Cime tempestose

Prologo:

E’ arrivato l’autunno. E’ finita l’estate. Basta con le ragazze in costume che si spalmano olio solare sulla schiena nuda.

Cazzo che palle, le quattro stagioni.

***

Cime tempestose

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Nella foto: montagne.

Domenica scorsa sono andato a fare una gita in montagna coi miei amici. Ovviamente non è vero, io la domenica abitualmente faccio sesso con la mia ragazza, ma se non mi inventavo qualcosa da scrivere restavate senza post anche oggi.

Stavo dicendo, sono andato a fare una gita in montagna. Coi miei amici.

C’erano Eric, Jack e Mark. In verità c’era anche Robert, ma mentre stava pisciando fra gli alberi un orso se l’è divorato, per cui non lo conto neanche.

Comunque, era un gran bel tragitto fino alla cima. Ci avviammo a piedi, ma dopo pochi minuti trovammo un contadino che guidava un camion carico di maiali lordi di fango. Ci chiese gentilmente se volevamo un passaggio fino alla cima. Rifiutammo, terrorizzati dall’odore nauseante e insopportabile. Quello del contadino.

Dopo due ore sempre in salita, riuscimmo a raggiungere il punto più alto della montagna. Guardando giù, il paesaggio sembrava un sogno: case minuscole sormontate da piccoli tetti rossi, omini microscopici che si muovevano frenetici tra le vie del borgo, tanto da sembrare formichine al lavoro. Meraviglioso.

Dopo un po’ che me ne stavo lì a contemplare, Mark venne a girarmi il binocolo dalla parte giusta.

Finalmente trovammo un bello spiazzo d’erba verde dove poter pranzare. Io stesi il telo a quadri bianchi e rossi. Eric apparecchiò con piatti, bicchieri e posate. Mark tirò fuori dal cestino i panini e la frutta. Jack intanto stava morendo per lo shock anafilattico a causa della puntura di un’ape.

“Smettila di urlare, non senti che stai rovinando la pace e l’armonia del luogo?” lo ammonì Mark, scuotendo la testa.

“Passami la siringa con l’epinefrina, stronzo!” rispose Jack, mentre le vene sul collo gli si gonfiavano come palloncini. O come i testicoli di un ragazzo che non si faccia seghe da tre giorni.

Una volta salvata la vita a Jack e finito anche l’ultimo acino d’uva, ci abbandonammo soddisfatti contro un albero, intenzionati a riposarci, sazi e soddisfatti come non mai.

Mi accesi una sigaretta, gustando con gioia il sapore della nicotina e della mia futura morte per cancro a quarantacinque anni.

“Il fumo provoca infarti e ictus”, c’era scritto ben in evidenza sul pacchetto. Incredibile, i pubblicitari della Marlboro sono proprio degli incompetenti.

Mentre fumavo, osservavo beato lo scenario attorno a me.

I miei amici che dormivano beati tra l’erba. Le fronde rigogliose degli alberi. Gli scoiattoli che saltavano da un ramo all’altro. Un’ape che si posava giocosa sulla guancia di Jack. Gli uccellini che zampettavano alla ricerca di briciole. Un alce maschio che montava Mark mentre dormiva. Loschi figuri dall’accento slavo che si aggiravano nel bosco poco distante, brandendo coltelli e spiandoci dai cespugli. Vidi anche un coniglio a macchie bianche e nere, pensate! Insomma, uno scenario incantevole.

Scivolai beatamente nel sonno, col sorriso sulle labbra e una lince di montagna che mi leccava sensualmente la patta dei calzoni.

Mi svegliai solo qualche ora dopo, con un brutto mal di testa e una bizzarra sensazione di bagnato nelle parti basse. Poco più in là, la lince di montagna stava fumando una sigaretta.

Trovai il suo numero di telefono su un bigliettino, dentro le mie mutande, solo due mesi dopo.

Comunque, i miei amici stavano ancora dormendo.

Mi alzai e diedi un’occhiata attorno. Quello che vidi mi spaventò: mentre Eric dormiva, tre milioni di insetti lo avevano coperto da capo a piedi!

So con certezza quanti insetti erano perché l’autopsia rivelò in seguito che era stato punto tre milioni di volte.

Lasciai perdere e mi accesi una sigaretta.

“Fumare in gravidanza fa male al bambino”, c’era scritto sul pacchetto. Incredibile, adesso sui pacchetti di Marlboro mettono perfino consigli su come ottenere aborti spontanei.

Finita la sigaretta, mi addormentai di nuovo. Mentre mi assopivo, vidi indistintamente la lince di montagna che si infilava un Durex.

Fui destato dal canto dei grilli. E dal calcio nelle palle di Mark.

“Svegliati, coglione, è buio ormai. Dobbiamo tornare a casa.” mi disse Jack.

“Non ho più una casa.” risposi io, “Sono stato sfrattato ieri mattina.”

“Perché?”

“La mia ragazza faceva troppo casino quando scopavamo e gli inquilini del piano di sotto si lamentavano del rumore.”

“Cazzo, potevi dirle di non urlare!”

“Gliel’ho detto, ma non riesce a trattenersi quando le frusto la schiena con la cintura e le infilo una racchetta da tennis su per il culo.”

“Forse dovresti provare a fare del sesso un po’ meno violento.”

“Senza cintura?”

“E senza racchetta.”

“Ma se non le infilo la racchetta nel culo poi come facciamo a giocare a tennis in salotto?”

***

Epilogo

“Chiamatemi Ismaele”, disse Moby Dick.

***

Ringraziamenti

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Nella foto: montagne.

Vorrei ringraziare Herman Melville, per aver scritto Moby Dick,e Emily Bronte, per aver scritto Cime tempestose. Questi due libri hanno sempre rappresentato per me una grande fonte di ispirazione, fin da quando ho visto i corrispettivi film. Prometto che un giorno leggerò le vostre opere.

Inoltre vorrei ringraziare Johnny, un mio caro amico che è tragicamente deceduto durante la realizzazione di questo post. Avevi ragione tu, amico, non era scarica.

Cime tempestoseultima modifica: 2008-09-26T12:31:50+00:00da eric-devor
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