, dentro di te sai che niente e nessuno potrà cambiare il fatto che sarà una giornata, come si suol dire, di merda.

 

O meglio, ci sarebbe qualcuna che potrebbe renderla una giornata migliore, se solo si decidesse ad accorgersi di te, ma è più facile che Belen giri un video porno con Rocco Siffredi o che il Papa decida di intraprendere una carriera nella Formula 1.

 

Ti alzi dal letto e ti dirigi verso il bagno. La luce del giorno ti investe di colpo e ti toglie quattordici diottrie a tradimento, e a quel punto non puoi fare altro che pensare che la vita sarebbe migliore se il sole si spegnesse e la terra precipitasse nelle tenebre eterne.

 

Barcolli mezzo accecato verso il cesso e ti lasci cadere pesantemente sulla tazza. Non se ne parla neanche di pisciare in piedi stamattina: le tue gambe hanno i coglioni più girati di te e ti avvertono chiaramente che se solo provi ad alzarti loro toglieranno il disturbo di colpo facendoti cadere come un sacco di patate, col cazzo in mano che spruzza piscio giallastro e la faccia che sbatte sulla tavoletta con un bel bam tonante. Per cui da persona coscienziosa quale sei ascolti le tue gambe e ti siedi, ti prendi la testa tra le mani e aspetti che la tua vescica faccia il suo sporco lavoro.

 

Espletata la funzione corporale più importante decidi che è ora di lavarsi il viso. Viso che, durante la notte, ha deciso di raggrumarsi e cambiare forma a suo piacimento, e che ora assomiglia vagamente a quello di un vecchio barbone eroinomane che hai visto una volta seduto sul marciapiede davanti a un negozio di scarpe.

 

Apri il rubinetto e metti le mani a coppa sotto l’acqua fredda e capisci, senza ombra di dubbio, che l’ultima cosa che vuoi fare al mondo è spruzzarti la faccia con quella cazzo di acqua gelata che sembra arrivata apposta per te direttamente dal culo di un orso polare dell’Alaska.

 

Credevi che morire fosse brutto, credevi che un cancro ai polmoni fosse una cosa alquanto spiacevole, credevi che perdere la mano destra in un incidente stradale fosse una cosa tragica: ti sbagliavi di grosso. Solo ora capisci che lavarsi il viso con quella cazzo di acqua fredda che tieni tra le mani sarebbe la cosa peggiore a cui potresti andare incontro.

 

Ma nonostante tutto avvicini lentamente la testa e intingi con leggerezza la punta del naso in quella pozza di ghiaccio mortale, dopodiché chiudi il rubinetto e ti asciughi le mani e vaffanculo.

Nel frattempo, là fuori nel mondo, da qualche parte, qualche stronzo o qualche stronza sta combinando qualche casino del cazzo che aspetta solo di rovinarti ancora di più la giornata. Il casino è ancora allo stato latente, è un casino allo stadio embrionale, un casino che aspetta solo il tuo arrivo. Il tuo compito è solo quello di andargli incontro inconsapevolmente e bestemmiare adeguatamente quando te ne accorgerai.

 

Ma torniamo al presente. Hai appena finito di lavarti e capisci che devi vestirti. Il che vuol dire che:

– Nei quattro secondi che trascorreranno dal momento in cui sarai nudo a quello in cui inizierai a infilarti una maglietta, dovrai sopportare un improvviso calo della temperatura di una ventina di gradi. Inoltre, probabilmente, ti infilerai la maglietta al contrario.

– Non beccherai mai la gamba giusta dei jeans. Puoi anche stenderli sul letto, stare in piedi di fronte a loro e studiarli attentamente per una mezz’ora, ma sappi che quando proverai a infilare il piede destro nel cazzo di buco della gamba destra ti ritroverai magicamente nel posto sbagliato. Inoltre, durante la notte, il buco si sarà ristretto a dimensioni microscopiche, e quindi dovrai saltellare qua e là su una gamba sola bestemmiando e invocando l’aiuto di un Dio Indifferente e spingendo come un toro da monta per cercare di uscire dall’altra parte di quel maledetto buco fottuto che ti odia e desidera che tu muoia in modi atroci e spaventosi.

– Uno dei calzini di cui hai bisogno è uscito di casa prima di te e ora se ne sta al bar a bere caffè e mangiare brioche e ad aspettare il tuo arrivo. Ma tu non lo sai, e lo cercherai per più tempo di quanto meriterebbe, dietro a mobili di cui non sospettavi l’esistenza e in angoli oscuri della tua stanza dove scoprirai cose stupefacenti dimenticate da chissà quanto tempo.

 

Ok, ora sei pronto per uscire.

 

Se per “pronto per uscire” si intende che sei incazzato, nervoso, dolorante, depresso, sporco, stropicciato, e deciso a fumare più tu in una mattinata di quanto abbiano mai fumato tuo padre e tuo nonno in tutta la loro vita.

Ma prima di uscire di casa accendi il cellulare e speri che la ragazza che desideri abbia deciso di farti uno squillo durante la notte, o di mandarti un sms con scritto “Buongiorno bello!”, perché sai che una cosa del genere potrebbe cambiarti completamente la giornata e trasformarla in una magica avventura.

 

Ma dopo cinque minuti in cui osservi inutilmente lo schermo del tuo Nokia (sul quale NON compare e non comparirà mai “1 Nuovo Messaggio”) capisci che la tua nascita è stata uno sbaglio e che un lento suicidio, in fondo, non è una prospettiva così improponibile come pensavi qualche tempo fa.

Per sicurezza, provi a cercare una zona della casa dove il cellulare “prenda di più”. Non si sa mai.

 

Quando ti rendi conto che NO, non è arrivato alcun messaggio, lei non ti ha pensato, non ha sentito il bisogno di te, non le sei venuto in mente quando si è svegliata, ecco, quando ti rendi conto di tutto ciò (e ormai il tuo cellulare ha trentadue barrette di ricezione ed è quasi meglio di un satellite) capisci che è meglio uscire di casa e affrontare la vita.

 

Metti un piede fuori dalla porta, e vorresti morire. E’ un pensiero limpido, puro, genuino, che ti avvolge con il suo fascino seducente e ti sembra del tutto plausibile.

 

Sali in macchina e inizi il lungo viaggio che ti porterà a destinazione. Per strada troverai solo vecchi rimbambiti di ottant’anni che meriterebbero di aver perso la patente anni fa, o donne al volante che non hanno ancora capito la differenza tra la leva del cambio e quella per le frecce.

 

Accendi la radio e c’è l’ultima canzone di Tiziano Ferro. Per associazione di idee cominci a pensare alla canna di una pistola che ti si ficca in bocca e al rumore che farebbe il grilletto quando viene premuto. BANG! Spruzzi grigi del tuo cervello che si stampano sul muro formando un disegno astratto niente male. Con questa immagine rilassante in testa, decidi di mettere su un CD a caso, trovato nel cruscotto.

 

Naturalmente il CD è composto all’80% di canzoni tristi, lenti e depressive. Figurati se beccavi il CD con le canzoni dei cartoni animati, o quello con le colonne sonore dei film. No, hai preso quello che contiene vere chicche del calibro di “Mad World” e “Hallelujah”. Tutta roba da taglio delle vene.

Poi, all’improvviso, arrivi alla Traccia 07 e parte una stupenda canzone romantica carica di sentimento e passione.

 

Ti lasci trasportare e ti senti buono, soddisfatto, desideroso di aiutare il mondo a diventare un posto migliore. Ma quando la canzone arriva al minuto 1.34 ti rendi conto (con quel po’ di lucidità che ti è rimasta in corpo) che la ragazza della quale sei disperatamente cotto non ha alcuna intenzione di darti la minima possibilità.

 

E di colpo la canzone romantica e piena di passione diventa una tortura disumana e tu togli il CD in fretta e furia e lo lanci con forza sul sedile posteriore sperando che il prossimo coglione che salirà di dietro lo pesti inavvertitamente mandandolo in mille pezzi che andranno a spargersi sul tappetino della macchina. Muori, CD di merda.

 

Abbassi il finestrino e accendi una sigaretta, e finalmente arriva il primo momento degno di essere vissuto della tua giornata. Tiri su tanto, tanto fumo grigio e puzzolente come se fossi un aspirapolvere indemoniato e lo senti scendere giù nei polmoni e incatramarti per bene quei pochi alveoli sani che ti rimangono. Cazzo, che buona. Dio benedica l’inventore delle Lucky Strike.

 

Ma la sigaretta non toglie il fatto che la tua mente è tutta presa dalla giornata di merda che stai vivendo e che è appena agli inizi.

Perché non ti vuole?

La tratteresti come una principessa.

La faresti stare bene.

Ci saresti sempre per lei.

Le daresti ciò di cui ha bisogno.

(Forse dovresti dirle anche a lei, queste cose.)

Lo sai che andrebbe così, e che stareste davvero bene assieme.

 

Ma lei no. Niente da fare. Non c’è verso. E dentro di te sai che tra una settimana, o forse due (se ti va bene) la vedrai camminare per strada mano nella mano con un altro maledetto stronzo che non la merita. Yu-hu.

 

Getti schifato fuori dal finestrino la sigaretta fumata per metà e pensi che devi smetterla con quella robaccia, e intanto guardi con disperato desiderio il pacchetto mezzo pieno che se ne sta appoggiato sul sedile accanto a te.

Riesci a resistere per la bellezza di due rotonde, quattro curve e un semaforo, dopodiché emetti un verso strozzato da animale preso al laccio e afferri il pacchetto come se da esso dipendesse tutta la tua vita. Accendi una sigaretta con le mani che tremano leggermente e preghi Dio perché non ti venga un cancro ai polmoni.

 

Non preoccuparti, ti verrà al pancreas.

 

Quando finalmente arrivi a destinazione hai già fumato sette sigarette e la tua mente richiede a gran voce una birra, nonostante siano solo le nove e mezza di mattina, e quindi lasci perdere. Ma la parte saggia di te sa che un po’ di alcool sarebbe la soluzione giusta a tutti i tuoi problemi.

Scendi dall’auto e ti avvii verso il luogo dell’appuntamento, ma non prima di aver rischiato di perdere la vita per colpa di coglione in motorino che voleva tirarti sotto. Gli auguri un infarto fulminante e prosegui per la tua strada.

 

Arrivi davanti al negozio di intimo e aspetti. Accendi altre due sigarette, nel frattempo. Un bambino sui cinque anni un po’ troppo agitato ti passa vicino più e più volte correndo avanti e indietro come un razzo, tenendo in precario equilibrio un enorme cono gelato carico di palline al cioccolato. E tu indossi una maglietta bianca. Cominci a pregare che la madre di questo bambino infernale sbuchi fuori al più presto e si porti via il piccolo mostro prima che sia troppo tardi.

 

Finalmente lei arriva.

 

Lei è bella, simpatica, disponibile. Lei è Miss Allegria del Cazzo. Ti saluta, con un bel sorriso stampato sul volto. Si vede da lontano che aveva una gran voglia di vederti. Ti chiede come va e che cosa vuoi fare.

Tu le sorridi e sfoderi tutto il tuo fascino. Dopotutto, bisogna salvare le apparenze.

 

Peccato che sotto sotto tu stia pensando all’altra ragazza.

 

Chissà cosa sta facendo? Ti ha pensato ieri sera? Più tardi si farà sentire? O dovrai scriverle tu? Cosa avrà da raccontarti? E, soprattutto, perché non ti vuole? Come farle capire che lei è l’unico raggio di sole in quella stressante camminata in salita che la gente comune si ostina a chiamare vita?

 

Passi qualche ora di svago con Miss Allegria del Cazzo e andate per negozi (e cazzo, quante sigarette fumi) e parlate del più e del meno, e finalmente vi sedete su una panchina a limonare, e mentre le stai mordicchiando il labbro ti ritrovi a pensare a cosa proveresti nel baciare le sue labbra e sentire se sono morbide come sembrano, le labbra di lei, nell’affondare le mani nelle segrete profondità dei suoi capelli e attirarla delicatamente verso di te e sentire il suo odore e la sua guancia appoggiata sul tuo collo e… vaffanculo, non sta succedendo, sei con Miss Allegria del Cazzo, non sei con lei, e quindi chiudi gli occhi, finisci di baciarla, salutala, fumati una sigaretta e vattene a casa e buttati a letto e pensa che domani è un altro giorno.

 

Forse.

 

 

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Caino è stato incastrato

Caino: Ehi Abele, fratello mio, vieni un po’ qua.

Abele: Eccomi, fratello. Che c’è?

Caino: Dimmi un po’ che ti ha detto il Signore l’altro ieri.

Abele: Mi ha detto che sono il suo favorito e che spetterà a me guidare il suo popolo sulla terra.

Caino: E di me, che ha detto?

Abele: Che sarai l’aiuto più prezioso che potrò mai trovare lungo la strada che mi porterà a guidare il popolo del Signore.

Caino: Solo un aiuto, eh? Niente di più?

Abele: L’invidia ti porterà al peccato, fratello. Il tuo ruolo non è meno importante del mio.

Caino: Ah sì? Allora perché non chiedi al Signore se possiamo scambiarceli?

Abele: Non oserei mai contraddire la volontà del Signore.

Caino: Mi hai deluso, fratello. Mi aspettavo che saresti stato onesto con me.

Abele: Di cosa stai parlando, fratello mio? Non capisco.

Caino: Te lo leggo negli occhi che ti stai godendo il tuo successo. Essere il favorito ti piace, eh?

Abele: Fratello, non dire così.

Caino: E quel sorrisetto del cazzo che hai stampato in faccia?

Abele: Stai vaneggiando. Il mio cuore sanguina al pensiero che tu possa essere invidioso del tuo stesso fratello.

Caino: Il tuo cuore sanguinerà ben presto in un modo che non ti immagini neanche.

Abele: Fratello, ma che… Fratello, fermati. Posa quella pietra.

Caino: Perché non ti fai aiutare dal Signore?

Abele: Io.. Io non.. che vuoi fare?

Caino: Voglio offrire un sacrificio al Signore! Grande è la sua potenza sui cieli e sulla terra!

Abele: Fratello, fermati, per l’amor di Dio…

Caino: Dio! Dio! Dio! E basta con questo Dio! Basta con queste regole del cazzo, con queste promesse mai mantenute! Basta con il rispetto e con i ringraziamenti! Basta!

Abele: Fratello fermati ti prego non fare…

Caino: Ehi, Dio! Mi senti!? Se ci sei vieni qui un attimo! Impediscimi di fare a pezzi il mio fratellino!

Abele: Smettila di comportarti da stupido! Se non riesci ad aprire gli occhi ed accorgerti di tutta la bontà e lo splendore che il Signore ci ha donato allora significa che non sei degno di aiutarmi nel cammino che il Signore mi ha assegnato!

Caino: Non sono degno?

Abele: Dov’eri tu quando il Signore ha parlato e ha dettato il suo volere?

Caino: Non ricordo. Probabilmente ero impegnato a cacciare per procurarci il cibo, mentre tu te ne stavi seduto sulla collina a chiacchierare con Lui. E il tu Dio dov’è ora?

Abele: Dio è sempre con me.

Caino: Vediamo se è davvero tuo amico come credi.

Abele: Posa quella pietra, posa quella…

*** 

Caino: Ecco fatto, Signore! Il sacrificio! Per te! Il tuo figlio prediletto è morto! Cosa vuoi che faccia ora? Chiedi e noi eseguiremo i tuoi ordini, padrone! Comandaci a bacchetta! Decidi per noi, decidi della nostra vita, non lasciarci alcuna possibilità di errore!

Dio: TACI, CAINO. CHE TU SIA MALEDETTO. APPORRO’ IL SIGILLO DELL’OMICIDIO SUL TUO VOLTO. VERRAI ALLONTANATO DA TUTTI, VIVRAI DA REIETTO, E NON VI SARA’ NESSUNA PIETA’ PER TE, NE’ IN QUESTA VITA, NE’ IN QUELLA DOPO LA MORTE.

Caino: Avresti dovuto parlare anche con me del tuo piano! Avresti dovuto darmi più attenzione, invece di stare sempre con Abele! Cos’aveva lui più di me? Cosa? Perché era così speciale?

 ***

Adamo: Caino, figlio mio. Dov’eri finito?

Eva: Eravamo in pensiero! Manchi da casa da più di due ore!

Caino: Ero fuori. A cacciare.

Adamo: E Abele? Dov’è Abele?

Eva: Eri con tuo fratello? Dov’è ora? Perché non è rientrato con te?

Adamo: Cos’è quell’espressione, figlio mio? E’ successo qualcosa ad Abele? Rispondi, Caino!

Eva: Dov’è Abele! Dov’è mio figlio!

Caino: Vieni con me, padre. Devo mostrarti una cosa…

Adamo: Di che si tratta? Riguarda Abele? Caino! Rispondimi! E perché impugni quel bastone, Caino? Cos’è successo? Posa quel bastone, figliolo.

Caino: Tra un momento…

 

 

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L’estate è una gnocca

E’ estate, il sole splende, la gente va in vacanza, il richiamo del mare si fa sentire, e le ragazze passeggiano per le spiagge indossando sottili costumi colorati che gridano ad alta voce “Strappami con i denti e mordi la carne che sta qui sotto, presto, dannazione!”

Per celebrare degnamente il ferragosto imminente ecco qui un bel post di alto livello che si ridurrà a semplici foto di fighe intervallate da brevi frasette riempitive. Godetevelo, diamine!

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Tra le more e le bionde, è sempre difficile operare una scelta. Però le bionde sono probabilmenteavvantaggiate: chi può resistere a una biondina dagli occhi azzurri? Col nasino a patatina, magari? Un solo sguardo da cerbiatta e siamo tutti fottuti, ammettiamolo. Le bionde dagli occhi chiari hanno un Gene X che sembra fatto apposta per fottere i maschi. Per fortuna sono in poche, e rare da trovare, altrimenti credo che il mondo sarebbe governato da loro.

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Una volta ho detto a una ragazza che l’amavo. Eravamo assieme da tre mesi. Lei ne era felice, e ha subito ricambiato. Poi quel sabato sera mi sono fatto un’altra ad una festa.

Il giorno dopo ho confessato alla ragazza “che amavo” quello che era successo. Lei ha passato le seguenti fasi: disperazione, incapacità di accettare ciò che avevo fatto, dilemmi esistenziali multipli, aggressività nei miei confronti, comprensione nei miei confronti, accettazione, speranza, fiducia nel fatto che io avessi imparato dal mio errore, promessa di un nuovo amore eterno.

Alla fine siamo tornati assieme. Lei ne era felice e si teneva gelosamente dentro la ferita che le avevo provocato. Io per un periodo ho cercato di comportarmi da persona corretta e pentita.

Ho finito per farmi un’altra in discoteca e mollare “quella che amavo”. Non l’ha presa bene. Ho sentito in giro che si è data ai festini e all’alcool e che in una sera è arrivata a quota sei ragazzi. Poi è entrata in un giro di gente che tirava di coca e non solo. Ora la chiamano a tutte le feste, è una specie di attrazione speciale, una botta assicurata.

Chissà cosa succederebbe se provassi a farmi risentire. Haha. Probabilmente tornerebbe da me scodinzolando. Fino a che punto una persona può rovinarsi con le sue stesse mani? Fino a che punto una persona può andare consapevolmente incontro a un dolore annunciato? E’ una questione interessante. Lei sarebbe un’ottima cavia.

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Una sera stavo tornando a casa dalla discoteca. Guidavo io. A fianco c’era un mio amico, che da dieci minuti scriveva sms con un’aria non troppo soddisfatta sul viso.

Ad un certo punto si è messo a piangere. Come una fontana. Singhiozzi potenti, moccio dal naso, guance grondanti di lacrime. Non era un pianto del cazzo di quelli del tipo “oh ma quant’è commovente quando Russel Crowe muore nell’arena e rivede la sua famiglia nei Campi Elisi”, no, era più una cosa del tipo “dio cane che merda sto male”.

Io gli ho chiesto cosa non andava. Lui non ha risposto e ha continuato nella sua opera di autocommiserazione. Ho lasciato perdere.

Quando siamo arrivati davanti a casa sua mi ha detto che stava piangendo per una ragazza, e mi ha spiegato chi era e cos’era successo.

Da quel giorno io odio quella ragazza. La considero una smorfiosa bambina del cazzo. Quante volte ho sognato di darle una sberla e cancellarle quell’aria da regina del mondo che si porta sempre stampata sul muso. Colpirla, colpirla più volte. E quando si accascia a terra, tempestarla di calci, spaccarle le costole, calare con forza il piede sulla sua testa. E una bella pedata di punta sulla figa, perché no? Lasciarla piena di ematomi, lividi, ossa rotte dappertutto. Ah, che soddisfazione.

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Scrivere è difficile. Il più delle volte, almeno. Io adoro scrivere, ma odio cominciare. L’inizio è la parte più ardua, quella che mi toglie la voglia e mi mette quasi sempre nella condizione di chiudere Word e andarmene fuori a fumare una sigaretta.

Quante storie non ho scritto. Quanti post cancellati. Quante idee sprecate.

Ma in quei rari momenti in cui riesci ad avviarti è come una magia. E’ come un diesel, che ci mette un po’ per carburare. Pian piano inizi a scaldarti, pian piano inizi a ingranare, le dita si muovono sempre più veloci sulla tastiera, i pensieri fluiscono direttamente sullo schermo del computer, quello che volevi dire diventa sempre più chiaro e conciso e tu di colpo non riesci più a smettere di battere sui tasti. Ogni cosa è perfetta. Sei al posto giusto, nel momento giusto e con le idee giuste. E’ un fuoco che viene acceso e parte piano e rischia di spegnersi un centinaio di volte ma se hai pazienza e fortuna lo vedi crescere e diventare sempre più grande e inarrestabile. “Uao Faina, il fuoco che cresce e diventa grande, che bella frase suggestiva, da che film romantico l’hai presa?”, hahaha siete simpatici, lo giuro, ma anche se sembra una banalità è così che funziona. Credo che valga per tutte le cose che una persona ama fare.

 

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Certe ragazze sono belle in un modo intollerabile. Sono talmente belle che danno il nervoso. Le guardi e sai che non potrai averle perché non sei Scamarcio e non hai una Mercedes CLK parcheggiata da qualche parte, e tutto ciò ti fa incazzare. Perché queste creature così perfette sono precluse alla maggior parte dei ragazzi? Non è giusto. Certe volte dovrebbero solo darla via. Darla via a chi capita. Tre o quattro volte al giorno.

Certe volte arrivi a odiare le ragazze troppo belle. Le insulti e le chiami puttane e vai in giro a dire che hanno il cervello di una gallina e che sono antipatiche.

E vorresti farci sesso in modo selvaggio, metterglielo in culo mentre le strattoni per i capelli e le senti urlare di dolore, farle sedere sul tuo uccello e schiaffeggiarle mentre le scopi. La loro bellezza smisurata ti ferisce, ti trasforma in un bulldog incazzato.

Poi naturalmente quando hai il colpo di culo della tua vita e una di loro si concede a te succede che la tratti come una principessa e ci fai l’amore piano piano sussurrandole romanticherie smielate, tu sopra e lei sotto, niente cose strane né movimenti bruschi, grazie.

Poi lei ti molla, e si mette con uno che ha la Porsche Carrera e che quando la scopa le morsica i capezzoli fino a che non restano i segni e alla fine le viene sulla faccia e la costringe a ingoiare, e poi va in giro per i bar a vantarsi con gli amici. E lei che lo sa se ne sta zitta a sorridere e a dire alle sue amiche quant’è innamorata del coglione col Porsche. E tu sei seduto in un angolo del bar a bere una birra e ascolti cosa dicono e ti stai mentalmente dando del coglione e progettando il tuo suicidio una volta tornato a casa.

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E chiuderei con questo video, che non c’entra assolutamente un cazzo con il post né con le foto di belle fighe, ma secondo me merita di essere visto. Dopotutto questo blog si chiama Faina Incazzosa e il tizio che combatte (Ramon Dekkers, per i pignoli) mi sembra abbastanza incazzoso da meritarsi un po’ di attenzione.

 

Vi lascio con una questione filosofica che vi terrà impegnati durante i vostri soleggiati pomeriggi estivi. Eccola qua:

 

E’ vero che chi si fa le seghe con la mano destra

ha il cazzo che gli pende a sinistra, e viceversa?…

 

Rifletteteci.

 

La dura vita di un blogger

Insomma, le gente si vende. Quando raggiunge un certo grado di successo la gente diventa, all’improvviso, la puttana personale di qualcuno.

 

Cominci dal basso e avanzi pian piano e ti fai un culo così e sai che lo fai solo per te stesso, poi dopo un po’ lo fai anche per quella piccola fetta di gente che ti apprezza, poi dopo un altro po’ arrivi ad un punto che c’hai molta gente che ti stima, più di quanta credevi, e inizi a montarti leggermente la testa, ma solo leggermente, e non perdi il controllo, e ripeti a te stesso che non ti venderai mai perché tu non sei come quegli altri patetici leccaculo che appena hanno raggiunto un certo grado di popolarità si sono fatti comprare dal primo offerente e così facendo hanno perso la loro fresca scintilla innovativa che possedevano.

 

Poi dopo un po’ cominci a dispensare consigli in giro, non ti accorgi neanche di farlo, sentendoti un po’ come un vecchio padre saggio che deve istruire i poveri figli sprovveduti che si ritrova. Ma appena hai distribuito consigli ti senti in colpa e ripeti a te stesso che non sei nessuno e che non dovresti permetterti di fare il figo qua e là, perché in fondo è una cosa che hai sempre odiato quando lo vedevi fare agli altri.

 

Dopo un altro po’ inizi a crearti una piccola cerchia di ammiratori fidati, di quelli che stanno sempre ad annuire e che ti danno ragione anche quando vai in giro a dire stronzate come “è il sole che gira intorno alla terra” e “la cioccolata non è buona”, e loro sempre lì a dire “sì sì hai ragione cazzo ma quanto sei bravo”, e a quel punto tu, beatamente sommerso da quella valanga di leccate di culo, smetti di dare retta a tutti gli altri e ti accontenti solo di sentirti idolatrare e ogni qualvolta che qualcuno ti critica ti ritrovi a ridicolizzarlo, sicuro del fatto che la tua piccola cerchia di ammiratori fidati ti resterà accanto e ti darà manforte, roba del tipo:

 

jack56: ehi tu, questo post fa schifo

furetto: haha ma mangiami il cazzo deficiente, ehi johnx9, hai sentito cosa si è permesso di dire questo deficiente qua?

johnx9: hai ragione furetto, è proprio un coglione

furetto: un figlio di troia

johnx9: spero che muoia

bibi4bo: jack56 se non apprezzi i post di furetto sei proprio una merda muori!!

masdret3: jack56 vattene su un altro sito tua madre scopa con i cadaveri

furetto: grazie ragazzi, ma non serviva, lasciatelo parlare questo coglione

johnx9: furetto, te lo sistemiamo noi questo stronzo qua, tu continua così che sei bravissimo

furetto: grazie

jack56: stavo solo esprimendo la mia opinione, e io credo che il post di furetto manchi di qualità e originalità e che…

bibi4bo: STAI ZITTO PEZZO DI MERDA NON INSULTARE FURETTO!!!

 

Poi, dopo una altro po’, inizi a controllare troppo spesso il contatore dei visitatori.

 

Poi inizi a rimanere infastidito quando ti accorgi che il tuo ultimo post non ha raggiunto neanche i venti commenti. Dannazione, tu sei uno che ci sa fare, come cazzo è possibile che il tuo ultimo validissimo post non raggiunga i venti commenti? Ah, okay, la risposta è facile: la gente è stupida e non capisce né apprezza la tua lampante genialità. Lasciamoli ad annegare nella loro banale mediocrità e desolazione intellettuale. Poveretti, non sanno cosa si perdono.

 

Poi inizi a rimanerci male quando ti accorgi che altra gente raggiunge livelli più alti del tuo, tutta gente evidentemente inferiore a te e meno dotata, meno originale, meno brillante. Cazzo, ma com’è possibile? Quel coglione non ha iniziativa, non è nulla di speciale, scrive quattro stronzate messe in croce, eppure GiGi Superblogger lo ha linkato??? Cazzo, ma perché non ha linkato il mio blog??? Io sono dieci volte più bravo e originale di quel coglione!

 

Dopo un po’ inizi a ritenere che siano tutti dei patetici idioti incapaci di comprendere fino a fondo quanto vali. Solo tu sei un genio, gli altri sono rimasti indietro.

Meriteresti di più.

 

La gente per cui prima avevi rispetto diventa improvvisamente una massa di puttane vendute. Cazzo, io pensavo che quello fosse bravo, che non si sarebbe mai venduto, che non avrebbe mai cambiato il suo stile per adeguarsi. E invece lo ha fatto. Cazzo! Che delusione!

Dopo un po’ ti chiedi come mai nessuno abbia ancora proposto il tuo blog come candidato a qualche cazzo di concorso per blog, o come mai il tuo meraviglioso post sui cazzi finti non sia stato letto e apprezzato dalla gente che conta. E’ un post meraviglioso! Un pezzo di letteratura!!! Come mai nessun lettore di buon cuore (con qualche aggancio ai piani alti della blogosfera) lo ha pubblicizzato adeguatamente facendone risaltare l’immenso valore artistico?

E’ ingiusto.

 

Vedi blog di merda che salgono la china, leccando il culo in giro, e pensi che tu non ti abbasserai mai a leccare il culo a nessuno.

Non ti fai pubblicità. Non commenti ogni blog che trovi solo per essere commentato a tua volta. Non chiedi lo scambio di link. Disprezzi apertamente le blogstar e la blogosfera e i premi, i riconoscimenti, le classifiche.

Si fottano, tu sei il migliore.

 

Se, e solo se, dovessi per puro caso vincere qualcosa come riconoscimento per il tuo splendido blog, vorresti che fosse una cosa spontanea: niente raccomandazioni, niente trucchi, niente leccate di culo. Sai che il tuo lavoro è valido e che quando otterrai il giusto riconoscimento che ti spetta sarà solo perché hai lavorato duramente, e non perché hai lasciato cento messaggi di supplica a Gigi Superblogger perché ti linkasse.

 

Poi, dopo un po’, inizi a perdere l’ispirazione. Ripeti le stesse cose, affronti gli stesi temi, usi le stesse tecniche. Sei finito da tempo ormai, ma non te ne accorgi. Ti accontenti, ecco tutto. Che è il peccato maggiore che una persona possa commettere.

 

 

Da piccolo mi sono cagato addosso e il video è finito su Paperissima, ora tutti i miei compagni di classe mi chiamano Signor Merdasporca, grazie mamma ti voglio bene

Il bambino nel video si chiama Franco Bellocci. Ora ha ventotto anni ed è rinchiuso nel carcere di San Liberale, vicino a Pescara, condannato all’ergastolo per stupro, crudeltà mentale e omicidio plurimo.

Si è reso colpevole, nell’ordine, di aver:

– Stuprato una ragazza

– Ucciso almeno cinque senzatetto e averne bruciato i resti

– Stuprato una bambina

– Ucciso una donna anziana e averla sepolta in un campo poco distante dalla sua abitazione

– Stuprato una giovane collega conosciuta al lavoro

– Aver tenuto segregati i propri genitori in casa per una settimana, strappando loro un’unghia a scelta ogni giorno, costringendoli a mangiare le sue feci e a bere la sua urina, provocando loro numerose bruciature di sigaretta e tagli profondi con un rasoio, e infine dando loro fuoco dopo averli cosparsi di benzina.

 

Durante il processo, interrogato sul perché dei suoi folli gesti, il giovane Franco Bellocci ha così dichiarato:

“Quei pezzi di merda dei miei genitori se ne sono rimasti lì a filmarmi e a ridere di me senza fare nulla mentre io cercavo inutilmente di liberare la tutina da quella fottuta sedia. E’ stata un’esperienza traumatica che mi ha segnato profondamente. Figli di puttana.”

 

Pensateci attentamente la prossima volta che vi metterete in testa di rimanere lì impalati a filmare vostro cugino mentre rischia di cadere dalle scale e spaccarsi l’osso del collo. Potreste rovinare una vita.