Uccidiamo la gente, vinciamo peluche!

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A volte penso al passato -non intendo ieri pomeriggio, intendo il passato passato, tipo secoli fa, capito?- e mi vengono in mente gli indiani presi a fucilate dai cow-boy, o all’Europa decimata dalla peste con la gente che cadeva a terra lungo le strade invocando l’aiuto di Dio mentre il corpo si riempiva di bubboni e il sangue fluiva ininterrotto da ogni poro, o agli antichi romani che facevano a pezzi migliaia di persone per conquistare un altro pezzo di terra, e mi chiedo: qual è la differenza tra loro e noi?

Voglio dire, sono finiti i tempi delle grandi calamità, delle grandi guerre e dei grandi sconvolgimenti storici: oramai viviamo giorni più “sereni”, una stupida guerra in Iraq o qualche Tsunami non fanno né caldo né freddo rispetto alle tragedie di una volta.

E le Torri Gemelle, bah, che cazzo: gli Aztechi uccidevano migliaia di persone per i loro sacrifici umani, li scuoiavano e ne strappavano il cuore. Eppure era normalissimo per loro, e oggi lo è anche ai nostri occhi: se lo leggiamo su un libro di storia non ci scandalizziamo. E’ tutta una questione di tempo, e di prospettiva.

Nessuno mi riterrebbe un mostro se dicessi: “Gli aztechi hanno fatto proprio bene a sacrificare tutti quei poveri innocenti, se lo meritavano” (al limite mi riterreste un idiota o mi mandereste a cagare), ma se invece me ne uscissi con un: “Che bello che i poveri innocenti nelle Torri Gemelle sono morti, se lo meritavano”, di sicuro verrei rimproverato, allontanato, considerato un pezzo di merda insensibile criminale filoterrorista. Eppure il numero delle vittime dell’11 settembre è inferiore a quello dei sacrifici aztechi.

Ma siccome sono passati seicento anni, chi se ne frega di quei brutti selvaggi.

Eppure SE, poniamo, domattina al telegiornale sentissimo dire che i francesi stanno massacrando migliaia di poveracci per sacrificarli al Dio Sole, o un’altra cagata simile?

“Inaudito! Inconcepibile! Che mostri! Che crudeltà! Dobbiamo fermarli!”

Perché i francesi sono un popolo civile, rispettabile, con una storia di classe alle spalle, e vivono in mezzo a nazioni perbene che non si sognerebbero mai di fare delle cose simili!

Però il fatto che in Africa ci siano ragazzini che si fanno di droga e crepano di AIDS, donne che vengono stuprate per strada a piacimento, o neonati gettati nella spazzatura che muoiono di fame, ebbene, chi se ne frega, no?

“E’ orribile, poveri piccoli tesori innocenti. Bisognerebbe aiutarli, il mondo non dovrebbe stare a guardare!”, disse l’Uomo-Comune prima di mettere sul Grande Fratello.

E si mantiene il tutto in uno stato perenne di caos e povertà, cercando di rattoppare qua e là ma senza mai intaccare il problema. Perché l’Africa è l’Africa: negri sporchi e puzzolenti, barbari incivili. Chi se ne frega? Salviamo i francesi, mandiamogli l’ONU, gli aiuti umanitari, interveniamo politicamente per porre fine a quegli indecorosi sacrifici umani! Brrrr, la sola idea di un uomo che viene decapitato a Parigi: orrore! Bisogna fare qualcosa per fermare questo scempio!

Dalle altre parti invece no, chi se ne frega.

I cinesi che opprimono il Tibet? Chi se ne frega: sporchi cinesi pazzi, che scrivono in una maniera assurda e mangiano riso tutto il giorno; è una civiltà troppo lontana da noi per essere compresa. Lasciamoli fare quello che vogliono, e se morirà qualche stupido tibetano, chi se ne frega? Hai visto come si vestono poi, con quelle orride tuniche arancioni? Si fottano. Ci limiteremo a esporre cartelloni e protestare da casa invocando un Tibet libero, ma niente di più.

E potrei continuare ancora a lungo. Il problema della crudeltà umana è semplice: esiste da sempre e sempre ci sarà, e viene tranquillamente tollerata SE non ci riguarda (o, meglio, viene disapprovata con tristi cenni di diniego e frasette di circostanza, dopodiché si torna tutti a festeggiare).

E poi, una volta passato abbastanza tempo, qualsiasi atrocità perde importanza agli occhi dell’umanità. Anche l’olocausto ai tempi del nazismo: dateci ancora un’altra cinquantina d’anni, massimo un secolo, e vedrete che nessuno riuscirà più a comprenderne fino in fondo l’atrocità.

Diventerà una tragedia lontana, sbiadita, priva di legami col presente. “Chi se ne  frega degli ebrei”, dirà l’Uomo-Comune prima di mettere sulla 213sima edizione del Grande Fratello.

Ho un’idea: sterminiamo i portoghesi. Chi se ne frega dei portoghesi? Chi ha mai sentito dire qualcosa di buono su un portoghese? Sono solo una sottospecie degli spagnoli, o roba simile. Facciamoli fuori senza pietà! Tanto i posteri se ne sbatteranno le palle.

 

Nota: Questo post è stato scritto sotto l’effetto di diverse droghe e in uno stato psicologico confusionale, il che si nota dalla sua evidente mancanza di obiettività e coerenza e dall’abbondanza di farneticazioni insensate sparpagliate qua e là. Pertanto, se c’è un “senso filosofico” nascosto in tutto ciò, qualcuno è pregato di spiegarmelo.

P.S. Uccidiamo i portoghesi. Entriamo di notte nelle loro case e tagliamo le loro gole nel sonno, impicchiamo i loro bambini, impaliamo le loro mogli.

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Nella foto: Vida Guerra, un’accanita sostenitrice del progetto anti-portoghese.
Uccidiamo la gente, vinciamo peluche!ultima modifica: 2009-03-18T13:25:00+00:00da eric-devor
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12 pensieri su “Uccidiamo la gente, vinciamo peluche!

  1. coq

    ma veramente… stavo per dirti ottimo post e poi vedo ‘sta foto e mi viene solo da dire: cazzo che bel culo!

  2. Gleich

    Certo che non è affatto giusto, metti almeno una foto di uomini nudi invece di questo trionfo di culi e tette che neanche Studio Aperto

  3. G

    Eppure mi mancano quei bei sacrifici umani di un tempo. Servivano a tenere unita la popolazione nei momenti di difficoltà.

  4. puma

    era tanto che non passavo, come avrete notato tutti, e devo dire che mi sono perso molti bei post. questo uno dei migliori, ma tanto te ne sbatti dei complmenti.
    puma

  5. Ema_Alver

    Beh dal post si capisce che ti stanno sui coglioni i portoghesi.

    Comunque bello leggere dei tuoi post vecchi che ormai non caga più nessuno, chissa se questo te lo ricordavi.

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