Archivio mensile:settembre 2008

Cime tempestose

Prologo:

E’ arrivato l’autunno. E’ finita l’estate. Basta con le ragazze in costume che si spalmano olio solare sulla schiena nuda.

Cazzo che palle, le quattro stagioni.

***

Cime tempestose

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Nella foto: montagne.

Domenica scorsa sono andato a fare una gita in montagna coi miei amici. Ovviamente non è vero, io la domenica abitualmente faccio sesso con la mia ragazza, ma se non mi inventavo qualcosa da scrivere restavate senza post anche oggi.

Stavo dicendo, sono andato a fare una gita in montagna. Coi miei amici.

C’erano Eric, Jack e Mark. In verità c’era anche Robert, ma mentre stava pisciando fra gli alberi un orso se l’è divorato, per cui non lo conto neanche.

Comunque, era un gran bel tragitto fino alla cima. Ci avviammo a piedi, ma dopo pochi minuti trovammo un contadino che guidava un camion carico di maiali lordi di fango. Ci chiese gentilmente se volevamo un passaggio fino alla cima. Rifiutammo, terrorizzati dall’odore nauseante e insopportabile. Quello del contadino.

Dopo due ore sempre in salita, riuscimmo a raggiungere il punto più alto della montagna. Guardando giù, il paesaggio sembrava un sogno: case minuscole sormontate da piccoli tetti rossi, omini microscopici che si muovevano frenetici tra le vie del borgo, tanto da sembrare formichine al lavoro. Meraviglioso.

Dopo un po’ che me ne stavo lì a contemplare, Mark venne a girarmi il binocolo dalla parte giusta.

Finalmente trovammo un bello spiazzo d’erba verde dove poter pranzare. Io stesi il telo a quadri bianchi e rossi. Eric apparecchiò con piatti, bicchieri e posate. Mark tirò fuori dal cestino i panini e la frutta. Jack intanto stava morendo per lo shock anafilattico a causa della puntura di un’ape.

“Smettila di urlare, non senti che stai rovinando la pace e l’armonia del luogo?” lo ammonì Mark, scuotendo la testa.

“Passami la siringa con l’epinefrina, stronzo!” rispose Jack, mentre le vene sul collo gli si gonfiavano come palloncini. O come i testicoli di un ragazzo che non si faccia seghe da tre giorni.

Una volta salvata la vita a Jack e finito anche l’ultimo acino d’uva, ci abbandonammo soddisfatti contro un albero, intenzionati a riposarci, sazi e soddisfatti come non mai.

Mi accesi una sigaretta, gustando con gioia il sapore della nicotina e della mia futura morte per cancro a quarantacinque anni.

“Il fumo provoca infarti e ictus”, c’era scritto ben in evidenza sul pacchetto. Incredibile, i pubblicitari della Marlboro sono proprio degli incompetenti.

Mentre fumavo, osservavo beato lo scenario attorno a me.

I miei amici che dormivano beati tra l’erba. Le fronde rigogliose degli alberi. Gli scoiattoli che saltavano da un ramo all’altro. Un’ape che si posava giocosa sulla guancia di Jack. Gli uccellini che zampettavano alla ricerca di briciole. Un alce maschio che montava Mark mentre dormiva. Loschi figuri dall’accento slavo che si aggiravano nel bosco poco distante, brandendo coltelli e spiandoci dai cespugli. Vidi anche un coniglio a macchie bianche e nere, pensate! Insomma, uno scenario incantevole.

Scivolai beatamente nel sonno, col sorriso sulle labbra e una lince di montagna che mi leccava sensualmente la patta dei calzoni.

Mi svegliai solo qualche ora dopo, con un brutto mal di testa e una bizzarra sensazione di bagnato nelle parti basse. Poco più in là, la lince di montagna stava fumando una sigaretta.

Trovai il suo numero di telefono su un bigliettino, dentro le mie mutande, solo due mesi dopo.

Comunque, i miei amici stavano ancora dormendo.

Mi alzai e diedi un’occhiata attorno. Quello che vidi mi spaventò: mentre Eric dormiva, tre milioni di insetti lo avevano coperto da capo a piedi!

So con certezza quanti insetti erano perché l’autopsia rivelò in seguito che era stato punto tre milioni di volte.

Lasciai perdere e mi accesi una sigaretta.

“Fumare in gravidanza fa male al bambino”, c’era scritto sul pacchetto. Incredibile, adesso sui pacchetti di Marlboro mettono perfino consigli su come ottenere aborti spontanei.

Finita la sigaretta, mi addormentai di nuovo. Mentre mi assopivo, vidi indistintamente la lince di montagna che si infilava un Durex.

Fui destato dal canto dei grilli. E dal calcio nelle palle di Mark.

“Svegliati, coglione, è buio ormai. Dobbiamo tornare a casa.” mi disse Jack.

“Non ho più una casa.” risposi io, “Sono stato sfrattato ieri mattina.”

“Perché?”

“La mia ragazza faceva troppo casino quando scopavamo e gli inquilini del piano di sotto si lamentavano del rumore.”

“Cazzo, potevi dirle di non urlare!”

“Gliel’ho detto, ma non riesce a trattenersi quando le frusto la schiena con la cintura e le infilo una racchetta da tennis su per il culo.”

“Forse dovresti provare a fare del sesso un po’ meno violento.”

“Senza cintura?”

“E senza racchetta.”

“Ma se non le infilo la racchetta nel culo poi come facciamo a giocare a tennis in salotto?”

***

Epilogo

“Chiamatemi Ismaele”, disse Moby Dick.

***

Ringraziamenti

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Nella foto: montagne.

Vorrei ringraziare Herman Melville, per aver scritto Moby Dick,e Emily Bronte, per aver scritto Cime tempestose. Questi due libri hanno sempre rappresentato per me una grande fonte di ispirazione, fin da quando ho visto i corrispettivi film. Prometto che un giorno leggerò le vostre opere.

Inoltre vorrei ringraziare Johnny, un mio caro amico che è tragicamente deceduto durante la realizzazione di questo post. Avevi ragione tu, amico, non era scarica.

Generazioni a confronto

Vecchio: Eh, ai miei tempi si pativa la fame.

Ragazzino: Lo so, nonno.

Vecchio: Mangiavamo quel che c’era, e non ci lamentavamo.

Ragazzino: E’ ammirevole, nonno.

Vecchio: Non c’erano tutte queste tecnologie e i computer e tutte queste diavolerie elettroniche che fanno venire il cancro.

Ragazzino: Altri tempi, nonno.

Vecchio: Noi ragazzi ci divertivamo con poco. Bastava poco, una volta, per divertirsi. Non come ora, che dovete drogarvi per passare il tempo.

Ragazzino: Parole sante, nonno.

Vecchio: Ai miei tempi era meglio.

Ragazzino: Hai rotto il cazzo, nonno.

Vecchio: Eravamo una generazione di quelle con i coglioni, noi. Mica come voi pappemolli di giovani scansafatiche.

Ragazzino: Sei una rottura di palle continua ed esasperante, nonno.

Vecchio: Ai miei tempi non c’erano soldi da spendere inutilmente in caramelle e giocattoli.

Ragazzino: Pensi davvero che a qualcuno gliene freghi un cazzo, nonno?

Vecchio: La vita era diversa, l’aria era più sana, non c’era l’inquinamento e i politici sapevano fare il loro mestiere.

Ragazzino: Il tuo sproloquiare a vanvera ti rende davvero irritante, nonno.

Vecchio: Ai miei tempi le ragazze non andavano in giro vestite come sgualdrine.

Ragazzino: I tuoi tempi sono passati, è ora di guardare avanti e finirla di lamentarsi tutto il giorno, nonno.

Vecchio: Si stava meglio quando si stava peggio.

Ragazzino: Sei nauseante, nonno.

Vecchio: Ai mie tempi un ragazzo diventava uomo a quindici anni e lavoravamo come muli pur di portare il pane in tavola.

Ragazzino: La tua infanzia di merda ti ha reso il rompicoglioni che sei ora, nonno.

Vecchio: Ai mie tempi tutto quanto era meglio di adesso.

Ragazzino: Non sarebbe ora di crepare, nonno?

Bau, disse il cane

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Ho scoperto che il mio cane sa parlare. E che ha un gran senso dell’umorismo. Mi racconta sempre delle barzellette meravigliose, su gatti che rispondono al telefono e pecorelle che giocano a pallone.

Peccato che sia un gran combinaguai. Ha l’abitudine di cagare sul tappeto del salotto. E il mio tappeto è giallo, quindi il marrone non ci sta bene. Per questo l’ho pregato di provare a pisciarci sopra.

Mi ha raccontato di avere una spiccata passione per le barboncine col sedere rasato e le orecchie pelose. E’ stato bello scoprire di avere qualcosa in comune.

Ci facciamo lunghe passeggiate nel parco, parlando del più e del meno. Ci confidiamo i nostri sogni e le nostre speranze, i timori e le paure. Io gli ho confessato che ho una gran paura di morire. Lui ha confessato di avere lo stesso timore. Perché se muoio io, lui va dritto al canile.

Una volta gli ho chiesto come mai i gatti stanno così sul cazzo ai cani. Ha fatto una smorfia e ha detto solo “sporchi bastardi”. Curioso, mio padre ha avuto la stessa reazione quando gli ho chiesto dei rumeni.

Ora io e il mio cane siamo diventati amici del cuore. Dormiamo nella stessa stanza, giochiamo a ping pong e alla Play Station, stiamo svegli fino a tardi a guardare film dell’orrore. Uno spasso. Ora devo solo convincere i miei genitori a lasciarlo mangiare a tavola con noi.

Non me lo permettono. Non sopportano di vederlo masticare con la bocca aperta, dicono che è maleducazione. E anche quando scodinzola per farsi passare il sale li infastidisce.

Comunque, ho deciso che prenderò anche un gatto. Non mi importa se il mio cane non saprà accettarlo, gli imporrò la mia decisione e dovrà assecondarmi. Gli ho già fatto un discorsetto serio. “Prenderò un gatto” gli ho annunciato, “E dovrai adeguarti alla situazione, senza azzardarti a protestare”.

“Col cazzo che ti lascerò fare una stronzata simile”, mi ha risposto ringhiando.

Curioso, mio padre ha avuto la stessa reazione quando gli ho detto che volevo sposare una rumena.

Per fortuna non sa che vado con troie albanesi da dieci anni. In pratica odia tutti gli extracomunitari, non me lo perdonerebbe mai.

Il cane, intendo.

Il film del secolo

Ho un’idea per salvare il cinema italiano.

Basta con le storie d’amore tra ragazzini arrapati. Basta storie drammatiche su famiglie allo sfascio. Basta con i polpettoni di Natale.

Il film che devo fare è incentrato sulle fantastiche avventure di un prete schizofrenico omosessuale che fa il serial killer di notte e che un giorno vince alla lotteria. Fantastico, i presupposti per il successo ci sono tutti.

 

The Schizophrenic Priest: kill, kill!

(Il prete schizofrenico: Uccidere, uccidere!)

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Radio: Il biglietto vincente è il numero 3778548!

Prete: Ho vinto, ho vinto!

Chierichetto: Hai vinto cosa? Di cosa stai parlando?

Prete: Stanotte ti ucciderò.

Chierichetto: Come hai detto?

Prete: Nulla, figliolo. Vai con Dio.

– Il prete omosessuale serial killer schizofrenico va a ritirare la vincita.

Prete: Ho qui il biglietto vincente della lotteria. Vorrei ritirare il premio.

Uomo-Lotteria: Mi faccia un po’ vedere.

Prete: Vuoi fare sesso con me?

Uomo-Lotteria: Ma tu sei un uomo!

Prete: E anche prete.

Uomo-Lotteria: Ah, ok, allora sì.

– I due fanno sesso. Dopodiché il prete serial killer schizofrenico omosessuale uccide l’Uomo-Lotteria.

– Il prete va in una concessionaria a comprarsi una Ferrari nuova fiammante.

Prete: Vorrei una Ferrari, grazie.

Venditore d’auto: Ce li hai i soldi, amico?

Prete: seddch djfcjd

Venditore d’auto: Scusa?

Prete: Una Ferrari.

Venditore d’auto: Ti ho chiesto se hai i soldi.

Prete: Non sono in piscina.

Venditore d’auto: Amico, stai bene?

Prete: Mi scusi, a volte soffro di schizofrenia. Vuoi tu cavallo sabbia dito?

Venditore d’auto: Tu sei pazzo. Vattene.

Prete: Ho solo chiesto una Ferrari!

Venditore d’auto: Vattene, ti ho detto!

Prete: Ho qui i soldi! Ce li ho qui!

Venditore d’auto: Ah… Ok, ora ci capiamo. Che modello avevi in mente?

Prete: dcfhnjkm, hbty

Venditore d’auto: Vattene, psicopatico del cazzo!

– Il prete omosessuale serial killer schizofrenico fa sesso con il venditore d’auto, lo uccide, dopodiché rimane per due ore a parlare con il suo amico invisibile.

– Alla fine ruba una Ferrari e parte alla volta di Las Vegas, in cerca di fortuna.

– Verrà scritturato da un famoso regista per interpretare il ruolo di protagonista in un film che parla di crostacei marini fosforescenti.

Titoli di coda.

Letterine n.4

481295702.jpg1. Caro Faina, di recente mia zia ha minacciato spesso di togliersi la vita, e in famiglia siamo tutti preoccupati che questa sua terribile affermazione sia dovuta a un principio di depressione acuta. Sono sconvolta, non so cosa fare.    (Sabrina, Riccione)

Cara Sabrina, lasciala fare. Nel caso si tiri indietro, mettile un goccio di arsenico nel caffè alla mattina, e l’eredità sarà tutta vostra. Saluti.

2. Caro Faina, ho paura che la mia ragazza sia incinta. E’ in ritardo di tre settimane e non so più che fare. Aiutami.    (Giuseppe,Treviso)

Caro Giuseppe, un calcio al basso ventre è spesso il rimedio migliore per simili eventualità. Se non funziona, prova con un manico di scopa nella vagina. Auguri.

3. Caro Faina, mi sento attratta dalla mia migliore amica. Sono lesbica?    (Silvia, Como)

Cara Silvia, ti consiglio di tentare un’esperienza sessuale con lei, e scoprire così se la tua è un’attrazione fisica o solo spirituale. Naturalmente, ti raccomando di filmare in segreto il vostro rapporto lesbico e di spedirmene una copia, affinché possa visionare il filmato e farmi un’idea più chiara della situazione.

4. Caro Faina, ho ucciso mia moglie e non so dove nascondere il corpo. Cosa mi consigli?    (Anonimo, Trieste)

Caro Anonimo, spediscimi il cadavere e un assegno da diecimila euro, al resto ci penso io.

5. Caro Faina, i maschi preferiscono i pompini con l’ingoio o senza?    (Tatiana, Bari)

Cara Tatiana, la tua è una domanda delicata. Fami pervenire il tuo numero di cellulare al più presto, ti risponderò in privato.

Sesso anale con Babbo Natale

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Nella foto: la “chiave” per “entrare” in “Paradiso”.

***

Sono stato testimone di un evento incredibile: una ragazza ha accettato di fare sesso anale con me.

Di solito le donne tendono a considerare il sesso anale come una volgare forma sessuale che trasforma la femmina in un banale oggetto sottoposto alla volontà dell’uomo. Io preferisco chiamarla “un’inculata e via”.

Comunque, la ragazza accetta. Glielo chiedo di nuovo, giusto per assicurarmi di non aver capito male. Non voglio beccarmi un’altra denuncia per molestie sessuali. Anche perché di solito perdo sempre.

Per fortuna ho capito benissimo: la ragazza annuisce e prende a svitare il tappo dal flacone di vaselina.

Io la osservo affascinato, fino a che la mia erezione diviene talmente grande che gli inquilini del piano di sopra vengono a chiedermi di smetterla di perforare il loro pavimento.

– Che ne dici se ti cospargo l’ano di Nutella? – chiedo alla ragazza.

– Ok, ma solo se ne avanza un po’ da spalmare su un panino per dopo. – risponde lei.

– Che ne dici se infilo due fette di pane biscottato nel tuo ano? – chiedo.

– Idem come sopra. – conclude.

All’improvviso, siamo bruscamente interrotti da qualcuno che bussa alla porta.

Ogni volta che sto per fare del sesso anale, c’è sempre qualcuno o qualcosa che arriva a rompere i coglioni sul più bello. Un po’ come quando stai cagando e squilla il telefono mentre sta uscendo lo stronzo.

(Mi dispiace se a volte appaio volgare. La colpa è della mia infanzia tormentata. Che ci posso fare se da piccolo mia madre mi faceva il bagnetto nella merda?)

Vado verso la porta e chiedo chi è. Dall’altra parte mi giunge una risposta inquietante:

– Sono Babbo Natale. – afferma lo sconosciuto al di là della porta.

– Sì, e io sono Berlusconi onesto. – rispondo scocciato.

Sono talmente irritato che per calmarmi un po’ comincio a pensare a bambini africani che muoiono di fame mentre io mangio un prosciutto. Il metodo sembra funzionare.

– Se ne vada, o chiamo la polizia. – minaccio io.

Seduta sul letto, intanto, la ragazza dà segni di impazienza. Per non annoiarsi comincia a scopare con la lampada che sta in cima al comodino. E’ incredibile notare che provi così tanto gusto ad infilarsela nella vagina, considerando che la lampadina è accesa da tre ore.

– Se chiami la polizia, questo Natale non riceverai nessun regalo. – afferma lo sconosciuto al di là della porta.

– Mia madre ha detto la stessa cosa quando l’ho scoperta ad uccidere il mio terzo patrigno. – gli rispondo io.

– Su, apri la porta a Babbo Natale! Ho un regalo per te! –

Nervoso da morire, afferro al volo un paio di boxer e me li infilo, sbirciando con la coda dell’occhio la ragazza che si sta masturbando con il telecomando.

– Sto per avere il mio settimo orgasmo – mi dice con tono allegro.

– Beato te. – rispondo al telecomando.

Apro la porta, ed entra un grassone vestito di rosso con un grande sacco sulle spalle.

– Che hai nel sacco? – chiedo incuriosito.

– Regali per i bambini buoni. – risponde il grassone.

– E i cattivi? –

– Si fottano. –

D’un tratto, la ragazza lancia un urlo talmente forte che gli inquilini del piano di sopra vengono a chiedermi di abbassarle il volume.

– Che hai? Cos’è successo? – le chiedo.

– Il comodino mi ha morso un capezzolo. – singhiozza lei.

– Non sarebbe successo se tu sapessi fare i pompini più delicatamente – replica il comodino.

– Potrebbe andarsene? – chiedo al grassone in rosso. – Stavo per fare del sesso anale per la prima volta in vita mia, e non volevo interruzioni. –

– Sono mortificato – risponde il grassone, – Non sapevo che fosse la tua prima volta. Se lo avessi saputo sarei passato la seconda. –

– E’ tardi per le scuse. – replico io, – Ed è tardi anche per fare colazione. Sono già le tre di pomeriggio. –

– E questo che cazzo c’entra? – mi chiede il grassone.

– Niente. Vuoi un panino con la Nutella? –

– Ok – risponde lui.  – Ce l’hai in frigo? –

– No, nel culo della ragazza. –

– E chi mi dice che la roba marrone sia Nutella? –

***

Questo post è dedicato a tutti coloro che, come me, non hanno mai fatto sesso anale.

In poche parole è dedicato al 90 % dei maschi italiani.

Appello alle donne: vi prego, mettete da parte i falsi moralismi, e fatevi inchiappettare.

LO SO che anche voi lo volete, bastarde.

Vita da monco

Spesso mi viene in mente che potrei rimanere monco. Perdere la mano destra in un incidente, per esempio. Sarebbe un gran bel problema del cazzo. Dovrei imparare a masturbarmi con la sinistra.

O, per esempio, non potrei più fare le flessioni. Non che io ora le faccia, sia ben chiaro. Preferisco passare il mio tempo sul divano. A masturbarmi.

O, per esempio, farei una fatica boia ad infilarmi i jeans. Chi ha mai provato a infilarsi i jeans con una mano sola? Jeans attillati, magari? E’ un’impresa snervante. Un po’ come trombare da ubriaco.

O, per esempio, non potrei più giocare con la Play Station. Oppure potrei, ma dovrei rassegnarmi a perdere tutte le partite a FIFA.

O, per esempio, dovrei imparare a pulirmi il culo con la mano sinistra. Ma sarebbe difficile, già lo so. E io non vado matto per le cose difficili.

I primi tempi dovrei chiamare una badante.

“Olga, l’ho fatta di nuovo! Vieni a pulirmi il culo!”

“Arrivo, signorino, eccomi. Una passata leggera o forte?”

“Leggera, grazie. E credo che tre possano bastare.”

O, per esempio, dovrei rassegnarmi a non poter più battere le mani. Sarebbe terribile. Non poter applaudire alla fine di un’opera teatrale, non poter applaudire al matrimonio di mia sorella, non poter applaudire quando la mia ragazza mi fa un pompino.

Terribile.

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Nella foto: Manuela Arcuri mentre tenta di sfondare un reggiseno con la sola forza delle tette.

 

Il premio come Blog di Merda 2008 va a me.

 

Ok, ho letto chi sono i vincitori dei Macchianera Blog Awards 2008.

Vi faccio un riassunto: il blog di Travaglio vince 4 categorie (Voglioscendere, avete presente?), Beppe Grillo vince l’ambito premio come miglior blog del 2008 (ma che sorpresa), e poi ci sono una manciata di altri blog che sembrano composti per l’80% da pubblicità.

Ah, sì, e Filippo Facci ha vinto il premio come “Cattivo più cattivo della Blogosfera”. Cioè, voglio dire, se Filippo Facci è considerato il più cattivo della Blogosfera, allora Chinaski cos’è, un Teletubbies?

Ok, dai, non me la prenderò più di tanto. In fondo si sapeva che questi “premi” sono delle stronzate colossali.

Si premiano soprattutto i grandi nomi, quelli già famosi di per sé, quelli che magari hanno cominciato come noi comuni mortali, non dico di no, ma che poi hanno venduto l’anima alla pubblicità.

Quelli che col blog ci vivono, per intendersi.

Io col mio blog perdo tempo e soldi, e che cazzo ne guadagno? Un branco di commentatori spilorci che non hanno mai effettuato una donazione PayPal a mio vantaggio. Vi odio tutti, cuccioli miei.

Mentre i “vincitori” sono per la stragrande maggioranza dei volti noti, della gente che ha infarcito il blog di pubblicità e che ora si accontenta di vivere di rendita, sfornando ogni tanto dei post penosi, giusto per salvare le apparenze.

Basti pensare che la vincitrice per la categoria “Miglior Blog andato a puttane” è stata Selvaggia Lucarelli. Che in quel momento era lì sul palco a presentare l’evento.

Un po’ come se Gerry Scotti giocasse a Chi vuol essere milionario da solo.

“Gerry, la accendiamo?”, “Va bene Gerry, la accendiamo.”, “Hai vinto, Gerry.”

Il blog con la miglior grafica l’ha vinto “Il cavoletto di Bruxelles”. Andate, su, andate a visitarlo. Date un’occhiata alla grafica. Fatto? Ok, il cesso per vomitare è da quella parte.

Il premio per il miglior blog erotico va a “Uno al giorno”. Mi sono incuriosito, sono andato a vedermelo. Sorpresa sorpresa: mia nonna è più erotica.

E mia nonna è morta due anni fa.

Altra sorpresa: nel giro di un anno e tre mesi, la “blogger” di Uno al giorno ha scritto solo 5 post. 5 post. Sono pochini, non credete? Andate a vedere coi vostri occhi.

Beh, ho pensato, magari sono post di qualità. Il premio deve pur esserselo meritato. Sorpresa sorpresa, i post fanno cagare. E la metà sono composti da una manciata di righe messe in croce. Un esempio? Eccolo (Link).

1 Marzo, 2007.

Influenza intestinale.

Gasp.

Sì, è già finito. Bello, vero? Questa sì che è qualità allo stato puro. Qualità naturale, genuina. Come la merda, quando esce dal culo delle mucche.

Ok, chiudo con l’ultima perla. Il premio per il miglior post dell’anno va a “Randagi”.

Cazzo, sono curioso di leggerlo. Dev’essere fenomenale.

Oh. C’è un problema. Il post si compone di dieci righe. Le leggo. Scopro che sono una specie di introduzione ad un video su Youtube. Un video dove, in poche parole, si vede un tizio che si lamenta. In romanesco, per giunta. Aò, ma quanto sei innovativo, li mortacci.

Ok, mi guardo il video (sigh), poi leggo quello che c’è scritto sotto. E’ una lista di ringraziamenti. Ecco, finito il post.

Ora, a me non frega un cazzo di qual era l’argomento del post. il tizio può avercela con chi cazzo vuole ed è liberissimo di pensarla come vuole.

Io vorrei solo porre l’attenzione sul fatto che un post del genere non meritava di vincere. Ma neanche un pò.

Intanto, ecco il link per vedere tutti i vincitori.

Non so, magari sono io quello troppo critico. Ditemi un po’ voi.

Ok, basta per ora. Vado a fumare.

Prevedo che tu sia uno stronzo

Odio l’oroscopo. Trovo che sia una delle baggianate più insulse e fasulle della nostra civiltà, soprattutto dopo quella volta che mi aveva predetto soldi e figa in abbondanza. E invece quel giorno mi hanno fottuto il portafogli e non ho potuto pagare la prostituta.

E’ tutta colpa di quella naturale tendenza dell’uomo a voler prevedere il futuro, a tutti i costi. Tutti che vorrebbero sapere cosa succederà nelle loro vite, che tempo farà giovedì, cosa c’è dopo la morte, tra quanto tempo Berlusconi tirerà le cuoia. Basta, basta, non se ne può più!

Noi uomini non siamo fatti per conoscere il futuro. Non siamo abbastanza bravi da saper utilizzare al meglio un tale dono. Guarda Nostradamus, ad esempio. Lui prevedeva un sacco di cose. Ci passava tutto il giorno, a fare previsioni. Eppure è morto sotto a un camion. Sulla sua lapide hanno scritto “Questa non la sapevi, stronzo?”

C’era Gesù che ci sapeva fare, con ‘sta roba del futuro. Lui sapeva predire quante volte Pietro avrebbe fatto il paraculo prima del canto del gallo. Che spasso.

C’era però un problemino, ovvero Gesù sapeva di preciso quando e come sarebbe morto. Sarà per quello che era così nervoso coi mercanti quando è entrato nel Tempio.

“Che cazzo di casino state facendo a casa mia?” urlava, prendendo a calci nel culo le galline che scorrazzavano davanti all’altare.

“Calmati, amico, stiamo facendo solo qualche affaruccio. Poi ripuliamo tutto!” ripetevano i mercanti, un po’ preoccupati.

“Maestro, si calmi, non è il caso di fare così…” gli sussurravano gli apostoli, imbarazzati.

“Uomini di poca fede, come osate contraddirmi! Tu, Simon Pietro, se non fosse per me, staresti ancora facendo il pescatore su quella barchetta di merda  puzzolente di pesce, insieme a quell’idiota di tuo padre! E tu, Giuda… Tu.. Tu sei proprio un gran figlio di puttana!”

Essere in grado di prevedere il futuro è decisamente una cosa impegnativa e stressante.

Oroscopo

Bilancia: “Lavoro: sono possibili avanzamenti di carriera.” E se faccio il serial killer?

Leone: “Troverete l’amore, se solo avrete la possibilità di riconoscerlo”. E se sono già sposato?

Toro: “Influssi planetari favorevoli vi permettono di godere di una forma fisica e psichica finalmente del tutto equilibrata.” E se sono uno schizofrenico su una sedia a rotelle?

Sagittario: “L’amore è concentrato nel dialogo costruttivo tra voi e il partner, anche per quei rapporti che avevano segnato qualche tensione negli ultimi tempi.” E se ho appena divorziato?

Scorpione: “Mercurio illumina il Sole e vi rende ancora più affascinanti del solito.” E se sono un cesso?

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“Mercurio illumina il Sole e vi rende ancora più affascinanti del solito.”

 

Su le mani per Faina

Canzone Rap

 

(ritornello)

 

Voglio fotterti e voglio sangue e io ti uccido e sono rap

Voglio fotterti e voglio sangue e io ti uccido e sono rap

Voglio fotterti e voglio sangue e io ti uccido e sono rap

 

Sono nato nella parte della città sbagliata

tra gente povera e incazzata

 

Che spacciava cocaina

e si faceva di eroina

 

E mia nonna mi stuprava

e il prete mi sodomizzava

 

E mio padre non mi degnava di uno sguardo

quel figlio di puttana bastardo

 

E io allora ho iniziato a fare rap per la strada

e col cazzo che mi compro le mutande di Prada

 

Sparo rime come un mitragliatore

e mio cugino fa il dottore

ho preso l’ascensore

mi si è rotto il radiatore

senti che calore

guarda che squallore

hai sentito quel rumore

guarda lo sciatore

cazzo che dolore

mia sorella la dà a tutte le ore

 

Insomma l’avete capito che sono bravo a far le rime?

anche se ho la faccia che sembra un mucchio di concime

 

Sono un rapper cazzuto

più bravo di me c’è anche un muto

 

Voglio fotterti e voglio sangue e io ti uccido e sono rap

Voglio fotterti e voglio sangue e io ti uccido e sono rap

Voglio fotterti e voglio sangue e io ti uccido e sono rap

 

Ho una pistola nelle tasche

In piscina ho fatto quattro vasche

 

Fumo spinelli tutto il giorno

E mi madre recita nei film porno

 

Mille volte mi hanno sparato

ho scoperto di essere un handicappato

 

Sono più duro di una roccia

ieri l’idraulico mi ha riparato la doccia

 

Mi scopo tutte le fighe del quartiere

mentre un negro mi entra nel sedere

 

Sono una furia assetata di morte

mia cugina ha le gambe storte

 

Io odio i truzzi e i metallari

se mi schianto con la macchina sono cazzi amari

 

La gente mi guarda male perché sono un cazzuto che sa rappare

peccato che nessuna tipa mi vuole scopare

 

La mia musica è la migliore del mondo

Mio nonno aveva il culo rotondo

 

Io spacco tutto e nessuno mi ferma

a parte i carabinieri che mi hanno portato in caserma

 

Voglio fotterti e voglio sangue e io ti uccido e sono rap

Voglio fotterti e voglio sangue e io ti uccido e sono rap

Voglio fotterti e voglio sangue e io ti uccido e sono rap

 

Dedicata a Fabri Fibra, Mondo Marcio, Eminem, 50 cent, e a tutti gli altri rapper che non sanno far altro che lamentarsi.

 

Ed ora, un pò di gnocca:

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Nella foto: due tette, e un inutile sorriso.